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Giovedì, 06 Agosto 2020

Calbatt Srl: come aggredire il mercato globale

Si chiama Calbatt è una tecnologia innovativa su cui Enel ha creduto ed investito capitale, entrando come partner industriale e finanziatore nella start-up. Nata in un laboratorio di ricerca dell’Università della Calabria, da un idea di due giovanissimi ricercatori calabresi, Si chiama Calbatt è una tecnologia innovativa su cui Enel ha creduto ed investito capitale, entrando come partner industriale e finanziatore nella start-up. Nata in un laboratorio di ricerca dell’Università della Calabria, da un idea di due giovanissimi ricercatori calabresi, oggi titolari di Calbatt Srl, che, un giorno, hanno avuto l’intuizione di ottimizzare il processo di ricarica delle batterie riducendone i consumi e calcolandone i tempi. In altre parole, risparmiare.

Il tavolo dei lavori "Fare start-up in Calabria si può" di Panorama d'Italia, moderato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè (accanto a lui a sinistra l'AD di Invitalia Domenico Arcudi, a destra Giuseppe Ravasi, manager IBM Italia)


La tecnologia di Calbatt aumenta le performance di tutti quei meccanismi che devono immagazzinare energia grazie ad una scheda add-on che migliora l’interazione tra carica batterie e batteria, riducendo il livello di riscaldamento della batteria e quindi l’energia necessaria per la ricarica completa.
Francesco Amoroso è di Cotronei, ha fondato Calbatt Srl insieme a Gregorio Cappuccino. Ci racconta la storia della sua azienda. “Farò prima un viaggio all’esterno dell’impresa. E poi all’interno della mia esperienza. Affascinante e complessa. Da cui ha tratto molti insegnamenti. Che è arrivato il momento di condividere”. “Calbatt è la fusione delle parole Calabria e Batterie. In realtà – racconta - è un nome nato quasi per scherzo, per fare il verso a un importante centro di ricerca californiano. Ma poi è diventato un marchio registrato. Dopo qualche settimana in California è nata un’altra startup con un nome addirittura più cacofonico del nostro: Calbattery. Siamo riusciti a batterli sul tempo. La nostra storia nasce nel 2010 in un laboratorio di ricerca dell’Università della Calabria da un’idea mia e di un altro ricercatore Gregorio Cappuccino, cofondatore e titolare insieme a me dell’impresa. Abbiamo capito che stava succedendo qualcosa nel mondo dell’energia e cioè che i sistemi di accumulo dell’energia basati sulle batterie sarebbero diventati fondamentali su larga scala. Anche per i sistemi di supporto alle rinnovabili. Non più quindi solo per i cellulari e i tablet. Abbiamo inteso che c’erano margini nel mondo dell’energia per rendere più efficienti i sistemi di ricarica. Per fare un esempio. Quando ricarichiamo il cellulare, la batteria si riscalda subito. Questo significa che c’è una dispersione. La nostra idea era semplicemente quella di creare un supporto in grado di contenere e risparmiare questa energia. Così abbiamo creato i prototipi che abbiamo testato in laboratorio. Dai nostri test abbiamo calcolato che eravamo riusciti a risparmiare fino al 15% di energia nella ricarica. Ci siamo convinti che potesse essere un’idea da commercializzare. Così abbiamo intrapreso un viaggio affascinante che ci ha portato dall’essere ricercatori a imprenditori. Abbiamo iniziato a muovere i primi passi. Dapprima in Calabria, dove abbiamo vinto la Start up Calabria per l’idea di business che ci ha portato in finale al Premio dell’Innovazione e che ci ha permesso di ottenere le risorse per affinare l’idea e brevettarla, anche a livello internazionale.

Francesco Amoroso (Calbatt Srl)


E di andare avanti fino al punto di convincere Enel ad entrare nel nostro capitale. Siamo infatti tra le sette start-up che hanno vinto il Laboratorio di impresa Enel Lab 2013, con cui Enel ha deciso l’ingresso nel capitale dando anche un validissimo contributo allo sviluppo tecnologico ed al piano di commercializzazione delle nostre idee. In questo momento siamo estremamente focalizzati sulla nostra crescita. Quindi da un laboratorio di ricerca siamo arrivati adesso ad essere un startup innovativa incubata nel Technest dell’Università della Calabria che – e lo dico con molto orgoglio – offre lavoro a sei calabresi e che detiene un portafoglio di sette brevetti internazionali oltre che notevoli contatti a livello internazionale. Chiaramente questo non ci basta. Quello che vogliamo fare ora è aggredire il mercato globale. Con l’aiuto di Enel abbiamo sviluppato un piano di commercializzazione molto incisivo che ci vedrà nei prossimi mesi coinvolti nelle fiere più importanti del settore”. E fin qui Francesco Amoroso racconta in sintesi la storia dell’azienda. Poi, cambia approccio e intraprende un viaggio all’interno di Calbatt. “Ho vissuto in questi ultimi anni questa esperienza molto affascinante ricca di tante lezioni che abbiamo imparato e che credo sia il caso di condividere”. Ecco le cinque più importanti.

I lezione. L’innovazione in risposta ai bisogni del mondo reale.

Noi non lo sapevamo. Ma quando stavamo decidendo di orientare la nostra ricerca in funzione di quello che stava succedendo nel mercato dell’energia stavamo facendo una ricerca di mercato. Invertendo il paradigma della ricerca accademica di base. Da cui spesso nascono cose straordinarie, è vero, ma ritengo fondamentale continuare sul percorso che sto vedendo implementarsi e quanto meno integrare la ricerca di base con quella applicata.

Il pubblico dell'Aula Magna dell'Università Mediterranea


Su cui possono nascere applicazioni immediate in termini di occupazione. In Calabria in particolare.

II lezione. Bisogna educarsi nella fiducia nei propri mezzi.

Lo dico da calabrese, ho studiato qui ed ho percepito un disfattismo di fondo. C’è una certa cultura che ti insegna sin da piccolo che qui non si può far nulla. Che te ne devi andare. Questo è l’atteggiamento più sbagliato. È il miglior modo per far si che le cose non cambino mai. Per tenere in piedi un sistema che nessuno è più in grado di mantenere. Io ho avuto la fortuna anche di insegnare ed ho visto la straordinario potere della fiducia degli altri nelle proprie capacità. Tant’è che un nostro ex studente ha iniziato a credere a questa scommessa, ed oggi è con noi.

III lezione. Educarsi alla fiducia negli altri.

Una volta che siamo educati ad avere fiducia in noi, dobbiamo educarci ad avere fiducia negli altri. Parlo di noi calabresi. Ci sono realtà di elevato contenuto tecnologico e istituzioni che neanche noi conosciamo in grado di dare un valido aiuto allo sviluppo di questa terra. Dobbiamo smettere di credere che ci sta al fianco è un nostro nemico. E’ forse per questa mancanza di fiducia che non abbiamo sviluppato neanche il turismo o gli altri settori. Non abbiamo creato un network culturale.

IV lezione. Il capitale non è tutto.

Il capitale è solo un tassello. Il capitale umano e delle idee sono le prime cose da curare. Sfatiamo il mito del capitale, non solo perché ci sono occasioni oggettive per raccogliere i fondi. Ma perché ancor prima ci vogliono le competenze, le capacità manageriali e la capacità di trovare il partner giusti. Noi siamo stati fortunati perché l’investitore ed il partner industriale coincidono, il che ci consente di avere liquidità e sviluppo. Ma soprattutto ci ha aperto porte sul mercato che con i nostri mezzi avremmo avuto difficoltà ad aprire.

V lezione. Si può fare sistema facendolo.

Quello di cui parliamo è già in atto. Sta succedendo. Si può partire dalla Calabria con un’idea e aggredire il mercato globale. Lo stiamo facendo e dobbiamo continuare a farlo anche in risposta al messaggio di grande speranza che dobbiamo raccogliere.