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Lunedì, 13 Luglio 2020

Quell’“oro verde” ha una vocazione internazionale, ma…

Se è vero che l'olio d'oliva veniva già coltivato in Medio Oriente ben 8000 anni fa, non meno illustre è la storia del connubio tra questo prodotto e la regione Calabria, legame che gli storici fanno risalire ai tempi della Se è vero che l'olio d'oliva veniva già coltivato in Medio Oriente ben 8000 anni fa, non meno illustre è la storia del connubio tra questo prodotto e la regione Calabria, legame che gli storici fanno risalire ai tempi della Magna Grecia, quando la pianta arrivò nell'Italia meridionale importata dall'Asia Minore. Fu allora che l'ulivo trovò in Calabria le condizioni climatiche ideali e la conformazione del suolo adatta alla sua diffusione.  E' dunque grazie ad una secolare esperienza che oggi la Calabria è al secondo posto tra i produttori di olio italiani.
Questo spiega il fatto che oggi siano proprio gli ampi spazi coltivati ad ulivi una delle principali caratteristiche di questa terra e delle sue campagne.
Non dimentichiamo infatti che, parlando di olio, a fare la differenza sono anche il sole, il clima, la qualità delle olive. E la Calabria non fa certo mancare ai suoi uliveti luce e calore in quantità.
L'olio di oliva è un olio alimentare caratterizzato da un contenuto molto elevato di grassi monoinsaturi. Nella tipologia extra vergine si ricava dalla spremitura meccanica dell'oliva. In Calabria, sono presenti 3 oli DOP: “Bruzio”, “Lametia”, “Alto Crotonese” con caratteristiche diverse e regolamentate da specifici disciplinari. Le aree che maggiormente si prestano alla coltivazione delle olive sono quelle del cosentino, del lametino e del reggino (in particolare la Piana di Gioia Tauro e la Locride). Nell’areale cosentino, tra le cultivar autoctone più diffuse, la Carolea, la Coratina, la Tondina e l’Ottobratica. La Piana di Gioia Tauro (ca. 33.000 gli ettari olivetati) si caratterizza per la presenza di “giganti” secolari, che superano i 20 metri. Anche qui numerose le varietà costituenti il “bosco degli ulivi”: l’Ottobratica, la Sinopolese, la Roggianella, il Leccino.
Nella Locride, invece, si ottiene olio da cultivar come la Geracese (o Grossa di Gerace) e la Nocellara. Le olive sono tradizionalmente raccolte battendo le fronde con bastoni, in modo da provocare la caduta dei frutti che, dopo essere caduti su apposite reti vengono poi raccolti. Una tecnica più moderna prevede l'utilizzo di abbacchiatori meccanici che scuotono i rami con minore danneggiamento per la pianta e le olive cadono su una rete predisposta che permette poi di raccoglierle più rapidamente e con minore fatica, preservandone la qualità.
La raccolta a mano con appositi pettini e sacche a tracolla (metodo lungo ma con la possibilità di scegliere i frutti) su lunghe scale a pioli di legno, è ancora praticata in molte zone della Calabria. Questa tecnica, sicuramente dispendiosa, consente di raccogliere frutti integri ed al giusto grado di maturazione. È ancora preferibile per le olive da conserva, ma rappresenta il primo degli elementi fondamentali per ottenereun olio extra vergine di oliva fragrante e privo di odori sgradevoli.
Non meno importante al fine di ottenere un olio extra vergine esente da difetti è il metodo di stoccaggio delle olive. L'ideale è che le olive siano raccolte in apposite "cassette aerate", che queste cassette siano conservate lontano da fonti di calore e che le olive siano frante nel giro di 18-24 ore dalla raccolta. Questo garantisce che le olive non fermentino in modo anaerobico dando origine alla formazione di "alcoli alifatici" che produrrebbero nell'olio difetti quali "riscaldo" e, in casi estremi, "muffa". Componente fondamentale della dieta mediterranea l’olio è protagonista indiscusso della gastronomia, utilizzato sia con cibi cotti che crudi.
La Calabria è l’unica regione italiana che ha approvato l’elaioteca regionale (www.elaiotecacalabria.it) con lo scopo di e supportare la produzione e valorizzare i prodotti oleari calabresi nel mondo. É notizia recente che, dall’Osservatorio regionale per l'Internazionalizzazione, su dati Istat, è emerso un aumento della vendita all'estero di "oli e grassi" di Calabria. L'olio calabrese è sempre più apprezzato nel mondo. L'eccellenza dell'olio di Calabria si conferma, infatti, un volano per l'internazionalizzazione del nostro sistema produttivo. I dati che emergono dallo studio dell'Osservatorio evidenziano la vocazione internazionale del settore di sei volte maggiore rispetto a quella dell'intera economia regionale. Praticamente nel primo trimestre 2013, la vendita all'estero di “oli e grassi" è aumentata del +51,8% rispetto allo stesso periodo del 2012, per un fatturato di poco superiore a 4,1 milioni di euro. La Calabria si posiziona tra le regioni italiane che hanno fatto registrare l'incremento più rilevante per variazione percentuale rispetto ai primi tre mesi del 2012, superando di gran lunga la media nazionale del periodo che si attesta al + 18,1 %. In particolare, secondo lo studio dell'Osservatorio, il dato relativo al primo trimestre 2013 conferma i buoni risultati già ottenuti nel 2012, che si era chiuso con un aumento del 32% rispetto al 2011, per un valore complessivo di 10,5 milioni di euro. Si conferma, così, il trend positivo dell'ultimo decennio che ha visto le esportazioni degli oli calabresi aumentare del 183,6%.

Calabriaonweb, è andata a visitare una delle più antiche e premiate aziende olivicole della provincia di Reggio, L’Olearia San Giorgio dei Fratelli Fazari, di San Giorgio Morgeto. L’azienda, si estende su più di 140 ettari con circa 25.000 piante di ulivo in terreni siti nei Comuni di San Giorgio Morgeto e Cittanova, facenti parte del Parco Nazionale d'Aspromonte, che rendono circa 1200 quintali di olio extra vergine di oliva. L’impresa dà lavoro a 40 famiglie e vanta una filiera produttiva certificata conforme con gli standard UNI EN ISO. L’Olearia, ha compiuto nel 2010 il 70° anno di attività, ed in tutti questi anni è riuscita a ritagliarsi uno spazio nel mercato non solo nazionale, ma anche internazionale dell’olio extra vergine di oliva, che viene distribuito in paesi come gli Stati Uniti, il Giappone, il Canada, la Germania, l’Austria e la Svizzera, e adoperato per la creazione dei piatti nei ristoranti “stellati” di mezzo mondo.
L’azienda produce tre varietà di olio extra vergine, di cui una realizzata con metodi certificati di agricoltura biologica con cultivar “ottobratica” e “carolea”.
L’innovazione unita al mantenimento delle tradizioni hanno portato da qualche tempo l’azienda ad espandere la propria produzione anche verso altri tipi di prodotti, ovviamente realizzati con l’ingrediente principale: l’olio extra vergine d’oliva, in ambito culinario spicca il “Pandulivo” il panettone natalizio preparato con olio extra vergine d’oliva, e degli ottimi patè di olive sia verdi che nere.
La ditta Fazari produce anche un’intera linea di cosmetici a base di olio extra vergine di oliva come creme viso e corpo, saponi vegetali, dopobarba, shampoo, creme solari e prodotti per l’abbronzatura. Con Domenico Fazari, a.d. dell’Olearia San Giorgio, abbiamo fatto un giro tra gli uliveti dove “tradizione” ed “innovazione” si incontrano da decenni:

“Qual è la sua opinione sulla raccolta delle olive di quest’anno in Calabria?

Questa è un’ottima annata dal punto di vista della qualità, anche se per quanto riguarda la quantità, in alcune zone calabresi, abbiamo avuto un leggera flessione, ma tuttavia il raccolto rispecchia quello della scorsa stagione.

Si sostiene da più parti che gli oli calabresi oggi, siano di qualità superiore ad altri prodotti più blasonati prodotti in giro per l’Italia, Lei concorda?

Se un olio viene prodotto “bene”, cioè con particolare attenzione alla cura delle piante ed alle varie fasi di raccolta, premitura, stoccaggio e conservazione, qui in Calabria, abbiamo dei vantaggi enormi,  perché l’aroma fruttato leggero che lo caratterizza, fa si che si possa abbinare a qualunque tipo di pietanza, a differenza di quelli prodotti in altre zone, che hanno un aroma fruttato intenso e sono adatti a pietanze di gusto particolarmente robusto, quindi la versatilità del nostro prodotto è maggiore, anche se, secondo me, bisogna puntare sull’alta qualità, che qui in Calabria è agevolata dal clima e dalle varietà della materia prima.

La sua azienda è una delle aziende di punta del settore, a cosa deve questo primato?

Oggi ci misuriamo con la globalizzazione dei mercati, ed il nostro prodotto ogni giorno compete con gli altri provenienti dalle varie nazioni produttrici, noi dobbiamo cercare di alzare sempre più la qualità dei prodotti, con i quali puntiamo sempre a migliorarne l’eccellenza fin qui raggiunta. Nella mia azienda lavoriamo per garantire la massima qualità, data dall’attenzione ai processi di produzione, non a caso siamo impegnati in progetti di ricerca insieme ad enti come il C.R.A. (Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura) ed il C.N.R. (Consiglio Nazionale di Ricerca), nonché con l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, per realizzare un prodotto d’eccellenza.

Quali son le difficoltà che un imprenditore del suo campo incontra nella nostra terra?

Le difficoltà sono legate soprattutto al fatto che fino a qualche anno fa, la Calabria, anche essendo la seconda regione produttrice del settore, non era ancora abbastanza pubblicizzata nell’ambito delle eccellenze olearie, ma qualcosa si sta muovendo in questo senso e finalmente da qualche anno riusciamo ad essere presenti nei mercati sia nazionali che internazionali.

Le istituzioni sono vicine agli imprenditori dell’olio?

Le istituzioni, sono vicine sicuramente, peròbisogna che facciano uno sforzo in più per dare sempre maggior mercato agli imprenditori, perché la Calabria ha bisogno di uscire dai confini locali ed affacciarsi sui mercati mondiali dove può competere con i suoi prodotti, come hanno fatto ormai moltissimi anni fa, regioni come la Toscana o la Liguria. Un dato che sbalordisce è che la Calabria, oggi, produce circa 1,5 milioni di quintali di olio d’oliva, del quale solo il 3% viene immesso sul mercato con marchi di aziende calabresi, la rimanente produzione, viene assorbita si dal mercato, ma venduta con marchi di aziende nazionali o internazionali, quindi non calabresi.
Quindi l’aiuto non deve essere solodi struttura, che è necessario anche quello, bensì bisogna agevolare l’immissione sui mercati del prodotto marchiato Calabria.