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Martedì, 04 Agosto 2020

Crowdfunding: cinque giovani puntano sull’artigianato made in Italy

È un nuovo modo di chiedere e ottenere finanziamenti, che ha spopolato negli Stati Uniti e che sta prendendo piede in Italia. Fondamentalmente, si tratta di una piattaforma attraverso la quale chi necessita di liquidità economica per avviare o incentivare È un nuovo modo di chiedere e ottenere finanziamenti, che ha spopolato negli Stati Uniti e che sta prendendo piede in Italia. Fondamentalmente, si tratta di una piattaforma attraverso la quale chi necessita di liquidità economica per avviare o incentivare la propria attività, organizzazione, o una semplice idea, può trovare sostegno per portarla avanti. I siti più famosi che si occupano di questo nuovo tipo di economia sono Kickstarter e Musicraiser, che hanno trovato la loro fortuna all’estero e, piano piano, anche in Italia.

Da sinistra Alessandro Corina (CEO), Pasquale Iannelli (CMO), Alessia Lionetti (COO), Antonio Gallo (CTO) e Francesco Ciampa (CTO).


Esistono, infatti, diversi tipi di crowdfunding, e la legislazione italiana prevede anche una regolamentazione per quanto riguarda un tipo, nello specifico dell’attività di equity crowdfunding, segnale che questo tipo di meccanismo di finanziamento sta prendendo piede anche da noi.
Percorrendo la scia di questo successo, cinque ragazzi poco più che ventenni hanno deciso di unire le loro menti per dar vita ad un progetto che sia allo stesso tempo precursore, creativo ed innovativo. Sfruttando le conoscenze, la giovane età e l’intuizione hanno deciso di lanciare nel mondo del web Mabita - Made by italian artisans -, una nuova piattaforma di crowdfunding esclusivamente dedicata all’artigianato made in Italy. Per capire come è nata questa idea, chi sono questi ragazzi e perché hanno deciso di buttarsi in questa avventura, li abbiamo intervistati. Alessandro Corina (CEO), Alessia Lionetti (COO), Francesco Ciampa (CTO) e i due lametini Pasquale Iannelli (CMO) e Antonio Gallo (CTO) sono i nomi degli ideatori di questo progetto, nato qualche mese fa dai tre economisti del gruppo (Corina, Lionetti e Iannelli) a cui poi si sono uniti i due ingegneri informatici (Gallo e Ciampa).
“La nostra idea iniziale era diversa. – spiegano- Volevamo creare un sito che potesse mettere in contatto alcune categorie di lavoratori, come idraulici o elettricisti, direttamente con i clienti: una specie di social network stile pagine gialle, insomma. Dopo un’indagine di mercato però, abbiamo capito che in Italia ciò non è possibile, perché purtroppo questo settore è caratterizzato dalla piaga del lavoro in nero. Quindi abbiamo cambiato rotta, e dopo una serie di ricerche, ci siamo imbattuti nel sistema del crowdfunding. Una volta capito il meccanismo, abbiamo deciso di creare una piattaforma tutta nostra, e buttarci a capofitto in questa avventura”.
Ma in che cosa consiste questo nuovo meccanismo di finanziamento? Mabita dà la possibilità a qualsiasi artigiano o piccola e media impresa italiana, che intende realizzare una nuova creazione, di accedere ad un canale di finanziamento alternativo rispetto a quello canonico delle banche. Il segreto sta proprio nella parola crowdfunding, dove “crowd” sta per folla e “funding” per finanziamento. L’idea è quella che un artigiano che desidera che il suo prodotto venga finanziato, decida di affidarsi a Mabita, e quindi lancia la sua idea sulla piattaforma. Nel momento in cui avviene questo passaggio, l’artigiano dovrà stabilire l’ammontare del finanziamento da chiedere alla “folla” d’internet, e al contempo, anche la ricompensa che otterranno i suoi finanziatori se il progetto andrà a buon fine. A quel punto la palla passa ai navigatori, che dovranno decidere se e quanto finanziare il progetto. L’altra possibilità offerta dalla piattaforma è quella di non chiedere un finanziamento monetario, quanto piuttosto dei preordini di quel determinato prodotto. Il tempo necessario ad ottenere il finanziamento è prefissato al momento della richiesta. Scaduti i termini, se l’artigiano avrà raggiunto la cifra prefissata o un tetto del 65% sul totale, otterrà il finanziamento; altrimenti i soldi raccolti saranno restituiti ai finanziatori.
“Si tratta di un meccanismo basato esclusivamente sulla fiducia –specificano gli ideatori – e non è stato facile spiegarlo ai diretti interessati”. Prima di affrontare un’avventura del genere, infatti, i giovani ideatori hanno svolto una ricerca di mercato, dopo la quale hanno deciso di concentrarsi sul mondo dell’artigianato made in Italy, perché nonostante il marchio italiano sia apprezzato in tutto il mondo, il periodo di crisi non aiuta né piccoli e medi imprenditori, né i consumatori. La difficoltà di trovare un finanziamento dalle banche, soprattutto per i giovani, spesso senza garanzie, è palese, e quindi la loro decisione d’intraprendere la strada del crowdfunding ha una connotazione sicuramente innovativa. Il progetto Mabita, naturalmente, non è rivolto esclusivamente a chi desidera avviare la propria attività, ma anche e soprattutto a supportare e valorizzare le imprese artigiane già operanti nel business, che, purtroppo, dimostra di attraversare un momento di crisi profonda. Sfruttando il potenziale del web e dei social network, la piattaforma fa da tramite e offre la possibilità di raccogliere denaro, coinvolgendo anche gli stessi finanziatori (la famosa folla), nel progetto totalmente Made in Italy.
“Noi come Mabita, vogliamo unire l’innovazione tecnologica alla tradizione e quindi rilanciare un settore lavorativo che, purtroppo, rischia di scomparire in Italia, nonostante rappresenti una grande percentuale del pil italiano”. Come tutte le novità però, anche questo progetto si è dovuto scontrare con la dura realtà della diffidenza: “quello che ci ha stupiti, è stato che quando siamo andati a raccogliere le opinioni dei diretti interessati, la domanda che ci hanno rivolto spesso è stata “Dov’è l’inganno?”, come se fosse normale in qualche modo essere beffati. In realtà, come abbiamo già spiegato, si tratta di un meccanismo votato alla fiducia, supportato naturalmente dalla qualità e dalla validità del prodotto immesso sul mercato del web. Non esistono costi d’iscrizione per la piattaforma, tutto si basa esclusivamente sul rapporto tra produttore e finanziatori”.
I cinque giovani ideatori hanno già creato il sito web (www.mabita.it), che tra qualche giorno sarà attivo a tutti gli effetti, anche se offre già la possibilità di iscriversi alla newsletter; mentre stanno già spopolando nel mondo di Facebook grazie alla pagina interamente dedicata alla piattaforma. Sono completamente autofinanziati, ma in cerca d’investitori che possano supportare il loro progetto alternativo, che sfrutta la crescita del crowdfunding in Italia e all’estero. Intanto stanno partecipando ad un concorso a livello europeo, un vero e proprio acceleratore di start up, che se li vedrà tra i 12 finalisti, gli permetterà di vincere un cospicuo finanziamento e sei mesi di full immersion con esperti del settore. Visto il momento di crisi e l’incertezza di ottenere un posto fisso, vale la pena rimarcare l’intraprendenza di cinque giovani menti che hanno deciso di investire su loro stessi, in prima linea, anche rischiando.

Claudia Strangis