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Sabato, 15 Agosto 2020

Dal Festival del jazz un messaggio di pace

Nel cuore della Riviera dei Gelsomini, Roccella ionica offre diversi motivi di attrazione: un lungomare tra i più belli della Calabria; una costa tra le più soleggiate ed un mare talmente trasparente e limpido da meritare “la bandiera blu”.ù Ma Roccella significa anche e soprattutto grande jazz, suoni e suggestioni che, in modo straordinario e naturale, diventano valori universali dei diritti umani, di pace, di  fratellanza. La cultura quale momento di scambio e di integrazione tra i popoli che, aprendosi al dialogo, contribuiscono a costruire un mondo migliore. E’ proprio questo il tratto distintivo di una manifestazione a carattere internazionale che ogni estate richiama centinaia di appassionati e di turisti che da queste parti trovano diversi motivi di attrazione: il fascino antico della Magna Grecia, la cucina ricca di prodotti tipici e le bianchissime spiagge, così invitanti per lunghe passeggiate, dove è ancora facile imbattersi in luccicanti stelle marine. Il Festival Jazz rappresenta un momento straordinario di aggregazione sociale, di riscoperta dei più alti valori, morali e civici e di valorizzazione dell’identità di un popolo quale valore pulsante del territorio. Abbracciare usi e tradizioni diverse, fare della multiculturalità un messaggio di unione, in tempi in cui la guerra e la divisione sembrano essere la regola, è un messaggio straordinario ricco di solidarietà che da Roccella arriva in tutto il mondo, superando, nello spirito dell’evento, ogni confine e barriera. Straordinario collante la musica che ha reso ricca di contenuti anche l’edizione di quest’anno, conclusasi con una esplosione di pubblico, di partecipazione e sentimento. Su tutti la Bandiera della pace, affidata a chi da tempo ne è splendida interprete: Noa, una delle tante scoperte di “Rumori Mediterranei”, perché proprio a Roccella ha imposto la sua voce calda che, di lì a poco, sarebbe diventata la voce internazionale di pace. E’ stata lei a chiudere la trentatreesima edizione con un concerto speciale dedicato alla pace, affiancata dalla cantante a rabo-israeliana Mira Awad. Due straordinarie interpreti israeliane di estrazione etnica diversa; due straordinari modi di abbracciare, in nome della fratellanza e dell’amore, tutti i popoli. Trentaquattro concerti ben distribuiti nella provincia (partenza da piazza Castello a Reggio Calabria per poi invadere in musica Roccella Jonica, Monasterace, Locri, Martone, Casignana, Bivongi e Marina di Gioiosa Jonica), dedicati, dopo la Turchia, ad un altro Paese del Mediterraneo: Israele. Una scelta, questa non casuale, ma fortemente voluta dai direttori artistici del Festival, che ricordano come “La Calabria sia una regione che vanta la presenza di una delle sinagoghe più antiche dell’Occidente (quella di Bova Marina) e la leggenda di una città (Reggio Calabria) fondata da Aschenez, pronipote di Noè”. Ma, nel grande contenitore, non c’è solo il dialogo tra i popoli; c’è anche la ricerca quale momento qualificante di un evento che punta sulle nuove leve italiane, ma non dimentica i grandi nomi del jazz mondiale.