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Giovedì, 06 Agosto 2020

La Calabria del 2012 vista da Bankitalia

La crisi in Calabria morde più che altrove. E’ l’amaro risultato che emerge dal Rapporto annuale sull’economia regionale nel 2012 stilato da Bankitalia analizzando, tra l’altro, i dati di un campione di imprese calabresi del settore dell’industria.
L’economia calabrese va male, ma peggio che nel resto del Mezzogiorno, ed ancora peggiore è il trend dell’occupazione, in ulteriore calo nel corso dell’anno, “e sensibilmente più marcato – scrive Bankitalia - di quello osservato nel Mezzogiorno e in Italia”. In dati percentuali, il Pil è diminuito del 3,0%.
Nel settore agricolo il valore aggiunto è diminuito del 3,3%, in misura minore che nel resto del Mezzogiorno. Nel 2011 le produzioni di agrumi, olive ed ortaggi che costituivano l’80% del totale, nel 2012, sono diminuite rispettivamente, dell’  1,5,  1,1 e del  4,0 per cento.
Più marcato il calo del settore industriale, sceso del 6,4%. L’indagine ha rivelato che  69 per cento delle aziende manifatturiere, su un campione di imprese con  almeno 20 addetti,  ha registrato nel 2012 un calo del fatturato, contro il 30 per cento che ha, invece, notato un miglioramento. Tuttavia c’è un cauto diffuso ottimismo su un miglioramento del fatturato nel 2013.  In stagnazione  gli investimenti. Lo dimostrano i dati inerenti il livello di utilizzo degli impianti. In saldo negativo anche la demografia d’impresa con un saldo,  tra iscrizioni e cessazioni, del 3,4 per cento. In calo anche le esportazioni. Rispetto al 2007, le esportazioni calabresi sono ancora inferiori del 13 per cento, contrariamente ai dati del resto del  Mezzogiorno e del Paese che hanno recuperato e   superato i livelli di pre-crisi.  Accanto al leggero aumento delle esportazioni del settore agroalimentare, con un incremento dell’1,8 per cento c’è da evidenziare la forte crescita di esportazione di metalli   preziosi verso la Svizzera, che supera il 20 per cento, a conferma, forse, di una crisi che sta costringendo molte famiglie a cedere oro e argento per recuperare liquidità. In questo quadro, si mostra in controtendenza il settore dell’industria alimentare calabrese che ha visto aumentare le sue vendite all’estero.
Si conferma la scarsa propensione delle industrie calabresi ad  innovare i prodotti,  processi produttivi o gli assetti organizzativi e gestionali. “La  Calabria – scrive Bankitalia - si pone ai livelli minimi tra le regioni italiane per l’attività di ricerca e sviluppo, le produzioni e gli addetti nei settori ICT e il ricorso agli strumenti di protezione della proprietà intellettuale.
Molto forte la crisi del settore costruzioni. La percentuale di PIL, pari al 7,6 per cento nel 2006, è crollata al 5,5 per cento nel 2011. Oltre al notevole calo di richieste di permessi di costruire nuove abitazioni, sono diminuite anche le compravendite. Il calo – evidenzia il rapporto – è stato  intenso fino al 2009 e poi nuovamente nel 2012  quando il volume degli  scambi sul mercato immobiliare calabrese risultava notevolmente al sotto del picco registrato nel 2006, con un calo delle quotazioni che ha superato l’8 per cento.  Il drastico calo delle transazioni durante la crisi del 2008-09 e poi quello del 2012 hanno portato all’accumulo di uno stock di invenduto molto elevato.

Saline Joniche


Non va meglio nel settore opere pubbliche dove le nuove gare nel 2012 sono diminuite dell’11,3 per cento rispetto all’anno precedente.  L’importo complessivo bandito, pari a circa 608 milioni di euro, si è attestato sui livelli minimi degli ultimi cinque anni.
Pur se moderato pesa il calo dell’1,8% del settore servizi che rappresenta in Calabria l’80% del prodotto.
Il calo del reddito disponibile delle famiglie e quello dell’occupazione registrato durante la crisi hanno penalizzato i consumi, che proseguono la tendenza flettente in atto dal 2007. Il 2012 ha fatto registrare un calo dell’11,2 per cento nell’acquisto di beni durevoli. Tra questi, le autovetture. Il numero di vetture immatricolate è diminuito in Calabria, del  23,8 per cento, ben oltre il  -19,8 per cento registrato in Italia.
Va meglio nel settore della  grande distribuzione organizzata che nonostante la chiusura di 8 unità di vendita ha complessivamente incrementato l’ampiezza delle superfici di vendita, con un + 4,9 per cento e il numero degli addetti, aumentato del 4,7 per cento.
Persino il turismo, voce potenzialmente fondamentale dell’economia calabrese registra un decremento. Soprattutto in riferimento alla spesa dei turisti stranieri scesa nel 2012 del 19 per cento a fronte di un dato che nel Mezzogiorno e nel resto d’Italia è cresciuto, rispettivamente, del 5 e del 4 per cento.  Il Rapporto Bankitalia, inoltre, citando i dati Istat, rileva che le presenze straniere in Calabria, nel 2011,  erano cresciute più che in Italia: 11% in Calabria, 9 per cento nel Paese, “ma la quota di turisti stranieri rappresentava nel 2011 rappresentava solo il 20 per cento delle presenze complessive, contro il 47 per cento della media nazionale”.
Un capitolo a parte del Rapporto è dedicato al Porto di Gioia Tauro. Nonostante il calo del traffico internazionale, l’attività di transhipment, nel 2012, ha registrato una significativa crescita: +18% con 2 mln e 700mila teus movimentati. Ma nel complesso i dati sono inferiori al periodo pre-crisi, quando si registravano movimentazioni che superavano i tre mln di teus. Nel frattempo Gioia Tauro, tra il 2005 ed il  2011, ha dimezzato la sua quota di mercato nel Mediterraneo, passando dal 20 al 10%, a tutto beneficio dei porti spagnoli e della sponda nordafricana. Un dato che deve far riflettere Governo nazionale e regionale soprattutto in riferimento ai progetti dell’APQ “Polo logistico intermodale di Gioia Tauro”, sottoscritto tra la Regione Calabria, i Ministeri dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei trasporti, dell’Istruzione, il Consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Reggio Calabria, l’Autorità portuale di Gioia Tauro, e Rete ferroviaria italiana (gruppo FS) nel quale è prevista la realizzazione di un insieme di 19 iniziative per un investimento complessivo pari a 460 milioni, tra cui interventi di infrastrutturazione, sviluppo dell’intermodalità, servizi e incentivi alle imprese.

Trasporto aereo

La crisi pesa anche nel trasporto aereo. Diminuisce il numero dei passeggeri sui voli commerciali da e verso la Calabria, così come è avvenuto in Italia e nell’intero Mezzogiorno. Ma contrariamente a quanto avvenuto altrove, dove si è assistito al calo dei soli passeggeri nazionali, in Calabria sono diminuiti sia i passeggeri provenienti dall’estero (-15,9 per cento) sia quelli nazionali (-2,2 per cento). Lamezia Terme  ha avuto una diminuzione complessiva del 4,0 per cento, dopo anni di forte espansione. L’aeroporto di Reggio Calabria ha invece avuto un lieve aumento (1,9 per cento) soprattutto per effetto del traffico nazionale. Più significativa la crescita del “S.Anna” di Crotone, con un +22,5 per cento di transiti, nonostante il suo modesto contributo al traffico regionale.

Imprese: fallimenti e cessazioni

Con l’incombere della crisi economica è cresciuto anche in Calabria il numero delle imprese uscite dal mercato, siaattraverso il ricorso a procedure concorsuali che comportano la cessazione dell’attività, sia a seguito di liquidazioni volontarie. Allo stesso tempo è aumentato il numero di aziende interessate da procedure che non comportano necessariamente l’uscita dal mercato, come i concordati preventivi.
280 le procedure fallimentari aperte in Calabria nel 2012, l’8,4 per cento in più rispetto all’anno precedente. Nel confronto con il 2008 le istanze di fallimento presentate nel 2012 sono state più elevate di circa il 60 per cento. In Calabria risulta poco utilizzata la procedura del concordato preventivo, che a differenza del fallimento può costituire uno strumento di risoluzione delle crisi d’impresa reversibili. Nel 2012 sono stati aperti meno di 10 concordati preventivi, un dato analogo a quello dei due anni precedenti. I fallimenti hanno riguardato per tre quarti società di capitali, mentre la restante quota di fallimenti è ripartita equamente tra imprese individuali e società di persone.

Mercato del lavoro

Molto dettagliata l’analisi sul mercato del lavoro. Cala l’occupazione in Calabria in tutte le fasce di età, ad eccezione di quella oltre i 65 anni per effetto dei provvedimenti di natura previdenziale adottati negli ultimi anni; il maggior contributo al calo dell’occupazione è venuto dai lavoratori nella fascia d’età tra i 45 ed i 54 anni (-4,3 per cento), che fino allo scorso anno erano stati investiti dalla crisi in misura limitata.  Diminuiscono i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato (-3,6%), mentre aumentano quelli con contratto a termine (+1,5%). La seconda metà del 2012 ha visto, inoltre, accentuarsi il calo dell’occupazione, scesa dell’1,9% toccando tutti i principali settori produttivi, ad eccezione dell’industria che risulta in recupero sui livelli minimi toccati nel 2011.  Perdono occupati anche il comparto agricolo, per la prima volta dall’inizio della crisi, con un meno 5,6 per cento ed il settore costruzioni che ha perso il 10 per cento di disoccupati, con un calo del 26 per cento dal 2008 ad oggi.   In aumento il numero di imprese che ha indicato, lo scorso anno un calo dell’occupazione, con una tendenza negativa anche per il 2013: il 48 per cento delle imprese prevede di ridurre l’occupazione e solo il 14 per cento di accrescerla. Analizzando i dati dei Centri per l’impiego, cala il numero dei rapporti di lavoro, diminuito del 2,6 per cento;  i lavoratori interessati da nuove assunzioni si sono ridotti del 2,8 per cento. Il 16 per cento delle nuove assunzioni è stato a tempo indeterminato, come nell’ultimo triennio;  il 54 per cento ha riguardato le donne, una quota in lieve ma costante crescita. Considerando la fascia di età lavorativa (15-64 anni) in Calabria il tasso di occupazione, già di per sé preoccupante si è ulteriormente ridotto passando dal 42,5 del 2011 al 41,6 per cento dello scorso anno. Nel resto del Mezzogiorno è al 43,8 per cento ed al 56,8 in Italia.

Cassa Integrazione Guadagni

Il 2012 segna in Calabria una riduzione delle ore di cassa integrazione, anche se si resta ai livelli elevatissimi del triennio precedente, per effetto del calo della componente in deroga. Considerando la cassa integrazione ordinaria, il calo viene compensato dalla crescita della componente straordinaria, con in – 13,8 per cento, da una parte ed un +16,6 dall’altra. I dati del primo trimestre 2013 confermano il calo delle ore autorizzate ad esclusione della Cig ordinaria che segna un + 35 per cento.
I dati relativi al primo trimestre dell’anno in corso confermano il calo delle ore autorizzate rispetto allo stesso periodo del 2012, per effetto di tutte le componenti ad eccezione di quella ordinaria che invece ha ripreso a salire (35 per cento). Nel complesso, gli occupati equivalenti a tempo pieno in CIG nel 2012, calcolati assumendo che le prestazioni riguardino solo lavoratori a tempo pieno per 12 mesi, sono stati in Calabria circa 4.800 (pari a circa l’1,2 per cento degli occupati dipendenti in regione).

L’offerta di lavoro e la disoccupazione

Il 2012 si è confermato, per la Calabria, l’anno nero della disoccupazione, passato in dodici mesi dal 12,7 al 19,3 per cento. Cifre che doppiano la media italiana e si attestano al di sopra del valore medio nel Mezzogiorno. Calano gli occupati ed aumenta il numero di persone in cerca di lavoro. Per gli uomini si è passati al 12,2 al 18,1 per cento; ancora peggio per le donne che dal 13,6 hanno raggiunto la ragguardevole cifra del 21,2 per cento. Pesa notevolmente il tasso di disoccupazione dei giovani compresi tra i 15 e i 24 anni, balzato al 53,5 per cento rispetto al 40,4 di inizio anno, mentre quello per la fascia di età 25-34 anni è passato dal 19,8 al 28,1 per cento.

Il mercato del credito

Banche sempre meno disponibili a concedere prestiti in Calabria. Lo scorso anno ha segnato un -1,9 per cento, molto più della media nazionale. La flessione maggiore – evidenzia il Rapporto di Bankitalia sull’economia calabrese – si rileva tra le banche facenti parte dei primi cinque gruppi nazionali (-3,3 per cento), e segnano il passo anche i prestiti delle altre banche. Una tendenza che si sta confermando anche nel 2013.  Il credito al settore produttivo risente del diverso atteggiamento delle banche tra piccole e medio-gradi aziende. La riduzione complessiva è stata negli ultimi dodici mesi dello 0,5 per cento, ma per il 3,5 per cento ha riguardato le piccole imprese, mentre è leggermente cresciuto (1,1 per cento) considerando imprese di medie e grandi dimensioni.

Il credito alle famiglie

La stagnazione a livello nazionale dei prestiti alle famiglie in Calabria segna un meno 0,6%. Una contrazione che Bankitalia conferma in maniera più sostenuta anche per il primo trimestre 2013, evidenziando il difficile momento per le famiglie calabresi. Diversa la situazione sul fronte del credito al consumo che ha registrato una lieve variazione positiva, mentre la componente erogata dagli intermediari bancari si è contratta del 3,4 per cento nel corso dell’anno.
Prosegue la discesa dei dati riguardanti l’erogazione di mutui per l’acquisto di abitazioni, sia a tasso fisso che a tasso variabile. Dopo il calo del 5,4 per cento del 2011, il 2012 segna un meno 0,3 per cento,

L’attività dei confidi in Calabria

Ultimo capitolo del rapporto i confidi in Calabria. A dicembre 2012 i confidi che prestavano garanzie a soggetti residenti in Calabria erano 110 sulla base delle segnalazioni della Centrale dei rischi. Nel complesso, tali consorzi concedevano garanzie a più di 2.600 imprese, di cui circa 1.600 di piccole dimensioni, cioè imprese individuali e società di persone con meno di 20 addetti. L’ammontare totale di garanzie era pari a 153 milioni di euro, con una crescita media del 10,6 per cento annuo nel periodo 2009-12, 6,4 per cento considerando solo le piccole aziende.   Il ricorso ai confidi è stato particolarmente elevato nel terziario, cui sono seguite le imprese industriali, edili e agricole.
Il Rapporto Bankitalia, che conferma “l’affanno” della Calabria in un Paese sempre meno competitivo, è già oggetto di analisi e riflessioni da parte di associazioni e sindacati, per lanciare nuove proposte da sottoporre agli interlocutori istituzionali regionali e nazionali.