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Domenica, 09 Agosto 2020

Questione “precari”. Ma quanti sono? Opinioni a confronto

Novecento euro per vivere. Questa la retribuzione media dei lavoratori precari italiani che sono aumentati nel corso degli anni fino a diventare un vero e proprio buco nero che inghiotte sogni, futuro e speranze di diverse generazioni.
In Calabria l’emergenza legata al variegato mondo del precariato sta diventando sempre più pressante e ingestibile, come dimostrato dall’escalation di manifestazioni, proteste e scioperi che hanno letteralmente assediato i palazzi del governo regionale nel corso degli ultimi mesi. Nessuna certezza esiste sul numero complessivo dei lavoratori che, dalla sanità alla pubblica amministrazione, passando dalla forestazione al bacino della legge 21, contribuisce a mandare avanti il sistema Calabria, senza avere un contratto a tempo determinato. Trentamila, cinquantamila, addirittura centomila, secondo le stime offerte dal consigliere regionale del Pd Carlo Guccione nel corso dell’ultima conferenza stampa organizzata dai democrat a Lamezia. Un incontro al quale hanno preso parte anche i deputati Bruno Censore e Enza Bruno Bossio per chiedere al governatore Scopelliti un’interlocuzione più aggressiva con il governo nazionale per ottenere interventi efficaci per i gravi problemi del comparto.
La verità è che uno dei primi interventi che, a più riprese è stato chiesto dalla politica, dai sindacati e dagli stessi lavoratori, sarebbe quello di procedere ad un censimento dei precari per averne, finalmente, una quantificazione precisa per ambito di appartenenza.
In secondo luogo serve l’avvio di processi concreti di stabilizzazione che riescano a mettere da parte politiche assistenziali ma vengano agganciati a nuovi modelli di sviluppo e utilizzo della forza lavoro. Ovvio che per riuscire in un’impresa di questo tipo serva un appoggio del governo nazionale che troppo spesso ha dimenticato la Calabria negli ultimi anni. In questa direzione va seguito con grande attenzione il percorso intrapreso di recente a Roma con l’avvio di un tavolo romano di concertazione con il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi. Molto positivo il commento del governatore Scopelliti dopo la prima riunione. “Il fatto che il primo tavolo sull’emergenza lavoro da parte del Governo sia stato quello con la Calabria rappresenta un segnale importante per il nostro territorio – ha detto il governatore - Ho posto l’attenzione, insieme all’assessore Salerno, sul mondo del precariato a partire dagli Lsu-Lpu, per i quali abbiamo chiesto la possibilità di agevolare la stabilizzazione o la fuoriuscita dei 5.200 lavoratori di questo bacino individuando una serie di soluzioni che ci potranno consentire nel giro di pochi anni di dare loro una risposta importante. Oltre mille lavoratori dei 2.600 Lsu sono ormai vicini al sessantesimo anno di età. Quindi, attivando procedure di concerto con il Ministero del Lavoro e l’Inps, si può immaginare un accompagnamento alla fuoriuscita”. Altro segnale importante proveniente da Roma è quello relativo alla firma della convenzione per un finanziamento di 20 milioni di euro con il Ministero del Lavoro relativo alla proroga degli Lsu-Lpu.
Sul budget a disposizione per il pagamento degli stipendi degli Lsu-Lpu non c’è, però, unanimità di vedute. I consiglieri del Pd parlano di risorse insufficienti a garantire il pagamento degli stipendi fino alla fine dell’anno e i sindacati sono pronti alla mobilitazione generale se i rischi paventati dovessero divenire reali, nonostante le rassicurazioni arrivate dall’assessore Salerno.
Durante la prima riunione del tavolo di concertazione, sono stati poi affrontati altre questioni delicate. “Abbiamo affrontato poi il tema dei lavoratori della legge 15 e della legge 28 – ha detto ancora Scopelliti - focalizzando l’attenzione anche su aree particolarmente delicate come quella di San Giovanni in Fiore, del Pollino e della Locride. Abbiamo chiesto quindi interventi legislativi e anche uno sforzo straordinario di risorse che possano aiutarci alla stabilizzazione coinvolgendo anche il mondo imprenditoriale. In una fase successiva abbiamo affrontato le criticità legate alle cooperative del Comune di Cosenza, ai lavoratori del call center di Catanzaro e ai dipendenti del Comune di Reggio Calabria per la vicenda della progressione economica orizzontale e delle società miste dello stesso Comune”.
A Roma, inoltre, la Regione si giocherà un’altra partita che riguarda i precari della sanità. Mille lavoratori per i quali il Consiglio regionale aveva varato una legge ad hoc, la numero 12 del 2013, per garantire la loro stabilizzazione e il mantenimento dei Livelli essenziali di assistenza. Il governo però ha impugnato la legge in questione che è stata giudicata incostituzionale in diversi passaggi relativi alle modalità di selezione dei soggetti che avrebbero visto il proprio contratto a tempo determinato trasformato in contratto a tempo indeterminato. La giunta regionale, però, sembra convinta del proprio operato, tanto che su proposta della vicepresidente Antonella Stasi ha deliberato la costituzione in giudizio dell’Ente contro il ricorso presentato dalla presidenza del Consiglio dei ministri  alla Corte Costituzionale. Nella costituzione contro il governo adesso la Regione  punta sulla presunta lesione delle proprie prerogative e competenze da parte della presidenza del governo nazionale.
Le prossime settimane saranno decisive per il mondo del precariato calabrese. E l’interlocuzione con il governo nazionale, a tutti i livelli, sarà fondamentale per decidere il futuro di una fetta importante della popolazione della nostra Regione.