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Giovedì, 06 Agosto 2020

Una statua tra le rovine di Hera Lacinia

È un sito che da decenni ormai continua a riservare sorprese, a nascondere quasi a proteggere tesori, "oggetti" importanti, fondamentali per ricostruire il glorioso passato dell'antica Kroton. E ancora oggi quando la cazzuola urta delicatamente contro quello che sembra essere È un sito che da decenni ormai continua a riservare sorprese, a nascondere quasi a proteggere tesori, "oggetti" importanti, fondamentali per ricostruire il glorioso passato dell'antica Kroton. E ancora oggi quando la cazzuola urta delicatamente contro quello che sembra essere un oggetto duro e massiccio l’emozione diventa subito palpabile tra le rovine del tempio di Hera Lacinia, a Capo Colonna. È martedì pomeriggio, e sotto i raggi di un sole quasi estivo si scava nelle adiacenze dell’unica colonna superstite del tempio dorico. Dalla scogliera a picco sul mare si alza una leggera brezza  che trasporta con se e su tutto il promontorio i profumi della natura appena esplosa a nuova vita.
Seguono momenti concitati; con cazzuole e altri attrezzi si sposta la terra, facendo attenzione a non danneggiare nulla. E in pochi minuti emerge la meraviglia, la base di una statua di marmo (presumibilmente risalente alla seconda metà del V secolo a.c.)  che in origine quasi sicuramente adornava il frontone del tempio dedicato alla dea Hera. La lunga veste, da cui spunta un piede, fa subito pensare ad una figura femminile, sicuramente ben visibile a quanti nei tempi antichi arrivavano sul promontorio lacinio per omaggiare la divinità.
<< E’ il pezzo più importante rinvenuto, – commenta emozionata Maria Grazia Aisa, direttrice del Parco archeologico di Capo Colonna – fino ad oggi avevamo ritrovato solo frammenti di ceramiche >>. Dopo una prima pulitura e i rilievi del caso adesso il reperto verrà restaurato all’interno del museo poco distante, ed esposto il prossimo inverno insieme agli altri pezzi già ritrovati e ai nuovi che si spera la terra abbia conservato. Si, perché Mara Grazia Aisa e l’archeologo responsabile degli scavi Alfredo Ruga ne sono convinti:  il parco archeologico di Capo Colonna può raccontare ancora tanto della storia dell’antica Kroton e del suo grandioso centro di culto, e ora grazie al finanziamento di 2 milioni di euro sbloccato nei mesi scorsi dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali le indagini archeologiche potranno continuare almeno fino al prossimo mese di dicembre.
Gli scavi rientrano in un più ampio progetto di studio, riqualificazione e valorizzazione dell’intera area archeologica, fino a poco fa in stato di semi abbandono. E i primi risultati sono già visibili da qualche settimana per i visitatori che decidono di trascorrere qualche ora sul promontorio. In concomitanza con le indagini archeologiche infatti sono già state rifatte completamente le passerelle di legno che accompagnano i visitatori. A ciò si aggiungeranno presto i nuovi pannelli esplicativi, che saranno aggiornati a seguito degli scavi in corso in questi mesi. L’intera area degli scavi già noti inoltre è stata completamenteripulita non solo dalla vegetazione, ma anche dal terriccio risalente alle precedenti indagini archeologiche e che aveva quasi totalmente ricoperto i perimetri degli antichi edifici poco distanti dalla colonna. Anche il bosco Sacro inoltre è stato completamente ripulito dalle piante malate e dalle erbacce. Percorrendolo oggi infatti è possibile ammirare nuovi e affascinanti scorci di macchia mediterranea, oltre che il faro del promontorio e il paesaggio circostante.
<< Quello della vegetazione – spiega Maria Grazia Aisa – è uno degli aspetti più complessi e costosi in tutta l’area, anche perché è rigogliosa e tende a ricoprire velocemente qualsiasi cosa. L’intenzione però è quella di prestarvi massima attenzione, almeno fino alla durata del progetto e si spera anche dopo >>.
Dai lavori di valorizzazione sarà interessata anche la zona adiacente alla chiesetta dedicata alla Vergine Maria, il cui piazzale sarà completamente rinnovato conservando uno stile consono al paesaggio circostante. Alle spalle dell’edificio di culto cattolico inoltre inizieranno presto i lavori di scavo e valorizzazione dell’antico abitato romano. Sempre nella stessa zona inoltre sono stati quasi ultimati i lavori di restauro di casa Messina, che servirà da punto di appoggio e studio per gli archeologi, e successivamente fungerà da punto di sorveglianza per l’intera area. Proprio per quanto riguarda la sorveglianza, i fondi hanno consentito il rifacimento totale e l’implementazione del sistema, che sarà installato nei prossini giorni.
<< Quello esistente – spiega a riguardo il direttore del Parco – era stato gravemente danneggiato dalla salsedine, che è anche la maggiore nemica della conservazione dei reperti. Quello nuovo dovrebbe garantire una durata maggiore e una totale copertura di tutte le aree che purtroppo ancora oggi vengono prese di mira dai tombaroli alla ricerca soprattutto di monete >>.
Maria Grazia Aisa è fiduciosa sulla buona riuscita del progetto, anzi, grazie ai ribassi delle aste per l’affidamento dei lavori spera di riuscire a ricavare qualche altro intervento tecnico necessario. << Ci sarebbe molto altro da fare – ammette – e la situazione economica nel Paese non è delle migliori, ma c’è il massimo impegno per rendere l’intera area archeologica sempre più attrattiva >>.
L’auspicio è ovviamente quello che proprio dal promontorio lacinio si guardi finalmente ad un possibile sviluppo culturale ed economico del territorio. Il problema principale è appunto quello della scarsa disponibilità di risorse necessarie, ma anche della mancanza di una progettualità mirata che includa non solo il parco, ma anche il museo, inaugurato nel 2006 ma ancora scarsamente inserito nei grandi circuiti museali italiani.