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Giovedì, 16 Luglio 2020

Carcerari: sfida sempre più drammatica

Perché otto su dieci detenuti tornano a delinquere? Perché, una volta che hanno respirato aria di libertà e di legalità, si ripropongono quale minaccia per la comunità? Al di là delle esperienze personali, un’urgenza è sotto gli occhi: individuare e Perché otto su dieci detenuti tornano a delinquere? Perché, una volta che hanno respirato aria di libertà e di legalità, si ripropongono quale minaccia per la comunità? Al di là delle esperienze personali, un’urgenza è sotto gli occhi: individuare e attivare forme di detenzione extracarceraria e reali opportunità lavorative e sociali da destinare a chi ha appena finito di commettere reati.

Il vicepresidente Nicolò al convegno sull'emergenza carceraria


E’ proprio quello che si è proposto l’incontro “Emergenza carceraria” promosso dalla Provincia di Reggio Calabria e dal Consorzio di cooperative sociali ed associazioni Kalon Brion Calabria. Sul tavolo dei lavori, i diversi tasselli del complesso mosaico. Da una parte, la sicurezza sociale quale condizione fondamentale; dall’altra, il grado di civiltà di uno Stato che non pensi solo a consumare vendette, allorquando è costretto ad infliggere pene, ma che si ponga quale effettivo garante della convivenza.
“Il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali delle persone recluse in una società evoluta e civile come la nostra è parte integrante di quel processo fondamentale di democrazia compiuta”, ricorda il vicepresidente del Consiglio regionale Alessandro Nicolò. Dopo la recente condanna subita dall’Italia da parte della Corte europea di Strasburgo, si impongono risposte sociali ed organizzative concrete e strumenti e servizi orientati ad un reinserimento integrato ed effettivo del condannato.
Nel quadro attuale sempre più drammatico, caratterizzato da lentezze processuali e da strutture fatiscenti, quale risposta può venire dalla Calabria, tra le regioni con il più alto tasso di sovraffollamento delle carceri? Il quadro è di luci ed ombre.

Il vicepresidente Nicolò al convegno sull'emergenza carceraria


Se l’apertura di due nuovi Istituti penitenziari, la casa di reclusione di Arghillà a Reggio Calabria e del Luigi Daga di Laureana di Borrello,  è ormai prossima, è anche vero che la questione  resta aperta con tutto il suo portato economico, sociale e culturale. “Bisogna creare una condizione diversa da quella che ha determinato il reato”: è questo il monito della direttrice delle carceri reggine Carmela Longo, donna di esperienza ed umanità, che ricorda “come la pena non possa mai essere fine a sé stessa, perché non serve a nessuno, e che dietro ogni detenzione c’è una storia diversa, strettamente personale, figlia delle tante difficoltà delle vita dei nostri giorni”.
E’ il richiamo ad un sistema permanente di inclusione sociale, ma anche alla necessità di sinergie tra società ed Istituzioni nell’ambito di una politica di confronto e di dialogo che recuperi la centralità della persona umana. La sfida è altissima: combattere la recidiva e promuovere un efficiente sistema di recupero del reo alla società, evitando il ripetersi di comportamenti delittuosi che, in poco tempo, annullerebbe ogni forma di intervento di deflazione delle carceri. Ed ecco gli strumenti: il progetto Reges presentato nel corso del convegno che si propone un’offerta di legalità finalizzata al recupero dei detenuti. E, soprattutto, l’impegno della Regione espresso dal vicepresidente Nicolò. “Tra gli obiettivi programmatici e strategici del Governo regionale, peraltro già previsti dal presidente Scopelliti,  rientra quello di dare attuazione al protocollo d’intesa sottoscritto nel 2003 tra Ministero della Giustizia e la Regione Calabria per promuovere tra i valori primari  il principio di sussidarietà e il reinserimento del condannato al quale offrire dignità e speranza di vita”, assicura il vicepresidente.
Certamente, può essere da esempio una realtà quale quella del Consorzio Sociale Kalon Brion che, nel chiamare a raccolta diverse ed accreditate realtà del terzo settore di tutta la Calabria, si è posto l’obiettivo di promuovere una rete sul territorio per realizzare un welfare orientato alla fruizione dei diritti di cittadinanza e di autonomia.