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Lunedì, 28 Settembre 2020

Come difendersi dai rischi idrogeologici

Parla il professore Enrico Costa, ordinario di urbanistica all’Università Mediterranea di Reggio Calabria:“Gli eventi catastrofici legati al dissesto idrogeologico, avvenuti in questi anni in Calabria, hanno prodotto danni ingenti ed hanno dimostrato l’elevata fragilità del territorio. Con l’arrivo delle piogge, Parla il professore Enrico Costa, ordinario di urbanistica all’Università Mediterranea di Reggio Calabria:“Gli eventi catastrofici legati al dissesto idrogeologico, avvenuti in questi anni in Calabria, hanno prodotto danni ingenti ed hanno dimostrato l’elevata fragilità del territorio. Con l’arrivo delle piogge, precipitazioni intese e pericolose, la regione è stata sottoposta al rischio di dissesto geo –idrologico, soprattutto nelle zone in cui il terreno è stato privato della copertura offerta dalla vegetazione, è aumentata l’erosione del suolo ed il rischio di frane”.

Il professore Enrico Costa, ordinario di urbanistica all’Università Mediterranea di Reggio Calabria


In Italia sono 6633 i comuni in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico. La Calabria è tra le regioni maggiormente colpite dal dissesto idrogeologico, ossia da quei fenomeni che non si sono manifestati soltanto con l’instabilità dei versanti, ma hanno determinato l’erosione idrica e le frane. Gli studi condotti in questi anni, hanno messo in evidenza che l’Italia meridionale  e in particolare alcune zone del territorio calabrese, sono a rischio di desertificazione, a causa proprio dei processi erosivi, influenzati da fattori quali il clima, il tipo di suoli, la morfologia dei paesaggi, la vegetazione, l’utilizzo del terreno. La desertificazione, i terremoti, gli incendi, la siccità, l’abusivismo edilizio, sono elementi che hanno inciso profondamente nella mutazione dell’ambiente. I geologi e i massimi esperti del settore, hanno più volte lanciato l’allarme, per intraprendere misure atte a prevenire eventuali calamità ed intraprendere interventi diretti a mettere in sicurezza l’intero territorio. Nel febbraio di due anni fa, le province di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia furono colpite da piogge di enorme intensità. A subire i maggiori danni furono il territorio di Cetraro,lungo la statale 18, alcune frane si sono verificate a Madermo di Altomonte, un’altra di elevata entità,  colpì la strada che collega Paterno Calabro a Dipignano, hanno riportato danni anche i comuni di Montalto Uffugo, Lattarico e San Benedetto Ullano. Il piano d’intervento era stato predisposto, con il decreto del presidente del Consiglio del 31 marzo 2010, e furono previsti interventi urgenti per fronteggiare i danni provocati dalle alluvioni e  per la messa in sicurezza delle zone colpite. Il decreto ha subito in questi giorni, la proroga di un anno, proprio al fine di dare continuità alle azioni in regime d’urgenza sull’intero territorio calabrese.

Professore, i processi morfologici che hanno portato ad un’azione degradante del suolo, ma anche i fenomeni atmosferici, e il mancato rispetto dell’ambiente,quanto hanno inciso nel determinare la situazione attuale?

Questo è un argomento che purtroppo è di grande attualità, ma che è riproposto ogni qualvolta arrivi il periodo delle piogge. Al contrario sarebbe necessario intraprendere un’organizzazione tempestiva, avviando dei programmi di prevenzione nel nostro territorio, al fine di tutelarci contro gli eventuali rischi legati al dissesto idrogeologico o ad altri eventi catastrofici. Le conseguenze dei cambiamenti climatici, unite all’eccessiva antropizzazione e la mancanza di manutenzione del suolo, hanno imposto di pianificare politiche territoriali, per la mitigazione del rischio idrogeologico, con l’avvio di un’azione di prevenzione  e di rinaturazione  diffusa. E’ necessario predisporre dei piani di monitoraggio e di controllo su tutta la regione, affinchè gli stessi siano rispettati e concretizzati nel corso degli anni. Questo è importante per evitare che ci siano gravi conseguenze non solo strutturali, ma anche di vite umane.

Ci sono delle zone in Calabria che sono maggiormente a rischio e quali sono le cause scatenanti?

La fase attraversata in passato, ha portato alla costruzione di una serie di opere che hanno devastato il territorio, anziché proteggerlo e rispettarlo.  Le costruzioni realizzate in cemento armato o le canalizzazioni che sono servite a defluire l’acqua hanno alterato senza salvaguardare l’equilibrio idrogeologico che dovrebbe invece seguire il corso della natura. L’acqua piovana deve poter penetrare nel terreno, come avveniva un tempo, mentre per scongiurare il rischio di frane è necessario un controllo continuo del suolo. Le cause principali sono legate alle caratteristiche geolitologiche dei territori, soprattutto quelli argillosi che hanno minore stabilità, le condizioni climatiche, che hanno visto alternarsi spesso a periodi di siccità, altre fasi caratterizzate da precipitazioni diffuse, le caratteristiche dei territori hanno incentivato in alcuni casi la loro erosione a causa del depauperamento e dell’assenza di copertura boschiva. Inoltre l’abbandono dei terreni montani e rurali in seguito all’urbanizzazione, l’eccessivo disboscamento e la permeabilità dello strato superficiale del suolo.

L’abusivismo edilizio ha inciso nel deterioramento dell’ambiente, distruggendone l’equilibrio. Che ne pensa?

La componente antropica è fondamentale. Occorrerebbe pensare alle infrastrutture, realizzate senza considerare le caratteristiche geomorfologiche e geotecniche dell’ambiente. Alcune costruzioni che sono state portate a termine abusivamente, senza rispettare le norme previste. L’abusivismo più diffuso è quello autocostruito, per cui sono stati adoperati strumenti e materiali primordiali, senza nessun controllo preventivo o  alcun permesso edilizio.  La capacità di costruire, invece, deve essere legata ad un progetto preciso. Sono state edificate costruzioni millenarie che sono rimaste in piedi negli anni, perché si rispettava l’ambiente e le sue caratteristiche. Gli edifici devono essere edificati in maniera corretta, con dei programmi che tengano conto del futuro e non  guardinoal presente immediato. E’ necessario avere una maggiore consapevolezza e coscienza civica. In questo senso, è importante creare sinergie, con una rete di collaborazione per superare la logica dell’interesse e lavorare per il bene comune.