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Giovedì, 16 Luglio 2020

E' "made in Calabria” il Rapporto sull’economia del Mediterraneo

 Paolo Malanima, direttore dell'Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo e professore di Storia economica presso l'Università "Magna Graecia" di Catanzaro,  cura fin dalla prima pubblicazione  il "Rapporto sulle economie del Mediterraneo" che annualmente presenta una aggiornata ricostruzione dell'economia dei 25 paesi dell'area mediterranea.  Il 6 dicembre scorso, la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione ha organizzato la presentazione dell’ultimo "Rapporto”  disponibile, presso la Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri in Largo Chigi.  L’incontro ha rappresentato un’occasione utile per riflettere sulle tendenze in corso nell’economia, nell’ambiente, nella demografia, nella politica, che richiedono – è stato detto - un ripensamento del rapporto tra Europa e Mondo Arabo, essendo divenuti prioritari due obiettivi: sostegno alla transizione democratica e riduzione dei divari sociali all’interno di questi Paesi. Il Rapporto sulle economie del Mediterraneo, giunto nel 2012 alla sua ottava edizione, è dedicato alle vicende economiche e alle loro relazioni con la «primavera araba»; con le rivolte, cioè, che dai primi mesi del 2011 hanno interessato alcuni paesi arabi. Gli autori del Rapporto ritengono che la crisi economica globale da una parte e le rivolte dall’altra abbiano radici diverse e che una correlazione troppo semplice fra i due fenomeni non sia convincente; ritengono, tuttavia, che sia importante conoscere la cornice economica delle trasformazioni politiche in corso. Dopo i due capitoli iniziali, dedicati a economia e politica, il Rapporto prende in esame i fenomeni migratori, il commercio e gli investimenti diretti esteri, il settore pubblico (in particolare il debito pubblico), l’ambiente, l’energia, la produttività.

Al professor Malanima, che dal 2005 cura la pubblicazione, unica nel suo genere, almeno in Italia, abbiamo chiesto com'è nata l'idea del " Rapporto:

“Manca in Italia una pubblicazione analoga al nostro Rapporto sulle economie del Mediterraneo. L’obiettivo del Rapporto è sempre stato quello di fornire informazione sulle economie del Mediterraneo e sui loro sviluppi. Si scrive e si dice spesso che il Mediterraneo è importante per l’Europa. I ricercatori del mio Istituto sulle Società del Mediterraneo (CNR) ed io stesso pensiamo che se il Mediterraneo è importante per l’Europa è importante conoscere, prima di tutto, le economie e le società del Mediterraneo e i cambiamenti in corso”.

Ci può anticipare i temi del "Rapporto 2013"?

Nei Rapporti di questi ultimi anni, ed anche in quello del 2013, che è in corso di preparazione e che verrà pubblicato, sempre da Il Mulino, nel maggio del prossimo anno, un tema ricorrente è stato quello della crisi che le economie avanzate stanno attraversando e delle ripercussioni che essa sta avendo sulle economie mediterranee. In alcuni paesi del Mediterraneo si sono anche verificate e sono attualmente in corso trasformazioni politiche. Il nesso fra queste trasformazioni e le vicende economiche è un tema assai importante a cui il Rapporto ha cercato di portare un contributo. Questo tema sarà al centro anche del prossimo Rapporto.

Dalla sua esperienza e dai suoi studi, ma anche alla luce degli avvenimenti che hanno caratterizzato il mondo mediterraneo,  con le rivolte e le cosiddette " primavere " arabe, come pensa che si evolverà il rapporto tra l' Occidente e i paesi mediterranei ?

Mi sembra che le trasformazioni economiche degli ultimi anni e le rivolte avvenute di recente siano espressione di un processo di modernizzazione economica, sociale ed anche politica dei paesi in ritardo di sviluppo dell’Africa settentrionale, e della sponda est del Mediterraneo. In questi paesi è in corso un processo di crescita economica e questo processo implica anche trasformazioni sociali e politiche. Non sarà un percorso facile e rapido

.Quale ruolo pensa possa avere il sud italiano e in particolare la Calabria nel futuro del Mediterraneo? E’ un vantaggio anche per noi, se i nostri vicini di casa diventano più ricchi. Con paesi più ricchi e più moderni il nostro Mezzogiorno può intrecciare relazioni economiche più forti. Una delle ragioni storiche del divario di sviluppo fra Nord e Sud dell’Italia è costituito dal fatto che lo sviluppo moderno è avvenuto prima di tutto in paesi del Norde del Centro Europa con i quali le nostre regioni settentrionali avevano relazioni di scambio più intense, derivanti dalla posizione geografica. Lo sviluppo del Sud del Mediterraneo può offrire opportunità alle regioni più mediterranee del nostro paese; che sono quelle del nostro Mezzogiorno.