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Venerdì, 04 Dicembre 2020

E' “global” il torrone di Bagnara

Un prodotto ottenuto dalla cottura e lavorazione di zucchero e mandorle tostate, con l'aggiunta di miele, albume d'uovo, cacao amaro, oli essenziali e spezie in polvere, a seconda delle specifiche varianti, alla "Martiniana o Torrefatto glassato".
E' la descrizione del torrone tradizionale e tipico di Bagnara   Calabra che, grazie alla sinergia di Associazione produttori del “Torrone di Bagnara”, Camera di Commercio di Reggio Calabria, Comune di Bagnara Calabra e Assessorato all’agricoltura e foreste della Regione Calabria, che lavorano al progetto sin dal 2004, presto, otterrà il riconoscimento con relativo marchio di qualità IGP (indicazione geografica protetta) e verrà iscritto all’Albo comunitario.
Il “Torrone di Bagnara”, si legge nel disciplinare, ha origine nel ‘700 attraverso la nascita di spezierie locali che legarono la tradizionale produzione di mandorle e miele della cittadina tirrenica, con lo zucchero e le droghe di provenienza esterna.
A partire dal 1846, viene citato espressamente il termine “torrone” come specialità di una famiglia di “dolcieri”, i Cardone, che diventano alla fine del secolo i fornitori della Real Casa Savoia e che tuttora sono in attività. Oggi il torrone viene esportato e consumato in tutto il mondo.
Nel secondo dopoguerra, la fioritura di una serie di piccole aziende ha determinato la nascita di un vero e proprio “Distretto del Torrone di Bagnara Calabra” che si caratterizza per la particolare vitalità degli operatori.
Questa connotazione del sistema produttivo ha consentito negli anni l’acquisizione di tecniche specifiche, nonché lo sviluppo ed il mantenimento di conoscenze ed abilità che si sono tramandate di generazione in generazione le quali non sono riscontrabili in altre zone, persino il lessico specialistico locale dei termini gergali, che risalgono alla tradizione sono rimasti uguali nei secoli, come ad esempio “manto di monaco” per indicare il colore del torrone, “cotta” per indicare la pasta di torrone calda e ancora informe, “torroniera” per indicare la peculiare caldaia utilizzata dai maestri pasticcieri, “rottura vitrea” per indicare il risultato di una particolare tecnica che evidenzia la capacità di controllo del processo produttivo alle alte temperature.
La lavorazione del prodotto richiede una buona dose di manualità e competenze specifiche, in special modo, nel dosaggio degli ingredienti, nel controllo del processo di cottura a fuoco diretto e nelle operazioni di modellatura che richiedono l’utilizzo di maestranze abili ed esperte.
Si legge ancora nel disciplinare, che gli ingredienti alla base  del tipico “torrone di Bagnara Calabra” devono essere miscelati in dosi ben precise, e con particolari metodi di cottura lavorazione e confezionamento che ne caratterizzano il marchio a protezione del prodotto. Oggi il torrone è tra i dolci tipici delle feste di Natale, ma col passare del tempo, sempre più il suo consumo si è esteso anche agli altri mesi dell’anno.
La produzione del “Torrone di Bagnara” ha sempre presentato un’importante occasione di lavoro per la popolazione locale, e ancora oggi essa, costituisce la principale attività economica e fonte di occupazione per la cittadina affacciata sul Tirreno.
Per far si che il disciplinare venga rispettato e al torrone, che deve essere prodotto esclusivamente entro i confini amministrativi del Comune di Bagnara Calabra, possa essere applicato il marchio IGP, verrà nominato un ente incaricato di vigilaresul rispetto delle regole di produzione del torrone stesso da parte dei produttori.

da sinistra: Giuseppe Zimabalatti, Lucio Dattola, Michele Ghezzi, Laura Madotto, funzionari del Ministero Politiche Agricole


Il disciplinare è stato approvato in una gremitissima sala del Consiglio Comunale di Bagnara Calabra, dove hanno partecipato alla riunione Giuseppe Spoleti, vicesindaco del Comune di Bagnara Calabra, Giuseppe Zimbalatti, dirigente generale dell’Assessorato all’agricoltura e foreste della Regione Calabria, Lucio Dattola presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria, Francesco Antonio Cardone, presidente dell’Associazione dei produttori del “Torrone di Bagnara”, Michele Ghezzi e Laura Madotto, funzionari del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali incaricati di presentare in forma pubblica le regole che caratterizzano il marchio IGP del torrone di Bagnara Calabra.
«Il Torrone di Bagnara merita il marchio comunitario di prodotto IGP – ha dichiarato Giuseppe Zimbalatti, dirigente generale dell’assessorato Agricoltura della Regione Calabria –. Grazie all’impegno camerale e dell’assessore Trematerra stiamo portando a termine, insieme agli imprenditori del settore, una sfida che sembrava impossibile. Ma non è finita. Bisogna ricordare che l’IGP implica importanti oneri, come l’osservazione integrale del  disciplinare e i controlli periodici. Gli artigiani del settore dovranno proseguire nel loro impegno assicurando non solo la sua qualità, ma anche la sua tracciabilità e la sua certificazione. Solo così il marchio IGP sarà una garanzia per i consumatori e un valore aggiunto della filiera produttiva e del territorio».
L’iter per il riconoscimento dell’IGP prevede ora la pubblicazione del disciplinare sulla Gazzetta Ufficiale. Dopo 30 giorni, se non vi sono opposizioni, il Ministero dell'Agricoltura trasmette la proposta alla Commissione dell’Unione Europea per l'esame di conformità, superato il quale il disciplinare viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE per sei mesi. Trascorso tale periodo senza opposizioni, il prodotto ottiene il riconoscimento e viene iscritto nell’apposito Albo comunitario