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Mercoledì, 12 Agosto 2020

Marketing e religione. Come agganciare il turista “per fede”

“Arte, fede e ambiente - il turismo religioso come itinerario dell’anima - Calabria, opportunità di un territorio”. E’ stato il tema di un convegno, all’interno della Borsa del Turismo Religioso e delle Aree Protette,  organizzato dalla Regione Calabria in collaborazione “Arte, fede e ambiente - il turismo religioso come itinerario dell’anima - Calabria, opportunità di un territorio”. E’ stato il tema di un convegno, all’interno della Borsa del Turismo Religioso e delle Aree Protette,  organizzato dalla Regione Calabria in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana e l’Enit.

Da sinistra: il prof. Maurizio Boiocchi, ricercatore dell’Università Iulm di Milano; Raffaele Rio, direttore Generale del Dipartimento Turismo della Regione Calabria; S.E. mons. Staglianò vescovo di Noto e mons.Mario Lusek, direttore dell’Ufficio Pastorale Sport, Turismo, Tempo Libero della Conferenza episcopale italiana


Il turismo religioso è un segmento che non conosce crisi. Negli ultimi anni, infatti, rispetto ad una sensibile contrazione del turismo tradizionale, i viaggi “di fede” sono aumentati considerevolmente, segnando un trend del tutto diverso e per il quale il turismo religioso non solo si configura come un settore in continua crescita, ma produce altresì un notevole risvolto economico per l’Italia  ed un’eccezionale opportunità per la Calabria. L’iniziativa, che  si è svolta nei giorni scorsi nella  suggestiva cornice del Santuario di San Francesco di Paola, è servita a  fornire  i dati relativi ai flussi turistici legati ai luoghi di culto e al giro di affari da essi generati. Il prof. Maurizio Boiocchi, ricercatore dell’Università Iulm di Milano, ha inquadrato il fenomeno a livello nazionale e internazionale. I dati forniti dal WTO, dimostrano chiaramente l’enorme potenzialità economica del turismo religioso che rappresenta un’importante possibilità di sviluppo per il territorio. “Basti pensare – ha affermato  Boiocchi - che nel contesto del movimento turistico mondiale si contano circa un  miliardo di turisti di carattere generale. Di questo miliardo il 30% è costituito da turisti che viaggiano spinti da  un interesse religioso con un volume d’affari che supera, secondo la World Tourism Organization,  i 18 miliardi di dollari”. Non è difficile allora immaginare come il comparto legato al turismo religioso possa rappresentare una risorsa fondamentale per l’Italia che ha un patrimonio vastissimo, configurandosi,  come leader indiscusso nel settore. “I viaggiatori religiosi che scelgono l’Italia come meta per una vacanza che dia ristoro all’anima oltre che al fisico  ha spiegato il ricercatore milanese - sono 40 milioni con oltre 19 milioni di pernottamenti e un volume d’affari di 4,5 miliardi di dollari , all’incirca 3,3 miliardi di euro l’anno”.
La Calabria non può certo rimanere fuori da questo contesto e anzi, all’interno di una politica di sviluppo dell’intero comparto turistico, punta sulla valorizzazionedei tesori della spiritualità e dell’arte cristiana presenti nel territorio regionale. I luoghi calabresi da far entrare nel circuito turistico mondiale sono tanti e tutti degni di essere visitati e vissuti. Tra questi: il Santuario di San Francesco di Paola, i luoghi di padre Catanoso, Fratel Cosimo a Placanica e Natuzza Evolo a Paravati.
“Dobbiamo mettere in risalto le bellezze e la grande capacità di questa terra di avere una grande cultura, una grande storia e di essere anche sul versante della fede un punto di riferimento”, ha auspicato il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti che ha aperto i lavori del convegno.

Il Santuario di San Francesco di Paola


Se i dati relativi al panorama nazionale sono altamente indicativi di un andamento tutto in salita per il turismo religioso,  altrettanto significativi sono i dati del flusso turistico legato ai luoghi di culto presenti sul territorio calabrese e fotografati da Raffaele Rio, direttore Generale del Dipartimento Turismo della Regione Calabria. A suo avviso: “Il patrimonio ecclesiastico calabrese può contare su 2133 chiese, 113 santuari, 18 musei diocesani, 9 monasteri  che hanno attirato oltre 380 mila visitatori e, nel triennio 2009-2011,  hanno fatto registrare poco più di 860 mila presenze alberghiere con un aumento del 3,6% nell’ultimo anno”. I dati forniti dal Dipartimento turismo sono chiari e indicano un andamento crescente di questa tipologia di turismo alla quale è assolutamente necessario guardare in un’ottica di pianificazione strategica e diversificazione dell’offerta. “Una nicchia di mercato – ha sottolineato Rio - che ha prodotto 180 milioni di euro pari all’8,6% del fatturato annuo del comparto turistico in Calabria. Ecco perché il turismo religioso rientra nelle cinque linee di prodotto turistico individuate nel nostro piano di marketing che, insieme alle altre ricchezze del territorio, consentirà di rendere più competitiva l’offerta turistica regionale”.
In quest’ottica di potenziamento dell’offerta turistica e di fronte ad un mercato in così rapida evoluzione è importante – ha argomentato il prof. Boiocchi -  brandizzare il prodotto. Sebbene l’associazione marketing-religione possa sembrare inopportuna è assolutamente necessaria, al fine di trovare nuove strategie di pianificazione e gestione della proposta. Da un punto di vista strettamente commerciale, infatti, porre attenzione al turismo religioso significa creare nuove occasioni di sviluppo locale e conoscenza non solo del singolo bene di interesse religioso, ma anche delle qualità del territorio che ospita l’oggetto di culto creando nuove occasioni di sviluppo locale. Da questo punto di vista, identificare il prodotto con un brand ne consente la comunicazione e la conoscenza  a livello nazionale e internazionale accrescendo le opportunità di vendita. Non si può dunque prescindere da dinamiche di tipo economico neanche quando si parla di fede e spiritualità, “ma – ha sostenuto mons. Mario Lusek, direttore dell’Ufficio Pastorale Sport, Turismo, Tempo Libero della Conferenza episcopale italiana – senza mai  dimenticare la dimensione sacra del fenomeno turistico-religioso. Il linguaggio del marketing non è il linguaggio della pastorale, ma ci rendiamo conto di come ormai queste interconnessioni siano necessarie. Come Chiesa sappiamo che il ruolo dell’economia ha un interesse molto grande e che la risorsa rappresentata dal turismo religioso è stata individuata come possibilità di ripresa economica, soprattutto per il Mezzogiorno d’Italia. La Chiesa condivide questa impostazione, ma non è esente dal fornire il proprio contributo culturale per dare quel supplemento d’animo che ci caratterizza ,affinché non si dimentichino i valori, i pensieri, la presenza del divino nel luogo sacro, aldilà di logiche esclusivamente consumistiche”. Il turista “di fede” ha cambiato ormai la sua natura, e oggi si mette in viaggio verso luoghi spirituali per i più svariati motivi, ricercando, oltre all’essenza religiosa del luogo, anche la sua bellezza culturale ed artistica. Ed è proprio questa nuova dimensione sacra e profana del fenomeno turistico-religioso a rendere necessaria un’interconnessione fra le sue finalità di evangelizzazione e di aggregazione ecclesiale e le componenti economiche e aziendalistiche del settore. In questa più ampia visione del fenomeno, l’accostamento tra marketing e religione, profitto e fede, non risulta più  blasfemo e inopportuno, come potrebbe sembrare ad un’analisi più superficiale. L’importante è, però, formare i professionisti del settore che propongono nel loro ventaglio d’offerta, viaggi a carattere religioso con la corretta cognizione e giusta sensibilità dovuta all’utente di questa tipologia di viaggi.
In questo senso S.E. mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto e membro della Commissione episcopale “Cultura e comunicazioni sociali”, spiega come “la nuova evangelizzazione ponga innanzitutto un problema di linguaggio. A partire dal fatto principale che il turismo religioso non possa essere effettivamente considerato alla stregua di un prodotto. La questione più vera – ha chiosato  – è che quando si parla di turismo il punto di vista economico diventa centrale perché si muovono capitali. Per questo bisogna cambiare la qualità del turismo religioso, attraverso un recupero dell’umanità ed  aldilà del mero consumismo. Occorre fare attenzione, soprattutto, all’eduzione dello sguardo del turista, nel senso che un’opera d’arte non ci dice niente se non la guardiamo con delle adeguate chiavi di lettura. In questa direzione c’è moltissimo ancora da fare”.
Il turismo religioso quindi si declina anche in turismo culturale e territoriale, ambiti nei quali una regione come la Calabria ha senza dubbio l’opportunità di far sentire la propria voce.