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Venerdì, 10 Luglio 2020

I tesori inesimabili della Magna Graecia custoditi al 'Marc', con l'occhio attento del Direttore Malacrino

Il MArRC, Museo reggino per collocazione ma calabrese per vocazione, custodisce tesori inestimabili che il tempo, non sempre tiranno, ha risparmiato. Reperti importantissimi che la terra ci restituisce dopo millenni, dandoci la possibilità di conoscere, conservare, tramandare il nostro patrimonio culturale, raccontando la storia della Calabria.

E la Calabria è una terra particolarmente generosa, con un passato affascinante, ricca di memoria gelosamente custodita e sapientemente raccontata attraverso un ricco percorso espositivo che consente un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso le epoche, i luoghi, le usanze. È il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Carmelo Malacrino, ad aprire gli imponenti portoni di questa meravigliosa e rinnovata struttura, Palazzo Piacentini, ai visitatori, ideali e non, che vorranno varcarla per intraprendere un viaggio nel tempo insieme a noi,  guidati dalle parole del direttore stesso, che racconta da dove veniamo con grande perizia e competenza, segno tangibile della sua passione per questo lavoro fatto di studio, ricerca, conoscenza. Un cicerone d’eccezione per conoscere questa meraviglia, posta nel cuore del centro storico reggino.

Il percorso espositivo fa scoprire la storia della nostra Calabria, ogni reperto diventa il tassello di una narrazione continua, un elemento parlante. Ognuno dei reperti è testimonianza di tante storie.

Direttore, come è strutturato il percorso espositivo del Museo?

“Il museo si è presentato con veste completamente nuova il 30 aprile 2016, dopo anni di chiusura, con un percorso continuo su 4 livelli di esposizione permanente che raccontano l’identità dello stesso museo, che non è solo museo di Reggio ma dell’intera Calabria. Questo significa che il visitatore scopre non solo la storia di Reggio ma di tutta la regione, partendo dal livello A, che ne racchiude la parte più antica: preistoria e protostoria”.

Come è suddiviso il percorso e quali sono le testimonianze più significative della preistoria calabrese?

“Tutto il percorso è suddiviso su isole tematiche, la prima è l’industria litica di Casella di Maida, zona di Catanzaro, grotta della Madonna di Praia a Mare e il sito di Archi. Tutte e 3 le zone in un’unica isola. Poi si passa al periodo neolitico, anche qui con testimonianze eccezionali: tracce delle prime abitazioni dei veri calabresi, poi, ancora, all’età del rame e, finalmente, alla grande sezione dell’età del bronzo”.

Per la Calabria, potremmo dire, un’epoca “d’oro”…

“Si, un secondo millennio a.C. che ha visto la Calabria in prima linea in tutte quelle forme di espressione artistica proprie dell’età del bronzo. Poi scendiamo al primo millennio a.C. con la cultura dell’età del ferro, che mette insieme una selezione di alcuni dei reperti più importanti della protostoria calabrese. Da quelli della provincia di Cosenza fino ai contesti di Canale Ianchina, quindi dell’ambito Locrese, per giungere sino all’VIII secolo a.C. che è il momento nel quale l’arrivo dei greci cambia completamente la cultura di questo territorio. Questa prima contaminazione, tra cultura indigena e portato culturale dei greci, segna il passaggio al livello successivo”.

Il livello B?

“Esattamente. Si tratta del livello più scenografico. È tutto dedicato a due sezioni espositive: le grandi città della Calabria greca, iniziando dalle colonie achee di Sibari e Crotone, una accanto all’altra perché hanno una storia con profondi legami, fino al 510 a.C. che ha portato alla distruzione di Sibari ad opera di Crotone. Poi  ci sono tutte le altre città greche della Calabria come Caulonia, Locri con le sue sub-colonie come Medma, Hipponion e Metauros, e qui si inizia con la grande sezione dedicata ai santuari. Una prima isola a carattere generale sulla composizione e sul significato dei santuari nelle città greche e, poi, in successione, i principali santuari greci della Calabria, a partire dal santuario di Marasà a Locri, passando per quello di casa Marafioti, il santuario della Passoliera a Caulonia, il santuario di Apollo Aleo a Cirò Marina, di Persefone alla Mannella di Locri, i Santuari di Hipponion, i santuari di Medma e, per concludere, alcuni santuari come quello di Imbelli. Siamo a Campora San Giovanni e il livello si conclude tornando a Locri con il santuario di Grotta Caruso”.

E qui abbiamo una novità, vero?

“Eh si! Abbiamo spostato il Cavaliere di Marafioti dalla sua precedente collocazione, esponendolo in posizione molto più valorizzante. Adesso accoglie il visitatore al momento del suo arrivo al livello B”.

E poi il Livello C dedicato agli aspetti tematici?

“Si inizia con poesia, musica e teatro e si prosegue con le abitazioni e le attività domestiche,  artigianali, le necropoli, fino ad arrivare alle culture italiche della Calabria di IV e III secolo a.C. Partendo da nord abbiamo Lucani, Bretti e Mamertini”.

Dulcis in fundo il livello D…

“Ovvero la storia di Reggio! Una microstoria all’interno della storia più ampia, sempre secondo un percorso cronologico e poi tematico. Si inizia dalla protostoria di questo territorio; penso al sito di Calanna, che ha restituito materiali molto importanti, per poi attraversare tutte le fasi principali della storia di Reggio: fondazione della città, l’abitato in età ellenistica, i santuari, le necropoli e tutta la fase dell’età romana che l’ha molto caratterizzata. Anche lì c’è una novità perché conclude questa sezione il mosaico con scena di atleti che è stato esposto per la prima volta proprio con il riallestimento del museo. Tutto questo circonda, come prezioso cofanetto, quelli che sono i capolavori del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: i Bronzi di Riace e i Bronzi di Porticello”.

I nostri inestimabili Bronzi, che tutto il mondo ci invidia, simbolo di Reggio e rarissima testimonianza di statue integre del V secolo a.C. conservate in Italia.

“Le testimonianze bronzee integre risalenti a quest’epoca sono poche e conservate all’estero come lo Zeus di Capo Artemisio, l'Auriga di Delfi, grandi statue ma tutte custodite fuori dall’Italia”.

I Bronzi sono celeberrimi e non necessitano certamente di presentazione ma mi piacerebbe sentire da lei qualche parola a riguardo.

“Vengono ritrovati nell’agosto del 72, nelle acque antistanti le coste ioniche, quindi in epoca recente e in modo assolutamente improvviso. Queste circostanze hanno, senza alcun dubbio, contribuito a farle divenire tra le più famose di tutte le statue bronzee. Il mistero che le circonda è certamente complice del successo di questi due meravigliosi esemplari che lasciano a bocca aperta i visitatori. Le dico che non pochi si sono commossi osservandoli, colti da forte emozione, venendo dall’Australia o dagli Stati Uniti proprio per ammirarli”.

Ecco, parliamo di questo mistero…

“Il mistero, accanto alla perfezione, è quello che più li caratterizza. Dal momento della loro scoperta tutti i grandi studiosi di statuaria antica si sono misurati su questo tema. Due capolavori che entrano così, di colpo, nella ricerca scientifica, nella cultura accademica, hanno attirato l’attenzione di tutti i maggiori studiosi e ciascuno ha proposto una sua teoria in merito agli artisti che li hanno realizzati, in merito alla contesto e alla identificazione. Io non mi sento di sostenere una o l’altra teoria. Sì, devo ammettere che c’è molta attrazione nel loro mistero, il fatto di essere così belli, così suggestivi… Il mistero fa parte dei Bronzi di Riace”.  

 Ma come Lei ci ha appena raccontato il MArRC non è solo Bronzi di Riace.

“Certamente i bronzi sono tra le opere più conosciute al mondo, ma mi fa piacere registrare, proprio dai visitatori, l’apprezzamento di tutto il museo".

Parliamo dei giovani, qual è il loro approccio con la cultura e come avvicinarli al mondo museale?

“Le iniziative sono tante, non solo per farli venire al museo ma soprattutto per farceli tornare. Abbiamo promosso proposte dedicate ai più piccoli. Partiamo da zero, non dimentichiamoci che nel 2017 il museo era in gran parte chiuso”.

Qualche esempio?

“Abbiamo promosso le giornate delle famiglie al museo e abbiamo dato vita all’Enigmarc. Si tratta di una nostra elaborazione, con la creazione di una serie di giochi che si possono svolgere interagendo con i reperti in vetrina. Le soluzioni dei vari giochi sono da ricercare all’interno delle stesse. Vedere questi bambini che si muovono all’interno del percorso espositivo del museo è stata una grande soddisfazione, così come vedere i genitori giocare con i loro figli, tutto questo dà il senso di queste iniziative. In più, quest’anno, abbiamo creato un’intera offerta didattica divisa per età con tante iniziative tematiche sui vari aspetti del museo. Si parte dal gioco “colora l’antico”, dedicato ai piccoli in età prescolare, che possono colorare i disegni dei reperti, fino a giochi più impegnativi. E’ una sfida culturale e si deve lavorare sui bambini ma anche sui genitori. Si parte dalle famiglie per far sviluppare ai bambini l’amore verso la cultura”.

Tante belle idee, sicuramente sono stati toccati i tasti giusti per avvicinare e appassionare i più giovani.

“Siamo rimasti sorpresi positivamente dal successo di alcune iniziative, come quella di halloween, che ha visto la partecipazione di circa 230 bambini con le proprie famiglie. Devo dire che è stata una bella sfida”.

Come più volte abbiamo ribadito il territorio è ricchissimo di testimonianze del passato. Un lembo della grande necropoli ellenistica è stata scoperta durante la costruzione dell’edificio, vero?

“Il 30 maggio 1932 fu posta la prima pietra per la realizzazione dell’edificio, si capì subito che si trattava di un’area di natura archeologica. Proseguendo negli scavi per la realizzazione delle fondamenta si mise in luce il lembo di una grande necropoli di età ellenistica: la necropoli settentrionale. Proprio qui accanto passavano le mura della città e una buona parte di quella necropoli che si trovava all’interno del perimetro del museo è andata distrutta. All’interno del museo sono esposti i corredi funerari di quelle sepolture”.

Tutta la necropoli è andata persa?

“No. Lo scavo fu ampliato verso nord, quella parte di necropoli si è salvata. Nei mesi precedenti all’apertura del museo il mio impegno è stato di allestire quell’area, mai resa visitabile, liberandola dal materiale che si era accumulato negli anni. L’abbiamo valorizzata molto. L’area viene visitata con il supporto dei volontari del Touring Club”.

Una bella soluzione che coinvolge il territorio?

“Il legame col territorio è elemento fondamentale. In questi anni il museo è diventato un luogo inclusivo per tutte le culture del territorio che ha risposto entusiasticamente, basti pensare ai  numerosi partner culturali come il Parco Nazionale d’Aspromonte, il Planetario Pythagoras, il conservatorio Cilea, e alle associazioni come il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, il Touring Club. E’ di pochi giorni fa il progetto sinergico con il dipartimento di Architettura dell’Università Mediterranea che si aggiunge agli accordi già stipulati con altre università italiane e straniere per fare ricerca sulle collezioni del museo. Il messaggio è che insieme si può fare tanto”.

Aumentano i visitatori…

“Ci stanno gratificando! Dai circa 163 mila visitatori del 2015, siamo arrivati a oltre 227 mila. Numeri importanti che convogliano non solo turisti ma anche membri della collettività del territorio. Abbiamo coinvolto la Sicilia, Messina, proprio per rappresentare la cultura dell’area dello stretto che unisce e non divide. La mostra Zancle e Reghion, per esempio, con materiali reggini e messinesi nelle stesse vetrine che danno la dimensione di come la cultura, nell’antichità, fosse la stessa”.

Tutela delle radici, valorizzazione della memoria, diffusione di cultura, il museo è questo ma anche tanto altro! Le attività di laboratorio per esempio…

“Il museo non è solo spazi espositivi. Il museo ha come funzioni precipue la conservazione e la gestione del patrimonio archeologico e culturale. Un riordino continuo di collezioni che vengono passate al laboratorio di restauro. Un lavoro di documentazione e rendicontazione del patrimonio. Reperti che vengono studiati e poi presentati al pubblico in mostre temporanee, spesso accanto a reperti in esposizione permanente che, prelevati dalle loro vetrine vanno a raccontare altre storie in differenti narrazioni tematiche”.