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Martedì, 20 Ottobre 2020

Con il Rotary Reggio Est, in cammino verso una nuova cultura del ritorno

Con il Rotary Reggio Calabria Est lungo la via dei borghi, per riscoprire una parte di mondo dimenticato ma anche  per restituire il giusto valore alle piccole cose, a quei luoghi da tempo relegati ai margini, per distrazione, per assuefazione, o forse solo perché la società lo impone, quasi come prezzo necessario.

Alessia Logorelli, presidente del Rotary Reggio Calabria Est
Alessia Logorelli, presidente del Rotary Reggio Calabria Est

È suggestiva, anche un po’ romantica ed affatto anacronistica l’idea del Club reggino con base operativa nell’Area grecanica, di individuare come tema per le proprie attività, in coincidenza con l’anno dei borghi, ufficializzato nel 2017 dal Ministero per il Turismo, la riscoperta dei centri storici in particolare e delle aree interne più in generale, lontani dai centri cittadini, dai salotti e dalle usuali convention, immersi nel ventre di un territorio dove anche i silenzi  sanno parlare ed al pari delle parole rivelano i segreti  di una terra che reclama attenzione e chiede di essere raccontata. Abbiamo incontrato Alessia Logorelli, presidente del Rotary Reggio Est, in un uggioso pomeriggio di fine febbraio. Alessia è una giovane psicologa che mette da tempo le sue energie al servizio del Rotary, una donna che con e per il Rotary sta approfondendo la conoscenza, come lei stessa tiene a precisare, di una terra bella ed affascinante forse dimenticata troppo in fretta. Parliamo di ricordi con Alessia che, invertendo i ruoli mi chiede per un attimo la mia personale idea su ciò che stanno realizzando. Le rispondo che ammiro molto quello che stanno facendo perché i miei ricordi ricorrenti che mi confinano in un perenne stato di melanconia, sono quelli in chiaroscuro di una Calabria contadina ormai scomparsa, pezzo da museo all’aperto con i suoi profumi, la sua gente, i suoi ritmi sempre uguali. I miei ricordi ricorrenti, dico ad Alessia, sono cartoline ingiallite, consumate dal tempo, calpestate da una società che nel suo incedere ha travolto tutto senza rispetto. Oggi  ripasso da certi luoghi, mi fermo apro il finestrino chiudo gli occhi, la solitudine che mi circonda scompare e riaffiorano alla mente volti e suoni, gli schiamazzi dei bambini, le donne che si chiamano dai balconi, lo scampanio dei collari delle mucche. Se inspiro profondamente posso sentire ancora l’odore della terra bagnata e dello sterco di capra ma anche quello del rosmarino e del basilico in bella mostra nei vasi di terra cotta davanti alle case, ricordi ed immagini che in realtà non mi hanno mai abbandonato. Per questo ed anche per molto altro mi ha appassionato l’idea del Rotary, singolare e controcorrente.

Cosa spinge un club come il vostro a scegliere come tema la riscoperta dei centri storici ?

Il tema che abbiamo scelto – spiega Alessia Logorelli – “In cammino verso una nuova cultura del ritorno”, vuole essere una traccia molto più che simbolica o retoricamente ben augurante, perché ritorno non significa necessariamente pensare di tornare ad abitare certi luoghi come fatto in passato, ma certamente di rivisitarli in chiave moderna scoprendone una nuova missione sociale ed un nuovo ruolo in una società che corre veloce dimenticando il gusto della lentezza. Oltretutto – prosegue – il percorso itinerante intende sottolineare, in coerenza con la terza via d’Azione del Rotary, ovvero l’Azione di Interesse Pubblico, l’importanza della continua opera di valorizzazione di luoghi di grande interesse artistico e paesaggistico di cui il territorio d’azione del nostro Rotary Club Reggio Est è ricchissimo.

Non pensi si corra il rischio di essere fraintesi, di essere letti come inutilmente sentimentali ed anacronistici ?

Assolutamente no e poi l’obiettivo val bene il rischio e poco importa se non tutti coglieranno il senso di ciò che vogliamo fare. In questo caso poi l’obiettivo è duplice, da un lato contribuire insieme alle Istituzioni ed ai diversi stakeholder a portare un contributo alla bellezza dei centri storici che per troppo tempo sono  rimasti nascosti sotto la polvere dell’abbandono. Dall’altro promuovere una nuova cultura del ritorno, avvicinando la gente a quei piccoli centri che conservano ritmi ormai quasi dappertutto scomparsi, ascoltando e facendo riascoltare tra le vie, le piazze, le case l’eco della storia.

Come definiresti questa esperienza lunga un anno, partita da Bova che si concluderà a primavera inoltrata a Pentedattilo ?

Mi piace leggerla come un’esperienza dei sensi dalla funzione quasi catartica, un viaggio che ci permette di tornare alla nostra quotidianità, ripartendo da questi luoghi, più concentrati e consapevoli di noi stessi e delle nostre origini, riprendendo il nostro cammino per il mondo, per “Fare la differenza” ed essere testimoni di valori.

Quanto pensi di avere ricevuto dai luoghi che hai visitato e quanto invece pensi abbia dato il Rotary alla propria terra ?

Lo spirito del Club è quello di fare service, un service che ci piace leggere ed attuare nell’accezione più ampia del termine, dunque anche fuori dai consueti canoni, da quelle azioni riconosciute a livello mondiale che hanno fatto del Rotary una delle realtà associative di più alto livello e di maggiore impatto. Può e deve essere service anche l’amore per il nostro territorio e l’impegno per farlo riscoprire ed amare, perché una società migliore parte da tante piccole cose, dall’attenzione al particolare, ai sentimenti, ai luoghi, ai rapporti interpersonali che proprio in certi luoghi costituivano la quotidianità. Quanto mi ha dato questa esperienza ? certamente molto, in termini di conoscenza di luoghi a me colpevolmente sconosciuti benché a due passi da casa, ma anche in termini di consapevolezza, mi ha regalato la possibilità di fare i dovuti distinguo, mettendo sul piatto della bilancia quanto col tempo abbiamo conquistato e quanto invece abbiamo irrimediabilmente e per alcuni versi scioccamente perduto.