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Martedì, 14 Luglio 2020

“Saggio sopra il vajuolo” (di Antonio Casolini)

E’ un libro, il “Saggio sopra il vajuolo” di Antonio Casolini, scritto a metà Settecento: tempi effervescenti, di rivoluzioni: industriale e francese, l’Italia non era stata ancora “fatta” e nel Mezzogiorno governavano i Borbone. Elegante nella sua bella veste grafica, E’ un libro, il “Saggio sopra il vajuolo” di Antonio Casolini, scritto a metà Settecento: tempi effervescenti, di rivoluzioni: industriale e francese, l’Italia non era stata ancora “fatta” e nel Mezzogiorno governavano i Borbone. Elegante nella sua bella veste grafica, edito da La Rondine e riproposto ai lettori dalla passione per la medicina e per il giuramento di Ippocrate del medico Vincenzo Valente. saggio sopra il vajuoloObiettivo numero uno della riedizione del “Saggio sopra il vajuolo”: ricordare un medico d’altri tempi, appartenente da un nobile casato di Sersale,  un medico dalla forte formazione umanistica che si diede da fare per debellare, su incarico del governatore delle Calabrie il principe Domenico Pignatelli,  il vaiolo. Uno dei più grandi flagelli dell’umanità. Naturalmente una disquisizione  sul vaiolo, introduce un dibattito sui vaccini. E alcune domande: è giusto obbligare alla vaccinazione tutti e per tutto? Le risposte, adesso anche legislative, sono inequivocabili: sì! Vincenzo Valente,  già dirigente medico del servizio di fisiopatologia respiratoria e allergologica del Distretto sanitario di Mesoraca, illustrando le peculiarità del saggio e il tipo di sperimentazioni “assolutamente innovative” per il suo tempo che l’autore mise in atto per debellare il vaiolo, spiega che “il giovane dottore Antonio Casolini ebbe l’incarico di combattere con ogni mezzo l’epidemico morbo abbattutosi sulla popolazione della Presila catanzarese  nel 1785 e, adottando uno speciale metodo di cura, apportò sollievo e salute a quanti erano funestati da tale malattia e nel contempo mandò alle stampe il libro sulla cura del vaiolo” Si calcola – lo ha ricordato Valente -  che nel XVIII secolo 400mila europei morivano ogni anno e che nel XX secolo si siano avuti fra i 300 e i 500 milioni di decessi. Tutto è finito, benché le origini del vaiolo siano rimaste  sconosciute e la più antica prova si riscontri nelle mummie egizie di persone morte circa 3000 anni fa (il corpo mummificato di Ramsete V - morto nel 1157 a.C. - ne porta evidenti segni),  nel maggio 1979, quando l’OMS dichiarò eradicato il vaiolo dalla terra grazie alla scoperta, nel 1801, del vaccino da parte del medico e naturalistica britannico  Edward Jenner (17 maggio 17491823) e all’azione di vaccinazione capillare e sistematica che ne segui. In Italia, dopo gli studi di Jenner,  dalla Liguria a Milano passando per il Regno delle due Sicilie la profilassi è stata costante e non sono mancati casi di medici esemplari che si sono dedicati anima e corpo per debellare il vaiolo. Per quanto riguarda l’Italia, il primo a praticare le prime vaccinazioni jenneriane in Liguria nel 1800 fu il dott. Onofrio Scassi, che era venuto a conoscenza dello scritto di Jenner attraverso il medico inglese dott. Batt. Gli fece seguito nel 1801 Luigi Marchelli, che pubblicò un’importante memoria dal titolo: “Memoria sull’inoculazione della vaccina e il Granducato di Toscana” che il 12 giugno 1801 stabiliva che ”l’inoculazione del vaccino si facesse nello Spedale degli Innocenti”. Ma si deve soprattutto al dott. Luigi Sacco, medico primario dell’Ospedale Maggiore di Milano, sostenuto dalle autorità francesi, il merito di avere propugnato la vaccinazione in Italia. Sacco seppe della vaccinazione jenneriana verso la fine del 1799 ed avendo avuto la fortuna di avere trovato due vacche affette da Cow-pox vicino a Varese, col pus raccolto da esse vaccinò i suoi primi cinque bambini della campagna varesina e sé stesso, controllando a distanza l’avvenuta immunità con l’innesto di vaiolo umano. Nel 1806 Luigi Sacco riferì di avere fatto vaccinare o vaccinato personalmente nei soli Dipartimenti del Mincio, dell’Adige, del Basso Po e del Panaro più di 130.000 persone. In breve volger di tempoi vaccinati del Regno d’Italia, sempre più esteso per le conquiste napoleoniche,giunsero a un milione e mezzo. Lo stesso entusiasmo invase anche il Regno delle due Sicilie.
Questi fatti avvenivano mentre era in atto la rivoluzione industriale con un forte inurbamento dalle campagne, il venire alla ribalta delle problematiche sociali, che si accompagnarono alla nascita dell’igiene pubblica, propugnata soprattutto dal tedesco P. Frank(12) , che ne attribuiva la competenza e la responsabilità allo Stato. Ma sarà invece Napoleone a dare impulso alla pubblica igiene. La malattia non è segnalata negli scritti di Ippocrate, né compare nella letteratura greco-romana.   La prima autentica descrizione del vaiolo, insieme a quella del morbillo che da quello viene differenziato, fu fatta dal medico arabo Al Rhazes. La comparsa della malattia in Europa fu di particolare importanza perché l’Europa costituì il focolaio da cui il vaiolo si estese alle altre parti del mondo, come conseguenza delle successive ondate di esploratori e colonizzatori europei.  Attenzione particolare al saggio di Casolini, ha riservato il microbiologo (direttore del centro di Storia della medicina “Cassiodoro” dell’Università Magna Grecia di Catanzaro) prof. Alfredo Focà che andando oltre ha sostenuto: “Per il futuro della salute dell’umanità i vaccini sono indispensabili. Non si deve assolutamente abbassare la guardia!”. Nessun dubbio sulla necessità delle vaccinazioni da parte del prof. Carlo Torti, docente di malattie infettive alla “Magna Grecia”:  “E’ giusto rendere obbligatorie le vaccinazioni”, condividendo l’iter concordato nella Conferenza Stato-Regioni per approvare una legge che renda obbligatori i vaccini. Piena concordanza col titolo del libro  del prof. Roberto Burioni (Mondadori): “Il vaccino non è un’opinione”.  Del “Saggio sopra il Vajuolo”  sono apprezzabili soprattutto il linguaggio piano e divulgativo e le modalità espressive che con chiarezza indicavano i sintomi del morbo, affinché si desse sollievo attraverso i metodi adottati prima della scoperta del vaccino sia ai ricchi che ai poveri del territorio. Vincenzo Valente dopo aver  fornito  i numeri dei decessi nei secoli provocati dal vaiolo, ha sottolineando, fra l’altro, le richieste del medico perché si costruissero i primi ospedali. Il saggio, insieme al trattato sulle febbri intermittenti, valse a Casolini, per la descrizione dei metodi innovativi e personali sperimentati in quel frangente storico,  il conferimento della nomina di accademico della Reale Accademia di Napoli. Dalla lettura del saggio e da un recente presentazione che si è svolta a Sersale a cui ha preso parte il prof. Focà, è emerso il il paradosso - che deve allertarci sulle valutazioni degli accademici e dei centri di controllo più blasonati - per cui mentre Edward Jenner, che per testare il vaccino non esitò a iniettarlo sul figlio di 8 anni, dovette pubblicare a sue spese il suo studio perché la ‘Rojal Society’ di Londralo lo rifiutò,  lo studio farlocco che metteva in relazione i vaccini con l’autismo di Andrey Wakefiled venne invece  pubblicato nel 1988 da ‘Lancet’ senza battere ciglio. Toccò poi ad un giornalista, Brian Deer, dimostrare che Wakefield aveva contraffatto i dati. Il vaiolo fu dichiarato eradicato dalla terra nel 1979 dall’Oms. Nel mondo attualmente solo 7 laboratori conservano ceppi del vaccino dei vaiolo, mentre l’Oms ha in custodia ampie scorte del vaccino.