Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Martedì, 14 Luglio 2020

Intervista ad Anna Gastel, ambasciatrice della Riserva Naturale Valli Cupe

Il Nord che guarda il Sud: Anna Gastel. Non è però una novità. I cavalieri viaggiatori dell’Ottocento non si sentivano paghi, se non lo visitavano: a piedi, a dorso di muli, in motocicletta. Sublimati dalle foreste calabre e catturati dalla Il Nord che guarda il Sud: Anna Gastel. Non è però una novità. I cavalieri viaggiatori dell’Ottocento non si sentivano paghi, se non lo visitavano: a piedi, a dorso di muli, in motocicletta. Sublimati dalle foreste calabre e catturati dalla dignitosa povertà dei paesi a nido d’aquila.

Anna Gastel, ambasciatrice della Riserva Naturale Valli Cupe Anna Gastel, ambasciatrice della Riserva Naturale Valli Cupe


C’è una poesia di Heine sull’abete che durante il gelido inverno sogna una palma cresciuta al Sud. La interpreta magistralmente Giorgio Pressburger ne “L’orologio di Monaco”: «È il Nord - dice lo scrittore ungherese - che sogna il Sud, soprattutto l’Italia». Non a caso, molti segreti naturalistici del Sud italiano sono stati celebrati da stranieri. Non a caso la definizione più suggestiva delle Valli Cupe l’ha data un belga, il naturalista John Bouquet. Che nel 2001 giunse nel canyon calabrese, da qualche mese diventate Riserva Naturale grazie ad una legge approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, e disse: «Ecco qual è il segreto meglio custodito d’Europa».

IL NORD CHE SOGNA IL SUD

Il Nord che sogna il Sud. D’accordo, dice la milanese Anna Gastel, «ma alla condizione che il Sud riprenda ad apprezzare la bellezza che genera rispetto». In un affollato auditorium della “Porta del Parco” di Sersale, la milanese è stata designata “ambasciatrice” nel mondo delle Valli Cupe: «Possiamo fare grandi cose, se valorizziamo le immense ricchezze naturalistiche della Calabria. Le Valli Cupe e Carmine Lupia (il giovane botanico che da vent’anni si affanna per promuoverle, ndr) sono la dimostrazione che la Calabria ce la può fare». Anna Gastel, storica dell’arte e prima donna battitrice d'asta da Christie's, rientra a pieno titolo nell’inner circle della cultura italiana. Su richiesta dell’allora presidente Giulia Maria Crespi, s’è impegnata nel FAI, di cui è stata vicepresidente fino al 2015. Oggi è presidente di MiTo, il Festival internazionale della musica che dal 2007 unisce Milano e Torino. D’estate è in vacanza a Sant'Andrea sullo Ionio, ma non di rado arriva in Calabria nelle altre stagioni per fare trekking. Ha detto di recente a “La Stampa”: «Credo nella assoluta importanza della cultura e penso che la bellezza generi rispetto e aiuti a vivere meglio».

Qual è il suo rapporto con la Calabria?

«Di grande amore. D'inverno è bellissima. Le realtà montane sono straordinarie. E l'autunno, con i suoi caldi colori, le castagne, i cinghiali, il maiale. Penso a quei meravigliosi documentari di Vittorio De Seta che raccontano poeticamente le tradizioni di una Calabria antica, nobilmente contadina, tanto quanto Olmi racconta la sua Brianza».

Cosa pensa della legge istitutiva della Riserva Naturale Valli Cupe?

valli cupe1«Un successo delle istituzioni e della gente comune, ma soprattutto dei giovani della cooperativa “Segreti Mediterranei” che, guidati da Lupia, hanno saputo porre all’attenzione i giacimenti ambientali di un territorio magnifico. È un premio alla Calabria che crede ancora in se stessa».

È contenta dell’investitura di “ambasciatrice” della Riserva?

«La proposta mi è piaciuta. La Calabria è una terra meravigliosa perché ricca di tutto: entroterra, mare, montagna, bellezze architettoniche, sapori buoni come in nessun altro posto. E le case contadine sono le più belle del mondo. Ma realtà politiche, corruzione e indifferenza dei cittadini ne inibiscono sviluppo e valorizzazione. La Riserva può essere un’inversione di tendenza, ma a condizione che la si lasci sviluppare seguendo la sua missione originaria, valorizzando le competenze e tenendo fuori ogni logica clientelare e parolaia».

Cosa pensa della Calabria che lei frequenta da ormai tanti anni?

«La realtà calabrese è molto forte, distrutta in tante parti ma ancora vitale. La Calabria autentica esiste ancora e va ricercata e difesa. Chi viene qui, come me, da milanese, non vuole la pescanoce che può trovare anche a Milano, ma cerca la merendella dal profumo unico che si trova solo qui. Sono piccolissimi esempi di ciò che ancora vive e brucia in Calabria. Bisogna cercare il “locale”, non globalizzarsi. Questo è il turismo da incentivare».

La Calabria ha bellezze straordinarie, ma ha difficoltà a valorizzarle...

«È una regione molto difficile in cui vivere, piena di contraddizioni. La difficoltà a valorizzare le sue bellezze deriva, tra l'altro, dalla mancanza di infrastrutture di qualità. Inoltre, a volte penso che i calabresi si vergognino un po’ delle loro origini. Ma le loro sono radici nobili. Il mondo contadino è di una saggezza meravigliosa.

Un’immagine del convegno svoltosi a Sersale per discutere della legge regionale  istitutiva della Riserva Valli Cupe Un’immagine del convegno svoltosi a Sersale per discutere della legge regionale istitutiva della Riserva Valli Cupe


È come il mondo degli indiani d'America: sa vivere in armonia con la natura. È un mondo che niente spreca e niente rovina, che fa le case con la pietra e l'argilla del posto, case che si fondono con il paesaggio circostante. Le case contadine sono armoniche e funzionali. Sta lì la vera eleganza. Il problema è forse di certa borghesia che invece rifiuta le sue origini e vuole mostrarsi per ciò che non è: una classe superiore. Ma la raffinatezza del sentire si raggiunge solo con la cultura e la profondità dell'essere, non dell'apparire».

Si coglie unprocesso di omologazione che spesso scade nell'anonimato…

«Peggio, nel cattivo gusto. Kitsch è voler apparire qualcosa che non si è. Cultura è conoscere, comprendere per divenire migliori. I veri calabresi sono quelli che riscoprono la propria terra, ne sono orgogliosi e vorrebbero che mostrasse un'altra immagine di sé, come le radici che partono da lontano, dalla Magna Graecia. Non deve però essere necessariamente solo un retaggio: la soluzione è rinnovarsi, creare. La Calabria deve ritrovare la sua anima: il Sud che riconosce la propria essenza è invincibile. Dobbiamo dunque cercarla, senza tentare di costruire una Costa Azzurra che esiste già».
Cosa manca in Calabria dal suo punto di vista?

valli cupe«Mancano sindaci intraprendenti e illuminati che abbiano l'idea di promuovere questo tipo di cultura. E manca una comunicazione ad alto livello. Basta realizzare siti ad hoc in rete: verrebbero dall'Europa, dall'America. Paesaggi immacolati, cibo locale, artigianato: quante realtà in questi piccoli paesi si potrebbero attivare senza costruire, ma restaurando ciò che di bello e valido ancora esiste nei centri storici. Con la competenza di architetti intelligenti e di buon gusto, si potrebbero recuperare vecchi abitati contadini o antiche case patrizie, senza alterarne lo charme. Costerebbe un filo di più, ma attirerebbe un pubblico più raffinato e pronto a spendere…»