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Domenica, 20 Settembre 2020

I 95 anni di Giovanni Mastroianni, “maestro del dubbio” e delle “necessità relative”

Ha compiuto 95 anni (venerdì 15 gennaio) lo storico e filosofo Giovanni Mastroianni nato a Catanzaro nel 1921. I suoi allievi “devoti” (a centinaia e sparsi ovunque) hanno alzato i calici nella sua casa di Imola dove sono andati a

Ha compiuto 95 anni (venerdì 15 gennaio) lo storico e filosofo Giovanni Mastroianni nato a Catanzaro nel 1921. I suoi allievi “devoti” (a centinaia e sparsi ovunque) hanno alzato i calici nella sua casa di Imola dove sono andati a festeggiarlo. E ognuno di loro, dai canuti capelli e le mestizie della maturità, ha sparso stille d’entusiasmo nella stanza e fatto un brindisi per i suoi tondi 95 anni.

Il prof. Giovanni Mastroianni, storico e filosofo, ha compiuto 95 anni nella sua casa di Imola dove molti dei suoi allievi sono andati a festeggiarlo. Il prof. Giovanni Mastroianni, storico e filosofo, ha compiuto 95 anni nella sua casa di Imola dove molti dei suoi allievi sono andati a festeggiarlo.


Come nell’ultimo film di Akira Kurosawa, “Madadayo”. I discepoli accanto a lei - caro Professore - quelli meno immemori della sue lezione, le hanno chiesto: “Mada Kai?” (Sei pronto?). E lei, nello stesso modo del prof. Uchida del film, ha risposto : “Madadayo”. Non ancora. Auguri al professore Giovanni Mastroianni, critico (“ipercritico”) dell’ “oggettivismo filosofico” e del “necessitarismo storico”. Ha pubblicato decine di studi ognuno dei quali ha lasciato tracce profonde.
Tra le sue opere più significative: “Teoria della storiografia artistica e letteraria in B.Croce (un testo che fu il motivo di un rilevante scambio di lettere con Benedetto Croce, lettere poi ristampate in appendice al volume “ Da Croce a Gramsci”); “Antonio Labriola e la filosofia in Italia”; “Studi sovietici di filosofia italiana”; “Cultura e società in Calabria fra l’Otto e il Novecento”; “Vico e la rivoluzione. Gramsci e il diamat”; “Trad. e cura di N. I. Bucharin “Teorija istoriceskogo materializma. Populjar’nyj u?ebnik marksistskoi sociologij. La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista”; “La filosofia in Russia prima della Rivoluzione. I “Voprosy filosofii i psichologii”; “Pensatori russi del Novecento” (per conto dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici).
Dalla cospicua produzione di sapere - volendo periodizzare - in Mastroianni si succedono più fasi fino all’approdo gramsciano. Da Croce (fine anni Quaranta) alla fase marxista di stampo hegeliano e quindi, abbastanza presto, all’elaborazione in chiave radicalmente ‘anti-hegeliana’ e ‘pragmatistica’ passando da Vico e il marxismo, il giovane Croce e i crociani, i “principi” del Gentile, al “sapere storico” del Garin, Antonio Labriola e la filosofia in Italia. Tutto alla luce di un irrinunciabile criterio del controllo di un “risultato scientifico” mediante limitative negatività e prudenti formulazioni di verità mai possedute per sempre e pur sempre aperte alla riepilogazione, alla riformulazione, alla innovazione della verifica. Il dubbio come metodo di lavoro, sempre. Semplificare un impegno di studi tuttora in atto e così corposo e plurale, non è un’impresa accessibile per chi non è addentro a questioni complesse, dibattute con gran fervore, e che affondano le radici all’inizio del “Secolo breve”. Giovanni Mastroianni, forse, può essere definito un “maestro del dubbio. Storico e filosofo delle necessità relative”.

Il prof. Giovanni Mastroianni Il prof. Giovanni Mastroianni


Spiega il pedagogista Nicola Siciliani de Cumis (presidente dell’Associazione internazionale Makarenko) da sempre in contatto con Giovanni Mastroianni: “Il buon dio che, come il diavolo, sta nel dettaglio potrebbe forse fornire una chiave di lettura unitaria del suo lavoro”. L’espressione non è casuale. Il copyright è di Aby Warburg, l’importante intellettuale tedesco del secolo scorso, collezionista di libri e di opere d’arte, fondatore del Warburg Institute di Londra, nonché acuto interprete di fatti e idee della storia dell’arte (e non solo). Il tema del “dettaglio”, secondo Warburg, è stato studiato in particolare da Mastroianni, nel quadro di altre raffinatissime analisi di altre espressioni emblematiche, caratterizzanti per differenza le distintive proposte filosofiche di alcuni autori. Per esemplificare: allo studio di Warburg sul “dettaglio” si affiancano tra l’altro il “codino” del Barone di Munchausen, il “filo rosso” di Goethe, le “cose” di Labriola e, diversamente che in Labriola, il“für ewig” di Gramsci e l’“atto umano umanamente responsabile” di Bachtin. A breve, richiamando la specialità che l’ha visto insegnare per 17 anni ad Arcavacata di Rende “Storia della filosofia politica”, sarà data alle stampe un volume che comprende scritti su Vico, Labriola, Croce, Gramsci, Il barone di M?nchhausen, Angelo Camillo De Meis; Dostoevskij, Solov’ëv; Acri, Fiorentino e Garibaldi; Dewey e Bellamy; Warburg; Bogdanov; Bachtin, Kojève; Garin, fra storiografia, filosofia e politica.
Di questo intellettuale di sinistra, mai organico ad alcuna ideologia e men che meno a un partito, autore di indagini scientifiche aperte alle effettive novità e al tempo stesso chiuse alle affrettate formulazioni di ipotesi filologicamente non supportate, Wikipedia non riporta alcunché. E dentro il magmatico vorticoso flusso di notizie della Rete c’è davvero poco (a parte una bella intervista pubblicata dalla rivista on line “Nazione Indiana” del filologo classico Luigi Spina sulla questione Bachitin, il filosofo, critico letterario e storico russo). Naturalmente di queste omissioni, frutto di una strategia per fare del popolo globale un insieme di “frenetici informatissimi idioti” (Franco Ferrarotti), Mastroianni credo non sia preoccupato. D’altronde, per rendere omaggio al suo cursus honorum, ci pensa Eugenio Garin, il massimo storico della filosofia del ‘900. Che dice: “Da tempo Giovanni Mastroianni va conducendo un lavoro assai proficuo, e che si desidererebbe più largamente utilizzato, sottoponendo a un esame puntuale, anzi spesso puntiglioso, una serie di pensatori italiani in cui si sono variamente espresse le discussioni e l’elaborazione del marxismo in Italia. Ne è uscita una salutare revisione di luoghi comuni, che ha posto in crisi genealogie già largamente accolte: e innanzitutto il rapporto convenzionale fra idealismo e marxismo […]. Il merito, non di oggi, del rigore filologico, o, meglio, dello ‘scrupolo di esattezza e di onestà scientifica’ di Mastroianni, è stato quello di avere molto presto revocato in dubbio quell’albero genealogico così edificante del ‘marxismo italiano’; ma di averne, implicitamente, combattuto le insidie politiche. E sarebbe il caso di parlare innanzitutto del suo Labriola”. Non è tutto. Sempre Garin: “La lezione, anche di metodo, che scaturisce dalla lettura dell’edizione Gerratana dei Quaderni e che Mastroianni vuole avviare, mi sembra molto importante. Attraverso le varianti, la tormentosa insistenza su alcuni termini, e su alcuni nodi problematici, è, a volte, rivelatrice. Basterebbe por mente a quanto qui Mastroianni sottolinea a proposito delle posizioni assunte da Gramsci nei confronti della scienza e della filosofia della praxis. La filosofia della praxis “non ha bisogno di sostegni filosofici all’infuori di se stessa”. Così infilato nel dibattito culturale internazionale, Mastroianni, che al Liceo classico Galluppi diCatanzaro ha insegnato per ben 27 anni, non è estraneo però alle questioni specificamente meridionali, per cui ha avuto un interesse permanente, convinto del nesso palese tra dimensione locale e dimensione internazionale della ricerca. Lo storico Augusto Placanica, uomo di grande ironia, gli diceva: “Vui siti comu ‘u Sidollo, bruttu quandu l’adduri ma caccia a lordia e lucida bonu” (“Voi siete come il Sidol, sgradevole se ne senti l’odore ma toglie lo sporco e lucida bene). Roberto Scarfone, per anni corrispondente per l’Ansa a Mosca, da catanzarese confessa: “Quando vidi nella ex Biblioteca Lenin di Mosca gli scritti di Mastroianni mi commossi. A poca distanza da quel corridoio c’è, sotto le mura del Cremlino, una stele con il nome di Tommaso Campanella indicato come uno dei liberatori dell’umanità. Oltre quelle mura andò per i lavori dell’Internazionale il catanzarese Maruca che io bambino vedevo sull’uscio della sua bottega. Infine visse per anni a Mosca Giuseppe Garritano, Amantea, provincia di Cosenza, che presentò in Italia Bachtin…” Dalla foresta di allievi “devoti”, che ovunque s’incontrino nel mondo conosciuto (e anche nell’aldilà) hanno lesto un aneddoto da rievocare sprizzando ammirazione per Giovanni Mastroianni, molti si sono dipartiti per ritrovarsi ad Imola. Per alcuni di loro è stato un seminatore. Per anni ed anni, toccherà perlustrare tra le sue carte, le sue ricerche inarrestabili e i suoi interessi che sono un vero giacimento di ipotesi, concatenazioni, rimandi. Interessi anche letterari. E non di secondo piano, visto che ha avuto il “Premio letterario internazionale Russia-Italia. Attraverso i secoli” e una menzione d’onore (da una giuria composta dai professori Vittorio Strada, Cesare G. De Michelis, Stefano Garzonio, Fausto Malcovati e Serena Vitale) per la traduzione in italiano di La Stella Rossa e L’ingegner Menni di Alaksandr Bogdanov: “Con la sua aderente e godibile traduzione dei due romanzi utopici di Aleksandr Bogdanov, Giovanni Mastroianni prosegue il suo meritevole lavoro di traduttore e studioso dei filosofi russi del primo Novecento, con una particolare attenzione rivolta a Michail Bachtin”.