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Venerdì, 04 Dicembre 2020

La scrittura travolgente di Angela Bubba

“MaliNAti” cattura l’attenzione di pubblico e critica

Avere poco più di vent’anni e una passione forte. È un po’ un tratto comune a molti giovani che sentono dentro una forza travolgente per qualcosa, un desiderio vero, un’energia viva.
Dare sfogo ad un’emozione, a dei pensieri, a delle considerazioni, a delle sensazioni. Descrivere il mondo visto con i propri occhi e dargli forma, una forma che sappia di realtà, di verità.

La giovane scrittrice Angela Bubba


È questo che fa Angela Bubba, giovane mesorachese, quando, penna in mano, dipinge la realtà di tanti giovani, come lei, nati in Calabria. È una penna che urla rabbia, disappunto, dolore, delusione, rassegnazione, ma anche meraviglia e stupore quella di Angela Bubba, giovane donna nata alla “periferia del mondo” con la voglia di scrivere, di fermare su carta le immagini e gli istanti, per renderli unici e immortali.
La sua determinazione l’ha imposta all’attenzione del pubblico e della critica per il suo modo di esprimersi originale e allo stesso tempo maturo, nonostante l’età. È stata infatti vincitrice del Premio “Verga” nel 2006 con il racconto “Il Matrimonio”, finalista al Premio “Campiello Giovani” nel 2007 con il racconto “Quarto di luna”, finalista al Premio “Calvino” nel 2008 con una raccolta di racconti, ed è risultata, sempre nel 2008, tra i dodici finalisti del prestigioso Premio “Strega” con il suo primo romanzo intitolato “La casa”.
Da poco è edita la sua ultima fatica, il romanzo “MaliNati”, in cui, senza sfumature e con la schiettezza e il piglio propri della gioventù, Angela Bubba parla di quello che è il tratto comune a tutti i suoi scritti: il luogo d’origine. La casa prima e la Calabria poi diventano dunque lo scenario in cui si muovono i suoi personaggi, tutti talmente veri da poter essere paragonati a personaggi reali.
Prosegue così sulla giusta via il sogno di una ragazza, un sogno, appunto, quello di diventare scrittrice, nato conlei e reso possibile grazie all’incontro di persone che hanno saputo capire e coltivare il suo talento, non permettendole di riporre la sua penna in un cassetto, ma spronandola e motivandola a proseguire su una strada che, a giudicare dagli esordi, sembra per lei già tracciata. Tra queste persone cita la sua insegnante delle scuole elementari, un suo professore del Liceo, e il suo attuale editor, Massimiliano Governi.
Angela Bubba spiega di essersi avvicinata ad un mondo, quello della scrittura, prima a lei sconosciuto e dichiara di averlo fatto non col fine di veder pubblicato il suo lavoro, ma con l’intento di confrontarsi con se stessa e con la sua capacità di saper sviluppare una storia o un personaggio. E questa è una cosa che la alletta ancora molto tanto da affermare che ha “voglia di confrontarsi con altre storie e con altri personaggi”, così come ha il desiderio di “conoscere e confrontarsi con altri autori”, soprattutto con quelli che stima di più.
Completare un lavoro non è cosa facile e si incontrano spesso tante difficoltà, ma scrivere è qualcosa che rende liberi, che dà quasi la sensazione di volare. Ed è così che si sarà sentita la giovane autrice nel vedere compiuti i suoi primi romanzi, che sono si frutto di lavoro, ricerca e confronto ma anche della sua capacità di meravigliarsi per tutto, “anche per una carta di caramella buttata per strada”. Una meraviglia che si traduce poi nella capacità di dare una forma diversa al suo stupore.
Nascono così paesaggi, personaggi, situazioni che diventano universali, nonostante partano sempre dalla terra dove lei è nata, da quella Calabria e da quella calabresità che ci si porta dentro, come un marchio e che costringe spesso, troppo spesso, ad affrontare una realtà dura, una realtà diversa, con gli occhi del disincanto.
È questo Angela Bubba, una giovane scrittice, nella sua “condizione” di calabrese e il suo impatto col mondo, quel mondo drammaticamente vero descritto nel suo MaliNati

“… benvenuti in Calabria, paese di spartani e africani sfrattati, delle arance di sangue e dei corpi dimenticati. Il paese delle badanti e dei raccoglitori stranieri, il luogo dei morti bianchi e dei morti neri. Benvenuti nel paese della solitudine. Nel posto della ‘ndrangheta e dell’anonimato, delle strade d’arsenico e del passato affondato. Nella terra degli ospedali assassini e dello Stato invisibile, e dove nessuno sembra poter arrivare. Dove tutto si può dimenticare. Benvenuti in una disperazione bianca, nel paese che non ha più miti e che non ha più le parole. Nella più fonda notte dell’Italia, in un’oscurità chiamata Calabria. Benvenuti. …”