Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Sabato, 15 Agosto 2020

Piergemma: poetessa, pittrice e critica letteraria

E’ ormai di casa a Firenze, nello storico caffè letterario “Le Giubbe Rosse”, ritrovo nel quale si sono confrontate le più importanti correnti letterarie ed artistiche del novecento, come il Futurismo, l’Ermetismo, e le Neoavanguardie e hanno calcato quelle sale E’ ormai di casa a Firenze, nello storico caffè letterario “Le Giubbe Rosse”, ritrovo nel quale si sono confrontate le più importanti correnti letterarie ed artistiche del novecento, come il Futurismo, l’Ermetismo, e le Neoavanguardie e hanno calcato quelle sale poeti del calibro di Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo.

Pierina Laganà, in arte Piergemma Pierina Laganà, in arte Piergemma


E’ Pierina Laganà, in arte Piergemma. Oggi affermata poetessa pittrice e critico letterario, con numerose pubblicazioni di successo e mostre pittoriche. Un suo dipinto “Idea” è esposto al Museo dell’Arte Moderna e contemporanea di Colelli di San Roberto, e con, “I frutti del deserto” e “Giallo, Verde,Arancione” è stata presente alla collettiva “Marguttarte”.
“La mia arte è amore per la vita”, rivela al termine di un lungo ragionamento dove cerca di far capire il senso della sua missione.
E’ nata in Belgio da genitori italiani. Vi resta fino all’età di 11 anni e questo “segna” molto la sua formazione successiva. “Sono di madre lingua francese, ma nello stesso tempo, i miei genitori, mi hanno insegnato l’italiano. Ho vissuto quindi questo binomio tra tradizioni calabresi e tradizioni belghe. Ma posso affermare che la cultura belga mi ha dato tantissimo. Fin da bambina sono stata interessata a tante cose; da piccola disegnavo, amavo leggere, scrivere. Poi la vita ti porta ad altre cose. Mi sono laureata in lingue e letterature straniere. Ho vinto un concorso e lavoro come funzionario alla Commissione Tributaria a Reggio Calabria.

La sua è dunque una missione?

“Penso che nemmeno un instante della vita deve essere sprecato. E’ come un attirare l’attenzione verso il bello. Certo, in alcune opere emerge il tema della violenza. Ma parlare tanto di violenza è come parlare tanto di mafia, non fa altro che enfatizzare un aspetto negativo del nostro essere. Dobbiamo valorizzare il buono ed il bello che c’è qui. Ma il bello, purtroppo, non fa notizia. E’ questo il problema. Amo molto la vita. Ho avuto esperienze anche dure nella mia vita, ma essa resta pur sempre un dono, e di tutte le esperienze voglio fare tesoro e dono verso gli altri. Come una lanterna. Si diceva che i “Magi” erano uomini che erano stati nell’aldilà e tornati avevano un sapere superiore di cui ne facevano dono. Non voglio certo paragonarmi a loro, ma della mia esperienza forse qualcosa può essere utile agli altri”.

La sua esperienza belga quanto ha inciso sulla sua successiva evoluzione?

Oggi penso tanto. Ho ricevuto tantissimo. La scuola belga è molto più severa e rigida di quella italiana; viene imposta una grande autodisciplina. Questo mi ha aiutato molto. A cinque anni e mezzo, in prima elementare, un giorno arrivai in ritardo e la maestra mi disse: “Madamoisselle siete in ritardo”. Mi aveva fatto notare con garbo, e severità il mio errore. Questa autodisciplina mi è servita molto e l’ho proiettata in tanti altri settori.

Come nell’arte, nella pittura, nella scrittura e nella poesia…

Pierina Laganà, intervistata da GiorgioNeri Pierina Laganà, intervistata da Giorgio Neri


Ho sempre amato il bello. Da giovanissima desideravo diventare stilista. Ho sempre amato il disegno. Poi, ad un certo punto, ho cominciato a scrivere. E’ capitato che nel 2004 mi è stata chiesta una collaborazione con la rivista “Riforma didattica” sulle competenze degli assi culturali, e per alcuni mesi ho pubblicato miei scritti. Diciamo che da lì ho ritrovato quello che era il mio vero amore. Forse è stata forse una sfida, una esigenza personale. Volevo verificare se le emozioni che mi dava la scrittura le avrei rivissute attraverso la pittura. Quando Così ho iniziato a dipingere, ma non pensavo certo di fare delle mostre. Sono stati gli altri, nel tempo, a chiedermelo ed a convincermi a farlo”.

Come concilia il suo lavoro di funzionario alla Commissione Tributaria e la sua passione per la poesia e per l’arte?

Il mio lavoro mi serve per restare con i piedi per terra. Poi, è chiaro che la creatività viene fuori anche nel lavoro che si fa. Soprattutto oggi che nell’ambito della mia professione ho l’incarico alle pubbliche relazioni. Questo mi aiuta molto. Non amo fermarmi in una cosa sola. Amo fare cose diverse. La mia stanza in ufficio è adornata di quadri. Sono me stessa ovunque. Resto convinta del fatto che ogni cosa che si fa arricchisce. Quello che ho fatto fuori come artista, le mie esperienze sul campo, sono esperienze anche sul lavoro. E quello che faccio sul lavoro mi serve anche nel mio percorso artistico”.

Il percorso artistico spazia tra diverse forme d’arte. La scrittura, la pittura, c’è anche la recitazione….

“Quando ho fatto la mia prima mostra qui a Reggio, dal titolo “Mille gocce di luce”, mi dicevo: «se riesco a suscitare anche un’emozione, sono contenta». Devo dire che il risultato è stato incoraggiante. E’ la verità, senza per questo, come si dice, montarmi la testa, ma fin dalla prima volta le mie sale sono state sempre piene, con tanta gente e tanto affetto attorno a me. Diciamo che la mia idea è stata quella di ‘comunicare’ in qualsiasi modo mi fosse possibile. Tant’è che ho proseguito con la scrittura pubblicando, nel 2008, la mia prima silloge ‘Anelli di donna’, e poi ‘Il bottegaio dell’amore’, lavoro quest’ultimo caratterizzato dalla presenza di poesia, favola, prosa, pittura e fotografia. Il mio intendimento è quello di comunicare in qualsiasi forma possibile.giubbe rosse 021 Per questo il libro ha come sottotitolo ‘l’inarrestabile comunicazione’. Secondo me, dove c’è comunicazione, non c’è violenza”.
“Da lì in poi è stato un continuo andare avanti. Ho dipinto delle maschere, che sono legate al mio amore per il teatro, perché porta all’affermazione dell’uomo in quanto verità. Ho dipinto su tela, ho dipinto su tessuti. Ho presentato, qui a Reggio alla Bottega Lopez, anche una collezione di ceramiche che ho esposto anche a Roma presso ‘Casa Chic”. Ho dipinto anche su degli scialli. La mia ultima prova, diciamo la più difficile, è stata l’ultima performance alle “Giubbe Rosse” di Firenze, dove, assieme a Salvatore Cosentino, magistrato in servizio a Locri, ma appassionato di arte, abbiamo presentato “Il dialogo, il vampiro e il sogno”, testo satirico scritto da me, nonché alcuni brani scelti da Cosentino riguardanti il tema della violenza sulla donna”.
“In questa performance ho inserito la danza, mentre Salvatore Cosentino ha usato il canto. La danza come ulteriore forma di comunicazione. Qualcuno ha scritto: “Chi non danza ignora quel che accade”. La danza avevainizialmente un valore religioso. Si riteneva, infatti, che quando si ballava ci si liberasse da tutti i pesi e si entrasse a contatto con l’aldilà. Ho portato avanti questo discorso come ulteriore forma di comunicazione perché come ho scritto nel libro “Il bottegaio dell’amore” per comunicare bisogna liberarsi l’uno dall’«abito dell’Ego»”.
“Cosentino sta portando in giro per l’Italia questo suo spettacolo dal titolo “Eva non è ancora nata” ispirato da una famosa canzone di Giorgio Gaber, in cui tratta della donna che oggi è oggetto di violenza. Ci siamo ‘intrecciati’ a Firenze tra il mio dialogo “Il vampiro e il sogno” che si ricollega all’eterna lotta tra il bene ed il male. Luis Sepulveda diceva che “i sogni vanno difesi”, o per meglio dire chi ostacola il sogno si inserisce nell’antica lotta tra il bene ed il male. Questo si ricollega, in fondo, al discorso della favola che avevo portato avanti l’anno scorso, sempre a Firenze”.
Con Salvatore Cosentino c’è anche quella brillante e divertente piece dal titolo “La Comédie Humaine – il magistrato e l’artista”, presentata lo scorso anno a palazzo Campanella a Reggio, grazie all’Associazione “Nuovi Sentieri” ed al Segretario Questore del Consiglio regionale on. Giovanni Nucera. Un parallelo che ha come sfondo il teatro della maschera, dove ciò che è non appare, ma è travisato in qualcos’altro. L’artista ed il magistrato che impersonano se stessi in un botta e risposta satirico, a suon di versi e musica.

Come è nata questa collaborazione con Cosentino?

giubbe rosse 019“Con Salvatore Cosentino ci siamo conosciuti durante un incontro culturale. Chiacchierando è nata la proposta di sviluppare alcune idee, che a me non mancano. Siamo partiti così da Polistena con i dialoghi dal titolo “L’anima e il fuoco”. Ed è proprio lì che è nato il dialogo tra il Magistrato e l’artista. E’ stata una cosa molto bella. Effettivamente, a ben vedere, sono due mondi molto diversi. Per me era una cosa impossibile considerare di poter dialogare con un magistrato, per la soggezione che questa figura in genere ci incute.

In questo dialogo l’artista e il magistrato mettono a nudo le loro caratteristiche….

“E’ così. Io, sono riuscita a leggere… la pittrice è così; legge un poco l’animo. Il magistrato fa il magistrato: ‘pulpito che tuona, di ogni facoltà re, magistrato paradiso di Caronte’. Invece la mia poesia che si titolava ‘artista’, era cammino incerto di nuvole, ordito in ordine, tessuto di storie, artista impasto di verità’. Quindi questa contrapposizione tra un artista che dice sempre la verità, perché è libero di esprimersi come vuole, e una persona il cui ruolo lo porta a valutare la verità, sono il piano di un confronto dialettico basato sui rispettivi ruoli. Ma il riuscire attraverso l’ironia… Victor Hugò diceva “l’ironia dalla libertà”. Nel nostro caso è l’ironia il grimaldello che apre le porte tra due mondi totalmente differenti”.

Ma il risultato alla fine è stato piacevole, e vi ha stimolato per nuove esperienze…

“Si, perché poi abbiamo presentato, sempre a Firenze, “La panchina dei bottoni”, ed è stata una perfomance riuscita molto bene. Questo miscuglio tra la mia forma poetica, estremamente delicata, e la sua forma, il suo piglio da magistrato, ha dato vita ad un amalgama molto riuscito. A Maggio, sempre a Polistena, abbiamo presentato il dialogo “Il sorriso e il silenzio””.

Parliamo di “Eva non è ancora nata”….

“In questo dialogo ho recitato alcuni brani che aveva scelto lui e riguardanti il tema della violenza sulle donne. In uno di questi brani si parla di un tema molto attuale: della donna che molte volte sta prigioniera in una forma di violenza pensando che quello sia amore. Possiamo dire che, in forme diverse, Cosentino e io portiamo avanti lo stesso discorso. E questo ha funzionato fin dal primo momento in cui ci siamo visti. Ritengo che la bellezza sia l’unica ribellione possibile.

Come siete approdati allo “Giubbe rosse” di Firenze?

Ero stata invitata alcuni anni fa dal Maestro Riccardo Ghilibelli che cura la parte culturale delle “Giubbe rosse”. Aveva visto un mio dipinto, “Idea” che ho poi donato al nascente museo dell’arte contemporanea, da poco inaugurato a San Roberto con il titolo di Telesiamuseum. In occasione di quell’invito a Firenze ho potuto presentare la mia mostra pittorica “Il bottegaio dell’amore” al critico d’arte Corrado Marsan. Sono tornata diverse volte. E’ un rapporto che mi lusinga molto. Amo molto i futuristi. E quando tra le opere esposte alle Giubbe Rosse ho visto un mio quadro, per me è stata una grande emozione. In occasione dell’ultima rappresentazione de “Il Bottegaio dell’amore”, il mio dipinto era esposto accanto ad una fotografia di Eugenio Montale, un grande della letteratura italiana. Lo ritengo ancora oggi un sogno. Non mi sembra vero. Perché comunque “Le Giubbe rosse” è la storia che vive.

Nel suo futuro artistico cosa c’è?

Con Salvatore Cosentino ci unisce questo amore per la bellezza, per l’armonia della vita, quell’armonia che è l’unica forma di contrasto alla violenza. A Firenze ho portato il mio dipinto “Eva c’est moi” e Salvatore Cosentino il suo dialogo “Eva non è ancora nata”.
Un discorso sulle donne. Perché le donne non nascono in quanto donne. La peggiore forma di violenza è impedire ad una donna di essere femminilmente se stessa. Questo spettacolo invita alla riflessione. Meriterebbe di essere portato in questa città: fatto conoscere, divulgato, per sollecitare la gente, magari esponendo altri dipinti che ho dedicato al tema della donna. Magari che attraverso queste figure, anche Cosentino si inserisse commentando e cantando queste immagini. Cosentino è molto bravo nel cantare e ha inserito questa prova come una ulteriore forma di comunicazione. Vorrei presentarlo a questa città”.