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Mercoledì, 12 Agosto 2020

Il castello Ruffo di Scilla: una storia millenaria che si tramanda nei secoli

La plurimillenaria storia della Calabria respira ancora oggi attraverso i resti e le testimonianze di questo grande passato testimoniato da reperti giunti sino ai nostri giorni nostri, divenendo “guardiani” e custodi del tempo, affinché i posteri possano sempre godere della La plurimillenaria storia della Calabria respira ancora oggi attraverso i resti e le testimonianze di questo grande passato testimoniato da reperti giunti sino ai nostri giorni nostri, divenendo “guardiani” e custodi del tempo, affinché i posteri possano sempre godere della loro vista e del riflesso delle varie epoche di cui essi portano il marchio.

Vista del castello Ruffo di Scilla


Tante le testimonianze del passato e fra le più importanti come non annoverare il castello Ruffo di Scilla?
Suscita sempre grande emozione la meravigliosa vista panoramica sul mare così come la visione delle mura millenarie, le cui prime costruzioni risalgono al V secolo a. C., durante la tirannide di Anassila, primo dominatore ad essere rapito dal fascino della rupe e che proprio nella zona di Scilla, dispiegò le forze del suo esercito per sconfiggere i pirati tirreni, facendo erigere subito dopo la prima fortificazione sulla rocca, che divenne un importante avamposto di controllo sulle rotte marittime. In seguito, gli altri tiranni reggini che si succedettero, argutamente, terminarono la fortificazione, costruendo così un luogo inaccessibile, grazie anche alla costruzione del porto, nella zona di Punta Paci.
Percorrendo la rampa dalla Piazza Matrice fino alla biglietteria, il castello si offre alla vista del visitatore in tutta la sua imponenza.
Elegante il portale in pietra calcarea di Siracusa sormontato da un arco a sesto acuto dovesi scorge, sebbene consumato dal tempo, lo stemma della famiglia Ruffo, risalente al XV secolo. Sulla parete di destra, sono perfettamente visibili le piccole feritoie dalle quali i soldati lanciavano i loro dardi contro le navi nemiche.

Particolare di un torrione Particolare di un torrione


Una volta attraversato il portale, il turista si sente come completamente immerso in un’altra epoca. Sulla destra si trova la parte più antica del palazzo: una zona di camminamento sorretta da piccole volte a botte che nella parte più alta diventavano a crociera. Ancora oggi sono visibili i graffiti sui muri lasciati dai soldati durante le lunghe ore di guardia. Procedendo sulla sinistra, si scorge la piccola rampa di scale che scendeva verso la sala d’armi, il cui interno oggi è adibito a sala convegni. La strada che Paolo Ruffo costruì per arrivare al palazzo è costituita da gradini a bassa altezza per consentire ai cavalli che trainavano la carrozza di giungere agevolmente al portone d’ingresso. Salendo al piano superiore, vi è una grande finestra ad arco la cui funzione era quella di “bocca di fuoco”, utilizzata sicuramente con l’invenzione del cannone e della polvere da sparo. Al piano superiore, la Piazza d’Armi i cui ambienti sono adibiti oggi a sale espositive, al cui interno è esposto il Luntre, una barca di storica importanza.
Indescrivibile la bellezza della vista che si può godere dalla terrazza adiacente: l’imbocco dello stretto di Messina, con l’estrema punta della Sicilia da un lato, ed il Promontorio di Capo Paci dall’altro, ed in fondo le isole Eolie, coi loro vulcani fumanti. Una poesia per gli occhi ed il cuore.

Arco a sesto acuto Arco a sesto acuto


“O castello, tu che sei stato, greco, romano, normanno, tu che dall’alto della tua rupe hai visto una moltitudine di navi giungere ai tuoi lidi nel corso dei secoli, i cui navigatori invano per gran parte hanno tentato di espugnarti, tu che finisti nei versi di Plinio il Vecchio, che ti indicò come Oppidum Scyllaeum, ci puoi raccontare la storia di questa terra attraverso le tue mura eterne, che nel corso dei secoli si sono viste trasformati dai vari popoli che hanno lasciato impressa la loro testimonianza. Di te si innamorò perfino il tiranno Dionisio di Siracusa, che ti conquistò dopo un lungo assedio, e ti tenne in pugno per oltre cinquant’anni, fin quando egli non fu rovesciato dall’insurrezione di Timoleonte di Corinto, e tornasti in mano dei reggini, dopo una breve occupazione dei pirati tirreni. Persino Ottaviano Augusto bramò la tua conquista, e di te ne fece il suo rifugio dall’acerrimo rivale Pompeo, rafforzando la tua fortificazione, trasformandoti inoltre un baluardo strategico di difesa, nonché un centro di controllo delle rotte marittime.
Nel Medioevo diventasti un luogo sacro, con i monaci basiliani che nel 1060 fecero di te un monastero dedicato al loro San Pancrazio, fin quando un altro egemone, un re normanno chiamato Roberto il Guiscardo non ti mise sotto la sua egida, e da lì in poi la sua dinastia regnò su di te, che nel 1255 venisti ulteriormente rafforzato da Pietro Ruffo, su ordine di Manfredi, fin quando non ti prese in consegna l’ennesimo monarca, ovvero Carlo I D’Angiò, nel XIII secolo.

Stemma della famiglia Ruffo Stemma della famiglia Ruffo


Nel 1469 fosti ceduto a Gutierre De Nava, un cavalierecastigliano originario della Germania, che ti restaurò rendendoti ancor più bello e forte, fin quando, non fosti definitivamente acquistato da Paolo Ruffo, nel 1533, alcuni decenni prima che la sua famiglia acquisisse il titolo di principe.
Solo il terremoto riuscì a scalfirti, danneggiando le tua antiche e robuste mura, soltanto ferendo però la tua fierezza e la tua gloria secolare, recuperate successivamente con altri interventi di restauro, dopo il sisma del 1908. Nel 1913 accanto a te, venne costruito un faro, utilizzato per avvistare le navi di notte”.
Oggi, la splendida roccaforte, è divenuta un centro di incontri culturali, grazie alla creazione della bellissima sala convegni che ospita manifestazioni di rilievo regionale. Un giusto progetto di recupero e valorizzazione che onora una grande storia millenaria che forse avrà ancora tanto da raccontare nei secoli avvenire.