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Sabato, 19 Settembre 2020

Il marchio Cangiari sbarca a Tel Aviv

Dopo il successo ottenuto a Milano, il marchio calabrese di moda etica, Cangiari, conquista lo stile israeliano e non solo.
A parlare sono i numeri. Più di 500 persone hanno visitato la mostra “CANGIARI ManoAmano Fashion. Environment. Society” presentata pochi giorni fa nella suggestiva cornice del Museo Beit Ha'ir della città di Tel Aviv-Giaffa.
L’evento è stato organizzato e voluto dall’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv perché, come ci ha spiegato Carmela Callea direttore per gli affari culturali presso lo stesso istituto, «Cangiari rispecchia perfettamente lo spirito di questo progetto promosso dal Museo che è quello di interpretare e valorizzare la moda come una delle manifestazioni più profonde della cultura di un popolo».
La scelta di Cangiari - secondo la Callea - è stata soprattutto motivata dall’impegno sociale che la linea rappresenta. Il marchio, infatti, facendo parte del consorzio Goel, «contribuisce alla difesa dei diritti umani e soprattutto dei diritti delle donne e dei giovani rispettando quanto previsto dal trattato di Lisbona». «Inoltre –specifica la direttrice – l’impegno della linea di promuovere lo sviluppo di una cultura della sostenibilità attraverso il rispetto delle risorse naturali, unisce il nome di Cangiari alla politica adottata dall’Unesco, ossia conservare e valorizzare il proprio patrimonio immateriale».Valorizzazione, questa, che si può definire, a tutti gli effetti, il punto di forza di questo marchio, nato proprio con l’intento di voler conservare la tradizione calabrese di lavorazione dei tessuti pur adottando tecniche più moderne.
I riflettori di Tel Aviv sono stati puntati interamente sulla tradizione della Calabria. Non si è trattato dunque di una sfilata nel senso stretto della parola, ma di un percorso guidato all’interno della filosofia stilistica e culturale della regione, un omaggio alla tradizione artigiana, a quel lavoro “paziente e manuale”, alle radici profonde della nostra terra.  L’evento, infatti, ha rappresentato un’occasione per raccontare l'intero processo produttivo dei nostri tessuti: «dalle materie prime - come i filati di ginestra d'Aspromonte e la seta vegana (prodotta senza la soppressione del baco) - fino ai tessuti artigianali degli antichi telai». Un’occasione unica, inaugurata dal sindaco di Tel Aviv e dall’ambasciatore italiano Francesco Maria Talò, che ha visto la moda diventare un ponte di congiunzione tra culture diverse e lontane.
«In qualità di direttore – ha spiegato la Callea - ho focalizzato l’attenzione sul consorzio Goel e sulla linea Cangiari di cui, essendo anche io calabrese, conosco bene il significato della parola stessa: cambiare».
Ed è proprio su queste iniziative che deve far leva quel processo di cambiamento che la Calabria aspetta. «Una Calabria – ha detto il direttore - che si adopera per lo sviluppo del proprio territorio, una Calabria piena di cultura cheaffonda le proprie radici nella Magna Grecia e quindi nell’arte bizantina. Una terra, la nostra, che in un contesto europeo ed internazionale può dare il proprio contributo per promuovere e portare avanti un dialogo interculturale».
Puntare sulla cultura e sulle tradizioni. E’ questo quindi il messaggio principale che arriva dalla lontana Tel Aviv. Una città che ha avuto il piacere di conoscere una regione diversa dai soliti stereotipi e proiettata al futuro grazie alla valorizzazione del proprio patrimonio culturale. Un patrimonio unico che può davvero farci CANGIARI.