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Sabato, 19 Settembre 2020

Quel cranio è da restituire. Ma c’è chi dice “no”…

Parla il direttore del Museo “Cesare Lombroso” di Torino,  dov’è esposto il cranio del brigante Giuseppe Villella.  La sentenza del Tribunale di Lamezia Terme (3 ottobre scorso) che dispone la restituzione al Comune di Motta Santa Lucia, dove Villella è Parla il direttore del Museo “Cesare Lombroso” di Torino,  dov’è esposto il cranio del brigante Giuseppe Villella.  La sentenza del Tribunale di Lamezia Terme (3 ottobre scorso) che dispone la restituzione al Comune di Motta Santa Lucia, dove Villella è nato,
del cranio del brigante calabrese, ha suscitato un interessante dibattito a livello nazionale con implicazioni  sociali, politiche ed antropologiche.

Il prof. Silvano Montaldo, direttore del Museo “Cesare Lombroso"


Dopo aver dato notizia della decisione presa dal Tribunale calabrese, (giudice, Gustavo Danise) e della soddisfazione del sindaco di Motta Santa Lucia  Amedeo Colacino e del Comitato “No Lombroso” che ha sede a Milano,  abbiamo “sentito” la “controparte”: il direttore del museo “Cesare Lombroso” Silvano Montaldo. Il quale ipotizza un possibile ricorso avverso la sentenza del tribunale di Lamezia,  che dovrà, tuttavia, passare al vaglio “dell’ufficio legale dell’Università e dell’Avvocatura dello Stato…”. Decisione,al momento,  “non ancora pervenuta”.

Prof Montaldo, parliamo innanzitutto del museo Lombroso. Quel è il suo scopo?
“Il museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” dell’Ateneo torinese è stato riaperto il 27 novembre 2009 nell’ambito del progetto «Museo dell’Uomo», che prevede la fruizione pubblica di tutte le collezioni universitarie relative allo studio dell’uomo, avviato in convenzione tra l’Università degli studi di Torino, la Regione Piemonte e la Città di Torino. Nel 2007 era stato riaperto il museo di Anatomia umana “Luigi Rolando”, mentre è attualmente in via di progettazione il riallestimento del museo di Antropologia ed etnografia.
Per quanto riguarda il museo Lombroso, che fino a quell’epoca era comunque accessibile a studiosi e a studenti universitari, l’intento è stato quello di realizzare un allestimento del tutto nuovo, adeguato alle conoscenze scientifiche e storiche attuali e idoneo alla fruizione da parte di un pubblico anche non specialistico, che pertanto deve avere a disposizione informazioni adeguate per interpretare correttamente le teorie dello scienziato veronese e per coglierne - pur nella fallacia - l’importanza nel contesto culturale e politico della sua epoca.

Una parte dei crani custoditi all'interno del museo "Cesare Lombroso"


Uno degli intenti principali della riapertura del museo era pertanto anche quello di fare chiarezza, dissipando ogni dubbio sulla validità della teoria dell’atavismo criminale, ipotizzata da Lombroso, e per questo scopo è stata istituita un’equipe composta da studiosi di chiara fama e di esperti di museologia, che ha elaborato il progetto di riallestimento e ne ha seguito la realizzazione. Gli approfondimenti e le ricerche storiche necessarie ai fini di una corretta contestualizzazione dell’opera e della figura di Cesare Lombroso sono stati condotti attraverso il coinvolgimento dei maggiori esperti italiani ed esteri, un lavoro che è confluito in due volumi editi nel 2009. Inoltre, ogni fase della progettazione, che si è sviluppata nel corso di più decenni (alla metà degli anni Ottanta risale l’inizio della catalogazione delle collezioni), si è svolta in collaborazione con la Soprintendenza archivistica per il Piemonte e la Valle d’Aosta, la Soprintendenza ai beni storici, artistici ed etnoantropologici del Piemonte e con la Soprintendenza ai beni architettonici e del paesaggio”.

Affrontiamo  la vicenda che ha riguardato il caso Villella e, nello specifico, le accuse rivolte al museo che lei dirige. In particolare, rispetto alla restituzione del cranio ma più in generale all’esposizione di reperti umani nei musei. Cosa ne pensa? 
“Collezioni craniologiche sono presenti, in Italia e all’estero, nella quasi totalità degli ex Istituti di Anatomia e di Antropologia fisica (ora divenuti Dipartimenti con varia denominazione). Sono inoltre presenti in molti musei, universitari e non, di anatomia umana e comparata, di anatomia patologica, di antropologia fisica e paleoantropologia, di zoologia, di archeologia e preistoria, di egittologia, e più in generale di storia naturale.

Il cranio di Villella


Parti di queste collezioni, o singoli reperti, sono regolarmente esposti al pubblico nei musei, osservando le indicazioni espresse dal Codice Deontologico dell’International Council of Museums (ICOM). I reperti, con maggior forza quando fanno parte di collezioni, sono tutelati dal Codice dei Beni Culturali per la loro natura di raccolte di musei, di enti o istituti pubblici, specialmente se, come nel caso del Museo Lombroso, di interesse per la storia della scienza e aventi più di cinquant’anni. Nelle diverse istituzioni essi sono stati schedati (o sono in corso di schedatura) utilizzando una scheda catalografica messa a punto dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Musei Scientifici e con la Commissione Musei della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Le collezioni craniologiche e i singoli reperti sono importanti strumenti di ricerca in campo anatomico, antropologico e medico legale. Nei casi (peraltro molto frequenti) in cui la collezione sia antica o comunque collegata a ricerche importanti, si somma un interesse di ricerca storico-scientifico. Le collezioni craniologiche e i singoli reperti sono anche importanti strumenti didattici. Crani umani vengono regolarmente utilizzati per le esercitazioni degli studenti di anatomia e antropologia in vari corsi di laurea (Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria, Scienze Naturali, Scienze Biologiche). Per quanto riguarda il caso del cranio di Giuseppe Villella, l’interesse è legato alla storia della scienza ottocentesca. A questo proposito, inoltre, mi permetto di rinviare all’articolata risposta che l’ICOM/Italia ha fornito al Comitato No Lombroso, visibile sul sito di ICOM/Italia, in risposta al quesito posto dal comitato stesso. Tra le altre cose, ICOM/Italia pone il problema della possibile distruzione di una memoria storica di rilevanza internazionale e sottolinea l’esistenza di un distinguo di fondo tra il caso in oggetto e quello delle vittime del colonialismo di paesi esteri”.

Può fornire  un giudizio sulla sentenza emessa dal Tribunale di Lamezia Terme?
“I provvedimenti del giudice non si giudicano mai, se ne può solo prendere atto”.

Sulla scorta di quanto accaduto quali sono le Vostre intenzioni? Nei giorni scorsi si è fatto accenno a un probabile ricorso. E’ così?
“Tutte queste questioni sono ancora al vaglio dell’ufficio legale dell'Università e dell'Avvocatura dello Stato e si attendono disposizioni in merito a oggi non ancora pervenute”.

In ogni caso, a prescindere dell’appello, pare non sia prevista la sospensiva, ovvero la sentenza del Tribunale di Lamezia ha carattere esecutivo. In breve:  c’è chi assicura  che nelle prossime settimane il Comune di Motta Santa Lucia “pretenderà” la restituzione del cranio, eventualmente, anche attraverso l’Ufficiale giudiziario…Cosa farà il Museo? Si atterrà alle disposizioni?
Vale quanto detto sopra, tanto più che la questione non è mai dipesa solo da questa direzione, ma anche dalle sovrintendenze, che sono state informate dell’ordinanza in oggetto”.

Cosa pensa delle osservazioni a volte anche forti mosse a Lombroso ed alle sue teorie? 

Lo studio di Cesare Lombroso all'interno del museo


“Che dobbiamo distinguere due piani: il dibattito storiografico nazionale e internazionale, che negli ultimi trenta anni ha “riscoperto” Lombroso come uno degli autori che più hanno influenzato la cultura italiana di fine Ottocento, e in questa area di interesse va collocata anche la riapertura del suo museo, che è continuamente visitato e riceve ogni anno richieste di prestiti di opere per mostre da parte di istituzioni culturali italiane ed estere. Esiste cioè una crescente attenzione verso questo personaggio, attenzione che ovviamente non deve essere scambiata per approvazione nei confronti delle sue teorie. C’è poi un secondo piano, che è quello della strumentalizzazione, che non ha nulla a che spartire con il primo, ed è stato creato da chi ha colto l’occasione della riapertura del museo per costruire una polemica”.

 

Per saperne di più: riferimenti al pezzo di Antonio Cannone del 6 ottobre 2012 “Torna a casa il cranio di Villella”.