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Mercoledì, 23 Settembre 2020

Torna a casa il cranio di Villella

Una sentenza storica, emessa il 5 ottobre dal  giudice Gustavo Danise del Tribunale di Lamezia Terme: il  museo “Lombroso” di Torino dovrà restituire  il cranio del brigante Villella  al  Comune di Motta S. Lucia.  Una sentenza che definire storica è Una sentenza storica, emessa il 5 ottobre dal  giudice Gustavo Danise del Tribunale di Lamezia Terme: il  museo “Lombroso” di Torino dovrà restituire  il cranio del brigante Villella  al  Comune di Motta S. Lucia.  Una sentenza che definire storica è a dir poco eufemistico quella emessa dal Tribunale di Lamezia Terme.

Il museo Lombroso di Torino


Il museo “Lombroso” di Torino, infatti, è costretto a restituire al Comune di Motta Santa Lucia, centro collinare del Lametino guidato dal sindaco Amedeo Colacino (pronipote del brigante Villella per parte di madre) i resti del brigante Giuseppe Villella. Nella sentenza si mettono a carico del museo anche le spese di sepoltura. Appresa la notizia,  il sindaco Amedeo Colacino non è riuscito a contenere la gioia:  "Finalmente - ha detto - dopo anni di battaglia, per i quali debbo ringraziare tutte le persone che ci hanno sostenuto, dai tanti  Comuni della Calabria e di tutt’Italia, segnatamente lombardi,  al comitato “No Lombroso” (ha sede a Milano)  presieduto dall’ingegnere Domenico Iannantuoni, a mia moglie, l’avvocatessa  Caterina Egeo alla mia collaboratrice, Angela Butera, che hanno dato gli spunti giuridici più efficaci. All'avvocato Gaetano Giovanna, che si è costituita per il mio  Comune. E tante, tante altre persone che non avrei spazio per citarle tutte. Da un piccolo comune come Motta Santa Lucia, rimarrà incisa nella storia una giustizia storica, che arriva dopo 150 anni, dando dignità a Giuseppe”.

La vicenda

Nel 2010 il sindaco di Motta Santa Lucia, Amedeo Colacino, si scaglia contro “l’obbrobrio” del museo “Cesare Lombroso” di  Torino.

Il sindaco di Motta Santa Lucia, Amedeo Colacino


Lo scienziato ottocentesco aveva creato la teoria dell’“atavismo criminale”, che sosteneva che la conformazione fisica ed etnica dell’individuo portava ad una naturale propensione a delinquere. Di conseguenza, le sue conclusioni furono che la gente del Sud Italia era "intellettualmente arretrata" poiché le ossa facciali riconducevano direttamente all’essenza criminale. I suoi studi si incentrarono sul sezionamento di miglia di corpi di caduti del Sud, che la storiografia chiamò con l’appellativo di briganti, e tra questi il “brigante” Giuseppe Villella di Motta Santa Lucia, di cui Lombroso amava tenere il teschio sulla scrivania come ferma carte e nel cui teschio asseriva di aver scoperto la famigerata “fossetta occipitale mediana”.
Inutile ricordare che tale teoria razziale fu poi ripresa contro gli ebrei dai nazisti negli anni’ 30. La nota del sindaco, diffusa dal Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso, è molto esplicita: “Ma che Italia è mai questa? mi chiedo con sgomento. Già molto tempo fa abbiamo deliberato come Giunta comunale  per la restituzione del teschio del nostro concittadino Villella Giuseppe, orrendamente esposto oggi, nel 2010, nel riaperto museo di antropologia criminale "Cesare Lombroso" di Torino. Abbiamo inviato richiesta ufficiale al ministro dell’Interno, al ministro Pubblica amministrazione e al direttore del Museo Lombroso di Torino. Silenzio assoluto.  Allora ancora mi chiedo, con quale diritto quell’assurdo, anacronistico e indegno museo mantiene rinchiusi i resti del mio trisavolo e quelli di svariate centinaia di uomini, donne e bambini, quando è noto a tutto il mondo che le teorie del Lombroso sono state non solo confutate daoltre un secolo, poiché prive di ogni fondamento scientifico, ma giudicate unanimemente come fantasie da pura stregoneria. Come è stato possibile spendere cifre milionarie per riaprire un tale inutile museo,  quando la ricerca universitaria italiana langue nella miseria più disperata?”

Sintesi del dispositivo di sentenza del Tribunale di Lamezia Terme (pagg. 9)
La causa mossa dal Comune di Motta S. Lucia - con l’intervento del Comitato scientifico “No Lombroso” - contro il Comune di Torino, nonché il Miur e l’Università  degli Studi di Torino è stata impugnata per:
-    accertare e dichiarare che i resti mortali trattenuti presso il Museo Lombroso di Torino sono detenuti illegalmente e quindi per l’effetto, condannare i convenuti alla restituzione del teschio di Giuseppe Villella al Comune di Motta S. Lucia,
-    condannare i convenuti al pagamento delle spese di trasporto e tumulazione,

Di contro il Comune di Torino dichiarava la propria carenza di legittimazione passiva;
- Il Miur, a sua volta, chiedeva l’incompentenza territoriale a favore del Tribunale di Torino   e la carenza di legittimazione del Comune di Motta S. Lucia…;.
Rigettata la richiesta di incompatibilità territoriale, giacché “il Comune di Motta S. Lucia rientra nella Circoscrizione giudiziaria di Lamezia Terme”, nella sentenza si evidenzia inoltre come “il Comune di Motta S. Lucia non ha agito quale sostituto processuale di terzi, ma ha agito per far valere un proprio diritto e un proprio interesse” (…) e ancora, “Il Comune di Motta S, Lucia si batte da anni per un riscatto morale della città di Motta S. Lucia, poiché il teschio di Villella non è il simbolo di un’inferiorità meridionale, ma rappresenta il ricordo storico di un uomo che nell’Italia pre-unitaria ha lottato per far trionfare la giustizia…(…); “il Comune ricorrente potrebbe divenire metà di turisti e curiosi che vogliono vedere i resti ossei e/o la tomba di colui che possedeva la forma delle fossetta occipitale mediana tipica dei criminali meridionali, secondo la teoria del Lombroso, definita da più voci a sfondo razzista..(…); “L’Università degli Studi di Torino è rimasta inadempiente nonostante il reperto in questione non costituisca più fonti di studio o interesse didattico, a seguito dell’apostasia delle teoria del Lombroso da parte della Comunità scientifica”…(…) e inoltre, l’Università degli Studi di Torino è rimasta inadempiente poiché, dopo le indagini eseguite sul cadavere, non ha provveduto a consegnare lo stesso al trasporto cimiteriale per essere sepolto…(…)…

Il Tribunale di Lamezia così dispone: “di accogliere l’eccezione di difetto di legittimazione passiva del Comune di Torino e del Miur;

Il cranio di Giuseppe Villella


- nel merito accoglie la domanda e, per l’effetto, condanna l’Università degli Studi di Torino alla restituzione al Comune di Motta S. Lucia del cranio di Giuseppe Villella detenuto nel Museo di antropologia criminale “Cesare Lombroso”, sito in Torino, presso il Palazzo degli Istituti Anatomici, nonché al pagamento delle spese di trasporto e tumulazione;
- condanna, altresì, l’Università  degli Studi di Torino al pagamento in favore del Comune di Motta S. Lucia ricorrente, e del Comitato scientifico “No Lombroso” interveniente, delle spese e competenze del presente giudizio, con distrazione ex art 93 c.p.c. per il primo, che si liquidano in 2.500,00 euro, cadauno di cui 1.000,00 euro per diritti e 1.500,00 per oneri di causa, oltre al contributo unificato Iva, Cpa e rimborso forfettario spese come per legge…”.

Per saperne di più su  Giuseppe Villella, rimandiamo all’articolo di Romano Pitaro (Due crani (finora) diversamente trattati). La sua  storia sfortunatissima, al punto che il suo cranio è ancora non sepolto da 141 anni, essendo stato egli decapitato da Cesare  Lombroso nel 1871, si comprende ancora meglio, se comparata con quella dell’anarchico Passannante il cui cranio, invece, da tempo ha avuto dignitosa sepoltura.