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Mercoledì, 03 Marzo 2021

Carmine Abate: “Un successo nato dall’urgenza di scrivere”

In un clima di orgogliosa fierezza, le porte della “casa dei calabresi” si sono aperte per ospitare un calabrese davvero grande. Reduce da una significativa affermazione, come sappiamo, Carmine Abate ha sbaragliato importanti concorrenti del premio Campiello, raccontando con orgoglio In un clima di orgogliosa fierezza, le porte della “casa dei calabresi” si sono aperte per ospitare un calabrese davvero grande. Reduce da una significativa affermazione, come sappiamo, Carmine Abate ha sbaragliato importanti concorrenti del premio Campiello, raccontando con orgoglio di calabrese, la storia di uomini che con caparbietà hanno tentato di rompere il cerchio dell’isolamento e del silenzio, sfidando pregiudizi e incomprensioni.

Lo scrittore Carmine Abate, vincitore del "Campiello" 2012; accanto il giornalista Mimmo Nunnari e il presidente del Consiglio regionale Talarico


Insomma, a dispetto delle tante negatività che pur ci sono, il primato del Campiello 2012 ci risarcisce e la “Collina del Vento” ha anche il sapore di un messaggio perché i giovani non crescano fra complessi di colpa ma possano tornare a nutrirsi di quei sentimenti di fierezza che sembrano essersi persi per strada.
Ha ubbidito all’urgenza della scrittura per raccontare l’ingiustizia dell’emigrazione: essere costretti ad abbandonare la propria terra per poter lavorare.
Ma lui, Carmine Abate, non si sente uno “sradicato”, l’emigrazione - dice - è negli occhi degli altri. Per questo, ha deciso di vivere per “addizione”, amalgamando le radici più profonde di calabrese a quelle di altri luoghi in cui è vissuto e che lo scrittore paragona alle radici “volanti” delle magnolie. L’unico modo per trasformare da ferita in ricchezza, l’esperienza della diaspora.

Nello studio del presidente del Consiglio regionale Talarico (il primo da sinistra), lo storico letterario Pasquino Crupi, il vincitore del "Campiello" 2012 Carmine Abate e lo scrittore Mimmo Gangemi, la cui ultima opera "La signora di Ellis Island"(edito da Einaudi) è uno dei capolavori della letteratura italiana (ph. Calabria on web)


Quando a soli sedici anni, nelle pause dal lavoro in fabbrica ad Amburgo, affidava le emozioni di ragazzo a pagine cariche di struggenti ricordi e malcelata nostalgia, Carmine Abate forse non immaginava, che quelle sarebbero state le “bozze” del libro che 40 anni più tardi lo avrebbero visto trionfare al Campiello 2012.
Ma lo scrittore che ha dato nuovo smalto ad una letteratura calabrese spesso oscurata e snobbata da accademici ed intellettuali che si fregiano di alti titoli, tiene a dire che la memoria ha un senso solo se è capace di farci orientare meglio nel presente.
Sa andare dritto al cuore, Carmine Abate. Con il racconto della sua vita, le fatiche, i sacrifici, l’amore per la propria terra - storia bella e vera - conquista la platea dei giovani, come sempre severi e senza sconti nei giudizi.
A Palazzo Campanella, c’è l’atmosfera delle grandi occasioni. A celebrare lo scrittore di Carfizzi, accanto al presidente Francesco Talarico il vicepresidente Alessandro Nicolò, il segretario-questore Francesco Sulla, i consiglieri Alfonso Dattolo e Candeloro Imbalzano e il sindaco di Carfizzi Carmine Maio.
Il Presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico ha invitato Carmine Abate per esprimergli, a nome di tutti i calabresi, sentimenti di gratitudine per avere onorato con la sua opera memoria, valori e cultura della nostra terra.
“Con le sue pagine intrise di struggenti memorie e voglia di riscatto, Carmine Abate -ha detto Francesco Talarico - è testimone della nostra terra, esempio per voi giovani e per noi classe dirigente, di chi si è affermato altrove ma è tornato, a differenza di quanti hanno dimenticato la Calabria. Questa giornata - il cui ricordo porterò sempre nel cuore - è il messaggio più bello che il Consiglio regionale potesse tributare ad Abate in questa sua importante affermazione”.
Non è un caso se “La Collina del Vento”, edito da Mondadori, è da quattro settimane al primo posto nelle classifiche e tra i libri più venduti.
Romanzo ecumenico, lo ha definito lo storico letterario Pasquino Crupi, una opera che ha punti di contatto con la letteratura meridionale e calabrese; dentro ci sono tutti i temi da questa esplorati: la civiltà contadina, le tradizioni, la fuga, la resistenza morale, il contrasto alla ‘ndrangheta. Ma la “Collina del Vento” è anche “il romanzo delle memorie, del suolo e del sottosuolo per la compresenza di lavoro, braccia e mente” - sottolinea il professore Crupi che raccoglie l’ispirazione dell’autore.

Lo storico letterario Pasquino Crupi


“Ho cercato di raccontare la Calabria nella sua complessità, contro l’inganno e il pregiudizio, quale atto d’amore ed omaggio alla parola dei padri - ha spiegato Abate. Il primo a ‘scoprirmi’ fu lo storico Pasquino Crupi; oggi, faccio parte di un nutrito gruppo di autori calabresi  le cui opere vengono pubblicate da case editrici di respiro nazionale”.
Suscita tristezza pensare che ci siano più calabresi fuori dalla Calabria che calabresi che vivono in Calabria. Come ha spiegato il portavoce del presidente del Consiglio regionale Domenico Nunnari che ha moderato l’incontro: “I calabresi nascono col sentimento del dover partire e sono accompagnati dal sentimento del dover tornare”.
Ma grazie anche ad Abate, da oggi, abbiamo un motivo d’orgoglio in più per sentirci calabresi.