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Venerdì, 07 Agosto 2020

Emarginazione sociale e sicurezza: Catanzaro s’interroga

Quartieri difficili a Sud del capoluogo. L’opinione del Procuratore generale di Catanzaro Santi Consolo. 

Nella chiesa di S. Maria della Speranza interviene mons. Bertolone


“Il forte senso di responsabilità nei confronti della carica che ricoprivano, ha fatto di Paolo Borsellino e don Pino Puglisi (il prete assassinato aPalermo il 15 settembre 1993)  due eroi, che oggi tutti dovremmo prendere come esempio. La nostra società non può essere vittima del malgoverno, perché gli amministratori hanno il dovere e la responsabilità di creare opportunità per tutti i  cittadini, alimentando in loro quella speranza di miglioramento che non può essere disattesa”. Sono alcune delle incisive riflessioni di Santi Consolo, Procuratore Generale di Catanzaro, che è intervenuto nell’ambito del convegno - dibattito su “Responsabilità e bene comune – Sicurezza e legalità nei quartieri a sud di Catanzaro”, organizzato per la seconda edizione della manifestazione “Per ricordare… 1992”e moderato dal giornalista Davide Lamanna.
Il convegno, voluto dalla segreteria regionale del Coisp,  sindacato indipendente di Polizia (ha partecipato il segretario generale del Coisp Franco Maccari)  dalla redazione di “Catanzaroinforma”
e dall’Arcidiocesi Metropolita Catanzaro-Squillace, ha riscontrato un’ampia  partecipazioni di cittadini ed  amministratori locali, associazioni e movimenti. La scelta di fare un convegno del genere in uno dei quartieri simbolo del malessere sociale del capoluogo, Pistoia,  discende dalla gravità di alcuni fatti criminali accaduti nel recente passato e dal fatto che il  quartiere versa in una situazione di radicato degrado urbano e di completo abbandono sociale.

L’obiettivo? Sensibilizzare i suoi abitanti verso le tematiche della  legalità.  “Nel quartiere Pistoia sono tanti i residenti che lamentano situazioni di malessere- ha affermato il prefetto di Catanzaro Antonio  Reppucci- tante operazioni di polizia sono state fatte, ma occorrono altre azioni. C’è bisogno di collaborazione da parte dei cittadini - ha aggiunto- perché la qualità della vita si misura attraverso la coesione sociale. Il cittadino non può   delegare allo  Stato i doveri della cittadinanza,  ma deve collaborare attivamente  per fare dello Stato-apparato una comunità condivisa”.

L'intervento del prefetto di Catanzaro Reppucci


“Il male va estirpato subito” ha aggiunto Francesco Talarico, presidente del Consiglio Regionale (che è giunto direttamente da Reggio Calabria per partecipare all’iniziativa assieme al presidente della Commissioni Affari comunitari Claudio Parente). Ad avviso del presidente Talarico, “occorrono azioni educative concrete che coinvolgano le nuove generazioni, perché è da loro che parte il futuro ed è su di loro che deve attecchire il senso di responsabilità”.
Infatti, solo così facendo, possono essere contrastate quelle forme di marginalità e disagio in cui molti abitanti dei quartieri periferici di Catanzaro sono costretti a vivere. Non si può pensare di risolvere i problemi con interventi tampone da parte della polizia, ma c’è bisogno di una cultura della legalità che accompagni continuamente i cittadini nella loro crescita individuale e sociale.
“Il cittadino non può più delegare ogni cosa- ha affermato mons. Vincenzo Bertolone- occorre che ogni cittadino possa interiorizzare quei valori che gli facciano riscoprire il senso di appartenenza alla città, solo in questomodo, appunto, si può sperare che le azioni di ogni uomo possano portare beneficio alla comunità, perché non dettate dall’egoismo ma dal bene comune”.
Gli organizzatori del convegno hanno pensato anche a due momenti di partecipazione attiva, di condivisione sociale, due segni concreti volti alla rigenerazione del quartiere Pistoia: un quadrangolare di calcio  e una fiaccolata. Al termine del convegno,  una fiaccolata “per la pace” partita  dalla chiesa di S. Maria della Speranza ha raggiunto i campetti di via Caduti XVI marzo intitolati a Paolo Borsellino. Che, pur inaugurati lo scorso anno nel quartiere, rimangono incomprensibilmente non accessibili ai ragazzi. La domanda che è stata fatta: “com’è possibile che dopo un anno questi campetti restino inutilizzati?” al momento rimane senza risposta.

 
Maria Teresa Rotundo