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Sabato, 15 Agosto 2020

“Margerita”; e Alessandro diventa Grande. Un cortometraggio con Moni Ovadia

"Margerita" rappresenta l’ulteriore e strepitoso successo di Alessandro Grande. Un cortometraggio che vede, tra gli altri, la straordinaria partecipazione di un attore della statura di Moni Ovadia, che in soli sei mesi di distribuzione ha già fatto il giro del "Margerita" rappresenta l’ulteriore e strepitoso successo di Alessandro Grande. Un cortometraggio che vede, tra gli altri, la straordinaria partecipazione di un attore della statura di Moni Ovadia, che in soli sei mesi di distribuzione ha già fatto il giro del mondo: Montreal, Giffoni, New York, California (dove ottiene anche la nomination come miglior film), Seul, Tolosa, Marbella, Istanbul,

Alessandro Grande


fino a vincere premi internazionali molto ambiti, come “Miglior post produzione” al 18° festival di Canberra su oltre tremila lavori in gara, “Miglior regia” al Festival del cinema di Cipro, “Miglior film” all'Ischia International Film Festival. E su questa scia Alessandro Grande sta pensando ai prossimi lavori, la stoffa c'è. Si tratta di un'artista giovane che ha capito quale fosse la sua strada ben in anticipo rispetto alla fine dei suoi studi. Alessandro Grande, catanzarese doc, è una persona semplice  che, però, sa il fatto suo. Nel 2003 lascia la sua Calabria e si trasferisce a Roma, per studiare. Nella Capitale si iscrive alla facoltà di Lettere e filosofia con indirizzo spettacolo, all'università di Tor Vergata laureandosi nel 2006 in Comunicazione multimediale.
Presenta una tesi su Pierpaolo Pasolini, accompagnata da un cortometraggio che riprendeva una sua tematica in chiave contemporanea affrontata nel 1968, la colpevolezza dell'innocenza. Il corto inaspettamente vince il Premio Unishort (Festival nazionale per soli studenti universitari con presidente di giuria Michele Placido).

Il riso che mangiava l'attore protagonista di In my prison faceva veramente schifo. Era solo riso in bianco senza condimento, freddo, cucinato la mattina mentre la scena è stata girata nel pomeriggio. Il suo sguardo "concentrato", non è altro che espressione di disgusto per quello che aveva in bocca.


E' il primo passaggio di una carriera in crescendo del giovane Alessandro e la vittoria di questo corto è sembrato come se fosse una cartina di tornasole, un modo tangibile per dire a se stesso che se avesse continuato, qualcosa in più sarebbe riuscito a fare e i risultati non tardano ad arrivare. Ed è proprio lui a raccontare questa sua ascesi verso il successo.
"Grazie a questa tesi, - racconta Alessandro - mi appassiono al cortometraggio e nel 2007 creo una squadra formata da colleghi universitari per girare ‘Torno subito’, con al centro la tematica degli incidenti stradali".
Ebbene, anche questo corto, ottiene ottimi risultati nei festival nazionali, partecipando e vincendo numerosi premi.
Con "Fabietto rispondi" e "Torno subito", Alessandro aveva oramai capito che le idee c'erano, bisognava potenziare l'aspetto realizzativo ed estetico per ottenere risultati maggiori. Da qui "chiedo così agli enti e alle istituzioni calabresi - continua senza soluzione di continuità Alessandro - un piccolo contributo per girare il primo "vero" cortometraggio. Nell'attesa produco e realizzo due corti spot dalla durata di due minuti, sempre a bassissimo costo, "Pena. Esclusione di vita" (2008), e "Io. indifesi" (2009). Il primo vince addirittura il premio speciale Alice ai David Di Donatello, il secondo diventa testimonial della campagna dei disabili "una settimana per tutti". Lavori entrambi realizzati con 100 euro". L'attività e l'attivismo di Alessandro naturalmente proseguono ininterrottamente.

Durante la scena iniziale di In my prison, quando le guardie percorrono tutto il corridoio per prelevare i detenuti, uno di loro indossava un paio di scarpe 4 misure più grandi. La scena è stata ripetuta più volte, perchè la guardia inciampava e cadeva continuamente.


"Nel frattempo, - continua Alessandro - concludo il periodo universitario, presentando per la tesi di laurea specialistica in storia e critica del cinema, un'analisi dettagliata sulla produzione del cinema italiano, cercando di scoprire attraverso interviste ai maggiori produttori, i segreti e le strategie adoperate nei film di successo". Ma come si sa nessuno è profeta in patria giacché nel 2010 il finanziamento chiesto alla "Calabria film commission", per il cortometraggio "In my prison", viene rifiutato. Ma Alessandro non si arrende, oramai ha capito senza ombra di dubbio quale sia la sua strada, i risultati positivi su quanto aveva realizzato ne sono del resto una chiara dimostrazione cosicché affezionato alla tematica e spinto dalla voglia di realizzarlo a tutti i costi, "continuo - prosegue Alessandro -

La location del carcere di In my prison era un cantiere abbandonato alle porte di Tivoli, ricostruito ad hoc dall'impresa Lombardo Costruzioni.


la mia disperata ricerca di fondi, busso alle porte della provincia di Roma, all'epoca vicina al dramma delle carceri, e ottengo dopo neanche un mese, un contributo di tre mila euro. Non era tantissimo, mi bastava però a darmi coraggio. Realizzo così dopo moltissime difficoltà e imprevisti di ogni genere, quello che chiamo primo vero lavoro, "In my prison". Il successo è subito travolgente". Ed è veramente travolgente al punto che Alessandro Grande dopo la prima, come unico cortometraggio al Roma Fiction Fest 2010, viene selezionato nei maggiori festival nazionali ed internazionali. Ottiene oltre 40 premi, tra cui: il premio del pubblico al festival di Tokyo, il premio Amnesty International, il premio Anello Debole, e sono oltre cento le selezioni ufficiali: da Salonicco al Texas, dalla Giordania all'Estonia, e poi Budapest, Malesia, Regno Unito, Francia, e altre ancora".

"non tutti sanno che io ho rabuto ai rom. Durante la scena della festa di Margerita, la maggior parte di loro non sapeva di essere ripreso".


E' un crescendo di consensi e di successi che forse Alessandro non si sarebbe mai e poi mai aspettato ma è un incentivo vero e proprio per continuare.
"Preso dal successo e dalla voglia di andare avanti, pensando di sfruttare l'eco positivo di "In my Prison", chiedo nuovamente un contributo alla mia terra, volevo girare a tutti i costi un cortometraggio in Calabria. Per la seconda volta niente da fare, il progetto non viene approvato.
Vado comunque avanti e finanzio insieme ad Andrea Santoro e Alessandro Riccardi il nuovo lavoro, senza usufruire di nessun contributo pubblico, grazie ad una troupe volenterosa, capitanata dal mio ormai inseparabile compagno di viaggio, Francesco Di Pierro, direttore della fotografia anche di "In my prison". Realizziamo così "Margerita" ed è – ma lo abbiamo detto all’inizio - un altro successo". Anzi “Margerita “raggiunge il successo di "In My Prison" e lo supera. Non poteva che essere Grande!