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Venerdì, 14 Agosto 2020

1969-2023. Destinazione Marte per un viaggio di sola andata…

Parla Angela Misiano, responsabile scientifico del Planetario Pythagoras di Reggio Calabria. Si chiama MARS ONE l’ente Olandese che sponsorizza l’iniziativa di far sbarcare sul pianeta rosso, con un biglietto di sola andata, 40 volontari. 1969: Prima missione lunare.2023: Nuovo sogno, Parla Angela Misiano, responsabile scientifico del Planetario Pythagoras di Reggio Calabria. Si chiama MARS ONE l’ente Olandese che sponsorizza l’iniziativa di far sbarcare sul pianeta rosso, con un biglietto di sola andata, 40 volontari. 1969: Prima missione lunare.2023: Nuovo sogno, nuovi scenari.

Angela Misiano


Gli aspiranti  pionieri spaziali che, allo stato,  sono più di settantamila: dai 18 ai 72 anni, casalinghe e professori, pensionati e scienziati, da quasi ogni parte del mondo, appaiono  accomunati dalla eccentrica  ed insana ambizione di diventare un personale pezzetto della  storia mondiale  recente.
Sono trascorsi ben 44 anni da quando l’Apollo 11 consegnava alla storia le gesta di due eroi spaziali.
Quasi mezzo secolo infatti,  dal momento in cui gli statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin il 20 luglio 1969,  toccavano il suolo lunare lasciando col fiato sospeso il mondo intero  che li osservava da lontano,  andando a compiere quella missione  che nessun uomo mai  prima credeva potesse essere  umanamente  concepibile.
Certo, qualcosa è cambiato. La storia ha insegnato e reso tecnologicamente possibili molte di quelle che, mezzo secolo fa, sarebbero apparse come strane, quanto  farneticanti follie.
Uno strano quanto folle mix, tra passione per l’avventura al limite  del coraggio e,  forse,  megalomane desiderio di  consegnare il proprio nome ai posteri.
Il progetto è considerato ancor più assurdo, nella grandezza delle cifre delle domande presentate,  dalla chiara  consapevolezza che,  quello dei fortunati  prescelti,  sarà tuttavia, come detto, un viaggio di sola andata.
Si, biglietto di sola andata dunque, e non solo perché l’unico realmente finanziato, ma soprattutto perché - e qui le motivazioni addotte appaiono rigorosamente scientifiche -  una volta sbarcati su  Marte, i corpi degli esseri umani subiranno irrimediabilmente  delle variazioni fisiologiche  per adattarsi alla gravità della superficie marziana che è appena il 38% di quella terrestre.
Si immagina, quindi, che ciò causerà importanti  cambiamenti  strutturali: nella densità ossea, nella lunghezza dei muscoli e nella circolazione; tanto che, ex adverso, per  gli eroi marziani  sarebbe praticamente impossibile la sopravvivenza sulla terra,  nell’ipotesi assurda in cui decidessero e, soprattutto,  fossero in grado,  di riuscire a tornare sul nostro pianeta.
La formazione propedeutica più che decennale, consentirà inoltre agli aspiranti marziani di riuscire, attraverso l’uso di tecnologie avanzate, a creare da soli le condizioni essenziali per la propria sopravvivenza. Gli verrà  infatti insegnato, non solo a produrre ossigeno necessario per la propria vita, altresì a coltivare la terra, nonché a curarsi da soli le fratture o le ferite.
Obiettivo ambizioso annunciato: gettare le basi di una nuova umanità su un nuovo pianeta del sistema solare, riuscendo a creare, grazie alle interazioni tra le tecnologie avanzate, le condizioni per l’adattamento e la vita di esseri fisiologicamente e chimicamente predisposti a sopravvivere solo sulla terra.
Il dato, fa riflettere molto, ove si consideri che la missione si preannuncia nella sostanza, come il primo vero ammartaggio della storia umana.
Secondo gli scienziati, fra i quali spicca il nome del premio Nobel 1999 per la fisica delle particelle Gerard ‘t Hooft,  sul pianeta rosso esisterebbero già in nuce gli elementi necessari per la vita: l'acqua, infatti, potrà essere estratta dal ghiaccio del suolo, senza sottovalutare la presenza sul pianeta del nitrogeno, elemento primario allo stato gassoso,  fondamentale  per la respirazione umana. Per l'energia necessaria ai fabbisogni quotidiani, solo pannelli solari.
Stupisce, ma avvalora nel contempo  la serietà del progetto, la candidatura di due vere e proprie leggende nel settore aerospaziale:  lo stesso Buzz Aldrin ( che nel 2023 avrà 93 anni) il secondo uomo ad aver messo piede sul suolo lunare e Valentina Tereskova, prima donna a volare a bordo di una navicella spaziale mezzo secolo fa (classe 1937).
“Purtroppo la mia candidatura non è stata accettata,  mi mancano molti, se non  quasi tutti, dei  requisiti richiesti:  maggiore età (questa si c’è), intelligenza, ingegnosità, determinazione, stabilità psichica, qualche conoscenza tecnica”. E’ quanto afferma la professoressa Angela Misiano, responsabile scientifico del Planetario Pythagoras di Reggio Calabria, che aggiunge: “se il progetto tende ad avvalorare  la celebre terzina dantesca -  considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza - certamente la missione può spingere le nuove generazioni  a credere i sogni siano possibili. D’altra parte, la storia ci ha dato esempi di  uomini che non si sono fermati davanti a  condizioni di estremo pericolo e, pur di esplorare il nostro pianeta, hanno sfidato la forza della natura,  penso  ad esploratori come Ferdinando Magellano o a Marco Polo”.
Ogni cosa è possibile ed ogni obiettivo può essere raggiunto” queste le motivazioni  di valore alla base di quella che si preannuncia la più straordinaria missione della storia spaziale ed il messaggio da consegnare alle nuove generazioni. Eticamente insegnerebbe a credere ai giovani nella forza e nella stupefacente bellezza dei propri sogni, oltre che la potenza e la realizzabilità del desiderio umano di spingersi oltre i limiti dell’umanamente possibile, oltre che dell’empiricamente accettabile.
Ancora una volta  si arriverebbe a compiere, oggi più di ieri,   “ un piccolo passo per l’uomo , un grande passo per l’umanità”.
Ed  il  cielo degli altri,  diventerebbe, forse,  anche un po’ più nostro.