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Giovedì, 06 Agosto 2020

Dal Centro regionale trapianti una speranza per la vita

E’ un viaggio impregnato di solidarietà e di amore per il prossimo quello che ci porta dentro la cultura della donazione degli organi, che rappresenta una scommessa fondamentale per una comunità che voglia crescere, condividendo il senso profondo della vita. E’ un viaggio impregnato di solidarietà e di amore per il prossimo quello che ci porta dentro la cultura della donazione degli organi, che rappresenta una scommessa fondamentale per una comunità che voglia crescere, condividendo il senso profondo della vita. Luci ed ombre disegnano un percorso tutt’altro che facile, ma forse anche per questo suggestivo, come ci riferisce il coordinatore regionale per i trapianti Pellegrino Mancini.

Il dott. Pellegrino Mancini, la dottoressa Elisabetta Macrina e il dott. Maurizio Ciccarelli


E’ lui ad essere chiamato in prima persona a promuovere l’incremento della disponibilità di organi e dei tessuti destinati al trapianto, garantendone una corretta ed appropriata distribuzione in base alle conoscenze tecniche ed ai principi di equità, trasparenza e pari opportunità. Una sfida che ha abbracciato da dieci anni, esattamente quelli che lo hanno visto prima anestesista rianimatore e poi, aggiungendone altri dieci, nefrologo. “In quest’ultima veste – dice Mancini- mi sono trovato a seguire personalmente i pazienti dializzati in lista d’attesa per trapianto di rene e probabilmente questo ha indotto la direzione generale della ex Asl di Palmi ad affidarmi l’incarico di coordinatore locale per le attività di donazione e prelievi di organi, tessuti e cellule a scopo di trapianto”. Nel 2001, Pellegrino Mancini vince la borsa di studio denominata Progetto InterItaly del Ministero della Salute per la formazione di dieci coordinatori locali italiani e viene assegnato all’Hospital Juan Canalejo della Coruna in Galizia (Spagna) dal 14 maggio al 13 luglio 2001. L’esperienza acquisita durante questo importantissimo periodo di lavoro in Spagna, prima nazione al mondo per numero di donatori di organi e tessuti, è stata determinante per l’assegnazione dell’incarico di coordinatore regionale per i trapianti da parte della Regione Calabria il 07 aprile 2003. Pagine di storia umana e professionale che si intrecciano con la nascita e lo sviluppo della struttura, che diventa interlocutrice ufficiale con quella nazionale, con la quale inizia un proficuo confronto per attivare anche in Calabria gli AUDIT sulla sicurezza e sulla funzionalità di tutte le innumerevoli e complesse fasi dell’intero processo. “L’impegno profuso è stato diretto principalmente alla riorganizzazione della rete regionale trapianti ed al coinvolgimento diretto di tutti gli operatori interessati all’intero processo, fino a quel momento attivi professionalmente in maniera brillante a livello individuale ma sganciati da qualsiasi idea di rete”, rilancia Mancini. Ed entriamo nel cuore dell’attività della struttura, le cui funzioni sono previste dall’art. 10 della legge 91 del 1999 e dalle linee guida emanate dal Centro nazionale trapianti (approvate dalla Conferenza Stato-Regioni a marzo 2002) finalizzate ad uniformare le attività di coordinamento dei Centri regionali per i Trapianti relativamente al reperimento di organi e tessuti in ambito nazionale. Al dott. Mancini, che nel 2006 ottiene la certificazione nazionale di coordinatore alla donazione e al trapianto di organi e nell’agosto del 2012, grazie alla notevole mole di attività svolta in tutti questi anni, anche quella di coordinatore europeo, chiediamo quale situazione ha ereditato e quali passi sono stati fatti nel corso di questi anni. Racconta: “Decine e decine di professionisti hanno fino a quel momento operato soltanto sulla base di specifiche conoscenze specialistiche ma senza seguire nessuna procedura condivisa e percorsi di sicurezza ben codificati. È risultato immediatamente chiaro ed evidente che si rendeva necessario attivare nel più breve tempo possibile un particolare percorso di sicurezza finalizzato ad ottenere la certificazione di qualità per il Centro regionale trapianti secondo il sistema ISO 9001/2008 che coinvolge i responsabili delle diverse strutture nella predisposizione e condivisione di procedure operative standard e relative registrazioni necessarie per garantire sicurezza, qualità e trasparenza a tutte le fasi del processo. È un momento di fondamentale importanza e di crescita non solo per il CRT, ma anche e soprattutto per i numerosi operatori della rete. È di fondamentale importanza che ognuno dei numerosi specialisti conosca con la massima precisione cosa deve fare, come la deve fare e quando la deve fare, in altre parole CHI FA COSA. Anni di duro lavoro per far condividere per la prima volta procedure comuni necessarie per garantire tutto il processo a medici, biologi, tecnici di neuro fisiopatologia ed infermieri di rianimazione, neurologia, direzione sanitaria, laboratori, nefrologia, chirurgia, ecc”.

Quale fotografia attuale dei trapianti in Calabria e quale trend si può  prefigurare nel breve-medio periodo?

“Il numero dei trapianti in Calabria negli anni è stato in costante aumento. Il 50% dell'intera attività che si realizza in Calabria viene dalla della rianimazione dell'Az. Osp. Pugliese Ciaccio di Catanzaro, coordinata dalla dottoressa Elisabetta Macrina, alla quale lo scorso  6 settembre a Vibo Valentia, abbiamo consegnato un riconoscimento assieme al dott. Maurizio Ciccarelli nel corso del convegno della Società calabrese di Nefrologia di cui è presidente. Il restante quasi 50% viene segnalato a questo CRT dalle altre Aziende ospedaliere di Reggio Calabria, Cosenza e Mater Domini a Catanzaro. Crescono giornalmente la conoscenza e la sensibilità dei cittadini calabresi su questo delicato argomento ed anche in momenti di grande dolore viene fuori la solidarietà e la generosità dei nostri corregionali che si traducono in altruismo verso tante altre persone che soffrono e che aspettano un organo per non morire o per migliorare notevolmente la loro qualità di vita. Risposta di civiltà dei cittadini calabresi che si manifesta con il consenso alla donazione degli organi dei propri cari ormai deceduti a causa di una gravissima lesione cerebrovascolare acuta (trauma cranico, emorragia o ischemia cerebrale, ecc). Il trend si può considerare in salita ma, naturalmente, ancora c’è molto da fare per allinearsi alle altre realtà regionali, generalmente del centro nord, dove l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini sul tema della donazione viene portata sul territorio già da tempo. Aspetto, quest’ultimo, che nel tempo ha comportato più donazioni e quindi più trapianti”.

Le opposizioni restano un tallone di Achille. Quali strumenti pensate di mettere in campo per invertire la tendenza?

“La formazione specifica sulla comunicazione di tutto il personale che si interfaccia con i familiari dei potenziali donatori. In questo senso, abbiamo chiesto la collaborazione ed il supporto del Centro nazionale Trapianti per ottenere la disponibilità di docenti esperti del settore (aspetto, quest’ultimo, che ci ha permesso di formare numerosi professionisti che operano all’interno degli ospedali della regione). Grazie al sostegno fornito dal Dipartimento regionale per la tutela della Salute e dalla direzione strategica dell’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria, sede operativa in H24 del CRT, stiamo portando avanti un progetto formativo per tutti gli operatori con la realizzazione anche di corsi sul rischio clinico, sulla sicurezza, sulla comunicazione, ecc. Alcuni sono corsi residenziali di più giorni finalizzati anche alla formazione degli operatori della rete di emergenza – urgenza. Ebbene, affinchè cresca la fiducia dei cittadini verso il sistema trapianti e la consapevolezza della scelta in materia di donazione e trapianto d’organi, va incentivata le dichiarazione di volontà favorevoli alla donazione di organi tessuti attraverso incontri sul territorio regionale realizzati, in collaborazione con istituzioni, associazioni di volontariato del settore e clubs services, e finalizzati alla corretta informazione e sensibilizzazione dei cittadini circa la donazione degli organi dopo la morte a scopo di trapianto. Inoltre, vanno organizzati corsi di formazione sulla comunicazione rivolti a tutti gli operatori coinvolti nel colloquio con le famiglie per la richiesta di donazione che operano nelle strutture ospedaliere della regione. Tali corsi hanno come scopo quello di favorire una crescita professionale che, attraverso la maturazione di una consapevolezza emotiva, permetta di costruire una comunicazione adeguata da utilizzare nelle situazione di lutto e di richiesta di donazione”.