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Venerdì, 04 Dicembre 2020

Gli affari del "Mediterraneo in guerra"

E’ sempre più difficile prevedere cosa succederà prossimamente nel Mediterraneo. Quando ci si illude che stia soffiando il vento della libertà e della democrazia, in paesi che non l’hanno mai conosciuta, giungono nuove violente repressioni che fanno compiere passi indietro E’ sempre più difficile prevedere cosa succederà prossimamente nel Mediterraneo. Quando ci si illude che stia soffiando il vento della libertà e della democrazia, in paesi che non l’hanno mai conosciuta, giungono nuove violente repressioni che fanno compiere passi indietro nel tempo e sballano ogni previsione. Quando sembra di essere vicini alla pace, scoppia una nuova guerra.

Fabio Mini


“ Rivolte, rivoluzioni, repressioni, colpi di stato, colpi di testa, guerre civili, aggressioni, guerre per delega, ingerenze umanitarie, guerre per il petrolio, per lo status quo, per cambiare, per la democrazia, per il fanatismo religioso, per il potere, per l'odio “, scrive il generale  e scrittore Fabio Mini in un suo saggio. Nel Mediterraneo c’è di tutto e di più. E questo tutto e di più  Mini lo racconta nel libro  “ Mediterraneo in guerra . Atlante politico di un mare strategico “ ( Einaudi, pp. 318, euro 18,50) . Mini, è considerato una voce fuori dal coro. Ha comandato tutti i livelli di unità da combattimento e ha prestato lunghi periodi di servizio negli Stati Uniti, in Cina, nei Balcani e nella Nato. È stato capo di stato maggiore del comando alleato del sud Europa e comandante della forza internazionale di sicurezza in Kosovo. Attualmente, è consigliere scientifico di alcuni think tank sulla sicurezza e scrive per «Limes » una delle più importanti riviste, nel mondo, di geopolitica. Le sue opinioni sono tenute nella massima considerazione dai più importanti quotidiani italiani e dalle più autorevoli riviste straniere. Nel suo libro, Il generale «insolito», traccia il profilo del Mediterraneo mettendo a fuoco, nell'ottica della potenza militare,  le terre che lo circondano e i popoli che ci vivono. Come per gli storici più importanti, che hanno scritto di Mediterraneo, anche per Fabio Mini il “ mare di mezzo “ è un insieme di terre, popoli e culture diverse. Ma, la diversità, nell’opinione del generale-saggista, non è vista come ricchezza. Tutt’altro. E’ piuttosto, come spiega nel libro, impregnata di sentimenti e atti di guerra. “ Basta guardarsi intorno - scrive Mini  - per vedere i segni indelebili delle guerre, da quelle puniche a quella post-nucleare “. Unendo l'ottica militare a quella socio-politica, si scoprono, secondo l’opinione del generale-saggista,  le ragioni delle infinite guerre mediterranee e i possibili sviluppi di quelle a cui stiamo assistendo. Mini, in più di quarant’anni di servizio militare, è stato  a contatto diretto con gli apparati di sicurezza delle maggiori potenze mondiali e ha avuto il Mediterraneo come area di responsabilità, quando è stato capo di stato maggiore della Nato del sud Europa. Il Mediterraneo che racconta nel libro il generale, è prima di tutto un luogo di guerra, una guerra che negli anni si è mostrata anche in forme inconsuete, impiegando, come sostiene , “ tutte le armi e persino le non armi, la violenza e la non violenza, la ragione e il torto ” . Non nega, l’autore di “ Mediterraneo in guerra “, la cultura, la bellezza, le tradizioni, le radici della civiltà, ma propende a  mettere in risalto la “ dimensione militare “ del Mediterraneo, poco conosciuta, ma predominante, anche a causa, come spiega nel libro, di una non nascosta volontà delle grandi potenze di mimetizzare gli elementi bellici, impedendo ai media e all’opinione pubblica il contatto con la realtà. Con riferimento alle rivolte arabe, alla Siria, alla Libia, Mini descrive un Mediterraneo dove non esistono i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, ma più spesso due diversi modi di declinare la violenza e l’oppressione. E poi sostiene come nell'approccio alle diverse situazioni, da parte dei paesi occidentali, ma anche asiatici, come la Cina, le scelte derivino dal volume degli affari, più che da ragioni umanitarie. “ Gli affari sono una costante delle cause delle guerre e l'attuale crisi economica globale -  ha detto il generale in un’intervista recente al giornale  Il Manifesto -  può essere collegata ai grossi affari fatti dai promotori delle guerre ai danni sia delle vittime sia degli attori principali. Il discutibile principio economico che vede il debito come uno strumento di raccolta di risorse è diventato un' ideologia ancora più ipocrita e dannosa, inventando il «debito sovrano» proprio per finanziare le guerre. L'ipocrisia è anche un po' ironica, perché un debito non rende nessuno sovrano, ma fa diventare schiavi. Se poi la guerra viene intesa in senso lato e «senza limiti» materiali e concettuali allora la stessa crisi globale è una guerra in cui le istituzioni statali, anche le più forti, sono vittime di bande di affaristi “.
Nel libro, Mini, parla della situazione in Siria. Anche se scritto un anno fa, il suo saggio risulta attualissimo, pure rispetto ad eventi che maturano in questi giorni. Comunque, è questa l’opinione del generale-saggista, aggiornata, rispetto a quanto sta accadendo in Siria: “ Come ho scritto anche nel mio libro “ Mediterraneo in guerra ” - ha risposto in un’intervista ad “ Articolo 21 “ -  la situazione in Siria è talmente degradata che ormai siamo al paradosso che l’unica parvenza di democrazia sia con Assad al governo. In realtà, la sua uscita sarebbe la vera svolta democratica, ma in questi due anni di guerra la comunità internazionale ha perduto una visione razionale del problema e i ribelli, nella grande maggioranza, hanno sviluppato una visione prettamente confessionale ed estremista. Per questo, penso che l’uscita dalla crisi in Siria sia possibile solo garantendo al popolo siriano e ai milioni di rifugiati una speranza di ritorno a casa con l’appoggio della comunità internazionale, veramente orientata ai loro bisogni, piuttosto che agli interessi e alle manovre politiche ”.

Il libro
Un Mediterraneo come luogo di guerra visto non semplicemente come frutto del business delle armi ma semmai come risultato della paura degli altri e dell’ambizione di sopraffarli: un mare con il più elevato numero di “altri” e quindi con il più elevato livello di ambizione pronta a scatenare o progettare conflitti.
Un numero elevato di“altri” anche perché il Mediterraneo analizzato da Mini non è semplicemente un mare fisico; semmai: «un mosaico di tante terre e tanti popoli che hanno moltissimi problemi, fra i quali quelli navali e marittimi, sono fortunatamente i meno gravi» (p. 315). É un luogo con una frontiera liquida che si può circoscrivere ma soprattutto si può espandere fino a luoghi molto lontani e collegati da altri mari o vie fluviali.
Sono pagine che quindi analizzano non soltanto la geopolitica e le forze armate dei Paesi che si affacciano sul mare Mediterraneo, ma anche le terre balcaniche, il vicino e il Medio oriente, il corno d’Africa e le terre sul Mar Nero.
Pagina dopo pagina ci rendiamo conto come mai il generale sia stato definito “eretico”: le sue analisi mostrano in tutta evidenza un realismo che non concede nulla al diffuso e superficiale manicheismo propalato dai nostri media. Semmai, coerentemente con quanto già avevamo letto in opere precedenti come “Soldati” o “La guerra dopo la guerra”, risulta evidente come approfondire la geopolitica con l’ottica militare, voglia dire nel contempo svelare le strategie politiche e belliche basate sull’inganno e l’ipocrisia.
Ne consegue che non devono affatto sorprendere le frequenti citazioni da WikiLeaks, uno strumento che ha fornito «ai paesi del Mediterraneo (e non solo), soggetti a regimi autoritari e corrotti, la prova che essi da tempo sospettavano e cioè che i governi americani predicano libertà e democrazia per gli oppressi ma quando conviene difendono e consolidano gli oppressori» (p. 254).
Appare evidente come la scelta di osservare gli Stati dell’area dal lato prima storico, poi sociale ed infine militare, abbia permesso a Mini di raccontare con particolare lucidità le ragioni delle attuali guerre mediterranee, conclamate o meno che siano, ed anche i probabili conflitti futuri che già si scorgono all’orizzonte.