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Sabato, 15 Agosto 2020

Il regista della luce, Nino Celeste, confessa: “La Calabria è la mia amante”

A quanti di noi è capitato di innamorarsi della scena di un film che abbiamo visto? Un film è fatto di parole e, soprattutto, di immagini. Conosciamo bene il potere ipnotico dell'immagine, sia essa impressa sullo schermo, sia essa televisiva A quanti di noi è capitato di innamorarsi della scena di un film che abbiamo visto? Un film è fatto di parole e, soprattutto, di immagini. Conosciamo bene il potere ipnotico dell'immagine, sia essa impressa sullo schermo, sia essa televisiva e la facilità con la quale si è capaci di abolire la distanza tra sé e lo schermo per entrare, o meglio per sprofondare nel mondo finzionale del film.

Nino Celeste


Tutto questo grazie al lavoro del direttore della fotografia che realizza le atmosfere che il regista vuole avere, mettendo in campo tutta la sua sensibilità artistica. Questo è quello che ha sempre fatto e continua a fare Nino Celeste, il regista della luce e dell'immagine che ci ha raccontato le caratteristiche del suo lavoro, tra la pellicola e il digitale, la collaborazione con i vari registi che hanno richiesto la sua professionalità nel corso degli anni e il suo legame, particolare, con la Calabria, nonostante le sue origini romane.

Nino, tu sei un direttore della fotografia molto amato e rappresenti  un pezzo di cinema e di televisione. Hai cominciato giovanissimo nel ‘67 ed hai lavorato con grandi registi, da Pasolini a Fellini, da Visconti a Damiani. Che cosa ti ricordi dei tuoi inizi ?

Dei miei inizi ricordo soprattutto la gavetta e la fatica che ho dovuto affrontare per riuscire a farmi assumere in un lavoro.  Infatti, prima di poter, finalmente, toccare una macchina da ripresa ho dovuto  trascorrere due anni a  pulire cavalletti e testate, cosa che  oggi non succede più poiché, a causa del digitale, nascono tutti operatori con risultati a volte disastrosi.

Puoi spiegarci di cosa si occupa, principalmente, il direttore della fotografia nel cinema?

Certo, con piacere. Il direttore della fotografia è una figura estremamente importante. E’ il braccio destro del regista. Le responsabilità del direttore della fotografia sono molteplici, è lui che deve illuminare le scene, scegliere le angolazioni delle inquadrature, gli obiettivi da usare, le focali necessarie, il diaframma da impostare. E' importante la sua opera in molte fasi sia di scelta che di realizzazione, perché le luci e quindi il colore dell’immagine è ciò che lo spettatore vedrà sul grande o piccolo schermo.

Quando fotografi, c'è un obiettivo che preferisci, che senti più nelle tue corde? E quandofilmi?

Per me, ogni film è un nuovo obiettivo, io adoro l'azione avendo fatto molti film con Damiani, quindi, ho rubato molto dal suo DNA tecnico. Naturalmente io amo molto la luce artificiale perché posso plasmarla in base ai miei gusti ed al film da realizzare.

Ogni direttore della fotografia ha una sua visione della storia da proporre, che, negli esiti più felici va a completare la visione del regista, per te è sempre stato così ?

Devo dire che in questo non sono stato molto fortunato perché molte volte la mia visione non ha coinciso con quella del regista ma, alla  fine, il capitano è lui.

Le nuove tecnologie digitali come hanno cambiato il tuo modo di lavorare?

Le nuove tecnologie digitali non hanno cambiato il mio modo di lavorare. Per me il digitale è come la pellicola e, in quanto tale, continuo ad illuminare allo stesso modo prestando, però, più  attenzione ai chiaro –oscuri. Inoltre, non sono io che mi adatto al digitale ma il digitale a me.

Come è cambiato il tuo approccio  con i registi rispetto agli esordi? Hai un modo di relazionarti diverso tra un regista esperto o un giovane regista?

L’approccio con i registi è cambiato molto con il trascorrere degli anni. I giovani registi, a volte, sono molto presuntuosi e allora il dialogo, per far capire, è lungo e faticoso.

Nel 1988  hai realizzato la miniserie televisiva italiana   “Il treno di Levin”  per la regia di Damiano Damiani che ricordo hai di quel set?

Il treno di Lenin è stato un grandissimo lavoro internazionale. Nonostante la presenza di professionalità  culturalmente diverse, sul set c’è stata sempre una grande intesa ed i risultati sono stati altissimi.

Tredici  film con il grande regista poliedrico Samy Pavel, come è stato lavorare con lui?

Con il regista Samy Pavel  eravamo un tutt’uno. In ogni film, lui arrivava sul set con dei dipinti o immagini diverse e chiedeva quella determinata luce e quella atmosfera ed io la realizzavo. Era  un poeta dell'immagine, con lui ho realizzato i miei migliori film come immagine illuministica.

Dai fortunati film girati in Calabria, alla prestigiosa nomina quale “Artista d’eccellenza cinematografico” da parte della Camera regionale della moda Calabria durante la serata conclusiva del Diamante Film Festival 2013. Qual è il tuo rapporto con la Calabria?

Il mio rapporto con la Calabria è  fantastico sono letteralmente innamorato di “lei”. E’ come se fosse la mia amante. Adoro il territorio e la gente è meravigliosa. Ho  girato vari film e fiction da voi, quindi, ho tanti ricordi che porterò sempre nel cuore:  “La moglie del sarto” per la regia di Scaglione,  “Gente di mare 1” con Peyretti, 12 dicembre con Pasolini, “Onora il padre e la madre” di Leacche. La Calabria ha da sempre ospitato le grandi produzioni cinematografiche che hanno fatto la storia del cinema, quindi, ogni volta che mi propongono un film in Calabria sono felicissimo.

Per la tv hai illuminato le prime quattro serie de La Piovra con Michele Placido. Una serie che ha tenuto incollati allo schermo milioni di telespettatori , ma  che ha anche lanciato, grazie a te,  un nuovo tipo di luce per la televisione come mai, poi, la scelta di lasciare?



Dopo le quattro serie della Piovra girate con Damiano Damiani, Florestano Vancini e Luigi Perelli ho rifiutato di continuare. Come ho detto sempre: morto il commissario Cattani, Michele Placido, è morto anche Nino Celeste. Al di là di questo, avevo deciso di terminare per non fossilizzarmi con lo stesso tipo di riprese.

La squadra, Vento di ponente, I ragazzi del muretto , Agrodolce, Un posto al sole, Pazza famiglia 2, sono alcune delle serie tv che hanno visto la tua direzione della fotografia.... meglio la fiction o il cinema?

Non posso dire se sia meglio la fiction o il film. Si può fare bene sia  l'uno che l'altro. Dipende molto dalle storie. Certo il cinema su grande  schermo dà altre emozioni.

Non hai mai pensato di scrivere un copione e di lavorare anche come regista oppure credi nella specificità dei ruoli?

No, mai. Ho ancora molto da apprendere come direttore della fotografia, amo il mio ruolo e se qualche regista esordiente mi chiede  aiuto divento anche co-regista tecnico, ma l'ultima decisione è la sua.

Che differenze hai registrato lavorando  tra l’ Italia e l’estero?

Indubbiamente, all'estero si ha più rispetto per i professionisti  e si lavora molto sulla qualità. In Italia, purtroppo, adesso  si pensa  solo alla quantità. Il cinema, grazie al Governo, è morto, quindi,  ai giovani film-maker e operatori italiani che stanno pensando di cercare lavoro all’estero, gli dico:  Emigrate!!

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Girerò due fiction ed un film in Albania, dove vi è un grande rispetto per l'arte cinematografica. Ho già collaborato con alcuni  registi albanesi, quali, B, Besnik, S.Kumbaro, N.Ajazi. K.Kapidgey e sono  bravissimi.