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Venerdì, 14 Agosto 2020

La fiorettista campione del mondo 2013: “Sogno le Olimpiadi di Rio de Janero”

Ai piedi dell’imperioso Castello dell’Amendolea, a ridosso di un letto di bianca fiumara, intervistiamo Arianna Errigo, consacrata campionessa del mondo 2013 nel fioretto femminile, per essersi imposta in finale sulla tedesca Caroline Golubytskyl. Premiata a Budapest con la medaglia d’oro, Ai piedi dell’imperioso Castello dell’Amendolea, a ridosso di un letto di bianca fiumara, intervistiamo Arianna Errigo, consacrata campionessa del mondo 2013 nel fioretto femminile, per essersi imposta in finale sulla tedesca Caroline Golubytskyl. Premiata a Budapest con la medaglia d’oro, appena la settimana scorsa, vanta natali grecanici. Difatti Condofuri, storica cittadina jonica dove vivono i nonni, ha segnato le origini e parecchie estati della schermitrice azzurra, conferendole l’anno passato la cittadinanza onoraria. Arianna si è aggiudicata la medaglia d’argento nel concorso individuale durante la XXX Olimpiade e sempre a Londra nel 2012 ha vinto la medaglia d’oro insieme alle compagne Elisa di Francisca, Valentina Vezzali e Margherita Granbassi. La duellante brianzola che ha sconfitto la Vezzali all’ultima stoccata, lasciando tutti col fiato sospeso, ha conquistato titoli iridati fin da piccola, semplicemente vestendo un’eleganza in punta di fioretto. La giovane che ha raggiunto l’Olimpo della scherma, si presenta con semplicità e generosità, una bellezza statuaria e disarmante. E’ un’amante del surf in inverno, delle moto, della velocità, dei viaggi, delle feste, della buona tavola e con orgoglio fa parte dell’Arma dei Carabinieri. Una campionessa con la C maiuscola che porta alta la bandiera italiana e l’eccellenza calabrese nel mondo.

Ci racconta dei suoi esordi? Quando ha iniziato a tirare di scherma e ad amare il fioretto?

Ho cominciato a tirare di scherma in una sala d’armi a Monza, mi ha portata mia madre. Vivo a Como da sei anni e lì mi alleno nella palestra Ginnastica Comense 1972 con il maestro Giovanni Bertolaso. I miei genitori hanno sempre voluto che praticassi sport o attività musicali, ma se dovevo scegliere tra una partita di pallavolo o un assalto di fioretto, non avevo dubbi: il secondo. Molto presto ho visto risultati importanti, come il piazzamento a Plovdiv in Bulgaria nel 2004, medaglia d’oro ai campionati del mondo categoria  cadetti, e questo mi ha spronata a fare sempre di più.

Medagliad’argento alle Olimpiadi di Londra nel concorso individuale ed oro nel concorso a squadra, cosa significa per lei rappresentare l’Italia proprio in un momento così ballerino per il Paese?

Non ho vinto l’oro per un soffio e già sogno le prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro, anche se ancora c’è tempo e mi devo concentrare sulle diverse coppe e mondiali. Credo che andare in giro per il mondo raccontando l’Italia anche attraverso lo sport sia meraviglioso, anche perché lo sport ha dei valori puri.

Che importanza hanno in questo sport e per lei fairplay, amicizia, offesa, difesa?

Nello sport che ormai è la mia vita parole come fairplay, amicizia, sono dense di significato e annesse alla sua pratica. Ho trovato tantissimi amici e persone da rispettare. La stessa figura del maestro, che per me è come un secondo padre, è fondamentale. Questo aiuta a scoprire ed apprezzare i valori e le relazioni. Sulla pedana ci sei sempre e solo tu, se vinci o perdi è merito o demerito tuo, per questo la forza d’animo, la tenacia, il carattere, sono tutti elementi che sento di possedere.

Il 7 agosto a Budapest ha vinto il Mondiale 2013 nella sua specialità, cosa si prova ad essere dei numeri uno?

Dietro ci sono tanti sacrifici, tanto lavoro e una grandissima soddisfazione, perché quando lavori tanti anni non hai mai la certezza di poter arrivare in alto, quindi ci speri solamente, ma nel momento in cui si arriva è un’emozione unica. Il talento fisico e tecnico spesso non basta, occorre curare tanti altri aspetti come il seguire una dieta, curare il profilo mentale, allenarsi di continuo, mattina e pomeriggio, e posso dire che ci sono giorni in cui non ne hai voglia o i risultati non vengono. Non è facile, però quando cominci a vincere, iniziano le sfide e sei pronto a superare nuovi traguardi.

Bellezza e disciplina, mente e corpo. Quanto conta l’equilibrio? Consiglierebbe alle giovanissime di intraprendere questa carriera? 

L’equilibrio viene dalla disciplina. Si direi la scherma ovviamente, ma io sono di parte, così suggerisco lo sport in generale, anche perché quando si è giovani è puro divertimento, si sta coi propri coetanei, poi via via si inseriscono le regole, gli orari e questo ti aiuta ad entrare più facilmente nel mondo degli adulti e di tutti i giorni. Io amo lo sport, anche quando questo ha comportato che al liceo il sabato sera i miei compagni andavano a ballare ed io invece a fare gare.

Il suo rapporto con la Calabria è legato alle sue origini familiari, alla sua infanzia, porta un po’ di questa terra con sè?

Certo, io qui sono praticamente cresciuta, passavo 3-4 mesi l’anno. Ho i nonni, ormai solo nonna. Per me qui c’è una seconda famiglia, ma non lo dico così per dire, appena ho finito il mondiale ci sono venuta subito, anche durante l’anno quando c’è la possibilità di scendere corro. Ho tanti amici, molti sono venuti anche a seguire le gare del mondiale. Diciamo che sono molto legata a Condofuri, alla Calabria.