Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Venerdì, 07 Agosto 2020

Il mondo classico di Vincenzo Di Benedetto

Se cerchi una foto di Vincenzo Di Benedetto tra le pieghe sterminate del web non la troverai mai. Perché Vincenzo Di Benedetto era uno studioso d’altri tempi, un intellettuale minuzioso e severo, non un uomo da palcoscenico. Era tra i Se cerchi una foto di Vincenzo Di Benedetto tra le pieghe sterminate del web non la troverai mai. Perché Vincenzo Di Benedetto era uno studioso d’altri tempi, un intellettuale minuzioso e severo, non un uomo da palcoscenico. Era tra i più grandi studiosi al mondo di letteratura greca, che, anche quando decideva di occuparsi di Manzoni, di Dante e di Foscolo o del rapporto tra marxismo e filologia, riusciva a posizionarsi sempre un gradino sopra la media.
Ci ha lasciato pochi giorni fa, in punta di piedi, come peraltro aveva sempre vissuto. Originario di Saracena, in provincia di Cosenza, dove era nato nel 1934, dopo gli studi liceali si era “diplomato” presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove insegnerà per molti anni filologia greca.
Professore ordinario di letteratura greca presso l’Università degli Studi di Pisa, nelle sue opere Di Benedetto “ha unito una rigorosa sensibilità linguistica e letteraria all'attenzione per i dati storici e sociali”, come opportunamente viene ricordato nel prologo ad un’intervista rilasciata dallo stesso qualche anno fa per il sito dell’Enciclopedia Treccani.
Tra le sue opere più significative meritano di essere ricordate  “Euripide, teatro e società” (Einaudi, 1971); “L'ideologia del potere e la tragedia greca” (Einaudi, 1978); “Sofocle” (La nuova Italia, 1980); “Filologia e marxismo. Contro le mistificazioni” (Liguori, 1981). “Il medico e la malattia: la scienza di Ippocrate” (Einaudi, 1986); “Nel laboratorio di Omero” (Einaudi, 1997), un libro quest’ultimo attraverso cui l’autore tenta di diradare il mistero che ha sempre avvolto il più grande poeta della classicità, attraverso un lavoro “paziente e simpatetico di analisi e di interpretazione” delle sue opere, utile a  “capirle e a coglierne, fin nei più intimi recessi, i procedimenti di composizione e di invenzione”.
Di grande rilievo anche i suoi lavori sulla rappresentazione scenica della tragedia greca, come “La tragedia sulla scena. La tragedia greca in quanto spettacolo teatrale” (Einaudi, 2002), scritto con Enrico Medda, dove si tenta di recuperare la componente visiva delle tragedie greche del V secolo a.C., attraverso l’analisi del teatro di Dioniso ad Atene, lo spazio scenico  delle rappresentazioni, l'allestimento scenografico di tutte le tragedie a noi pervenute, il modo di disporsi del coro e degli attori e il loro reciproco interagire, le modalità della recitazione, il sistema delle entrate e delle uscite. In questo quadro si inseriscono anche alcune sue traduzioni di importanti opere classiche, tra cui le “Baccanti” di Euripide (Bur, seconda edizione 2005).
Nel 2007 viene data alle stampe un’opera monumentale, “Il richiamo del testo. Contributi di filologia e letteratura”(ETS Edizioni). Quattro volumi in cui sono condensati cinquant’anni di studi, di ricerche, di elaborazioni sul mondo classico dell’insigne studioso. L’iniziativa della raccolta degli scritti è stata del Dipartimento di Filologia classica dell’Università di Pisa, che, in questo modo, ha voluto rendere omaggio  ad un suo membro d’eccezione, “per lo straordinario contributo che Vincenzo Di Benedetto ha dato alla conoscenza, innanzi  tutto, nel dominio specifico della letteratura greca”.
Riccardo Di Donato, che ne ha curato la prefazione, ha scritto:  “La partizione, quasi la segmentazione, che l’ordinamento dei quattro volumi secondo il desiderio dell’autore, ha necessariamente imposto all’opera rischia di attenuare ma, per certo, non riesce a cancellare il fatto decisivo per cui l’insieme prodigioso di questi scritti costituisce – nel giudizio di chi lo licenzia – per il secolo appena trascorso e per quello che da qualche anno si è avviato, uno dei maggiori contributi che lo studio dell’antico possa dimostrare di aver dato alla conoscenza dell’uomo”.
Grande è stato anche il contributo che Di Benedetto ha dato nell’ambito degli studi sulla letteratura italiana. Da ricordare a tal proposito opere di straordinario valore interpretativo e pedagogico come  “Lo scrittoio di Ugo Foscolo” (Einaudi, 1990) e “Guida ai Promessi Sposi” (Bur, 1999).
L’ultima fatica, con la collaborazione di un ex allievo è stata la traduzione, il commento e l’introduzione all’Odissea per i tipi della Bur.
Mauro Tulli, direttore del dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica, di lui ha detto: “Vincenzo Di Benedetto è stato una delle figure centrali dell'Antichistica e più in generale dell'Area Umanistica di Pisa. Sempre nutrita dalla riflessione teorica, dall'analisi del materialismo e del marxismo, la passione politica non ha mai oscurato il rigore per la gestione della filologia, che nel materialismo e nel marxismo ha sempre trovato per le sue ricerche alimento e forza. Con le sue ultime opere, Vincenzo Di Benedetto ha ribadito il solido impianto dell'Area Umanistica di Pisa, un solido impianto che ha un passato glorioso e quanto mai ampio, ben al di là dell'Antichistica”.
Ora un ricordo personale. Quello dello studente liceale che provava un certo orgoglio a studiare i classici greci introdotti e tradotti da un uomo che proveniva dalla sua stessa comunità. Tra questi il Simposio di Platone nella versione edita dalla Bur, dove l’introduzione del professor Vincenzo Di Benedetto era un vero e proprio saggio a sé stante, di una tale ampiezza e profondità che trasmetteva tutto il rigore e la passione del Maestro per la letteratura e il mondo greco classico.