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Domenica, 09 Agosto 2020

Zingaretti è "Il giudice Meschino" tra bellezza e inferno

Sono iniziate le riprese del film Il giudice meschino, tratto dal soggetto di Mimmo Gangemi ed interpretato da Luca Zingaretti per la regia di Carlo Carlei e la produzione di Fulvio Lucisano, che andrà in onda in due puntate sulla Rai. Un progetto cinematografico ambizioso, che mette insieme il diavolo e l’acqua santa, il bene e il male, la bellezza e l’inferno di un luogo incantato da Dio e, a volte, condannato dall’uomo.

Mimmo Gangemi e Luca Zingaretti. Photo Adriana Sapone


Una Calabria affascinante, compenetrata nelle vicende e nell’intima personalità dei personaggi protagonisti di quelle vicende, che portano al bivio. Alla scelta più ardua. Quella di dare un senso alla propria vita. Di scegliere tra il bene e il male e riscoprire, dentro di sé, il valore etico della giustizia. Il giudice meschino è una storia calabrese, ma è anche una storia universale. Che racconta il travaglio interiore di ogni uomo che, scivolato nel disincanto, trova la forza per una scelta morale. E’ una storia di speranza e di redenzione. Le scene saranno girate per oltre un mese e mezzo nei palazzi del centro di Reggio, a Scilla, a Sant’Elia ed in altri luoghi della provincia. In particolare, i palazzi del centro storico reggino hanno sorpreso, per bellezza estetica e per lo statodi conservazione il regista, Carlo Carlei, che, in conferenza stampa di presentazione del film (sabato nella sala Giuditta Levato del Consiglio Regionale, alla presenza del Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, del produttore Fulvio Lucisano, dell’autore del libro Mimmo Gangemi, del presidente della Calabria Film Commission Gianluca Curti e dell’acclamatissimo Luca Zingaretti, ndr) ha confessato di essere rimasto particolarmente colpito da Reggio.

L'attore Luca Zingaretti e il produttore Fulvio Lucisano. Photo Adriana Sapone


“Mancavo da bambino e non me la ricordavo – racconta - per quanto riguarda il centro storico, è una delle più belle città d’Italia. Io giro moltissimo per scegliere le location dove girare i film, non mi era mai successo, neppure a Barcellona, di trovare in così pochi metri quadrati posti così straordinari, tenuti bene, bellissimi dal punto di vista architettonico ed estetico. E’ una bellissima città”. Il regista, lametino di nascita, racconta della sua infanzia trascorsa a Seminara dal nonno e poi si sofferma sugli aspetti legati al progetto: “L’idea della fiction è partita dal libro di Gangemi, che è molto bello e parla di un uomo che va verso qualsiasi fede nella sua professione e non credeva più nella giustizia. Succede anche a noi di provare disincanto quando leggiamo di certe notizie sui giornali, ma poi la morte di un suo amico e collega magistrato gli scatena una serie di eventi e decide di reagire, vuole vederci chiaro e vuole combattere l’illegalità. È una storia di redenzione, una storia che parla di uomini che fanno delle scelte che vanno al di là della linea della legalità e di uomini che fanno delle scelte giuste e decidono di combattere. È una storia di conflitto universale, non è una storia di ndrangheta. La ndrangheta fa da sfondo ai personaggi coinvolti nella storia, perché c’è e fa parte della realtà calabrese.

Un momento della conferenza di presentazione del nuovo film girato a Reggio Calabria "Il giudice Meschino". Photo Adriana Sapone


Raccontiamo la storia di un uomo che si riappropria del suo senso morale insieme a personaggi eroici”. E sulla scelta del cast, spiega: “Appena ho aperto il libro ho avuto immediatamente in mente il protagonista e così sono andato a Cinecittà dove Luca Zingaretti, con cui avrei sempre voluto lavorare e che è un attore straordinario, stava girando il commissario Montalbano. Gli ho portato il libro e dopo dieci giorni mi ha dato la risposta e mi ha detto facciamolo! Devo dire che questa cosa è stata messa su in tempi record, nel giro di dieci mesi ci siamo messi in pre-produzione. La cosa che mi riempie di orgoglio  - continua Carlei - è tornare a girare un film in Calabria. Sono passati ventidue anni dal mio primo film La Corsa Innocente, che avevo girato interamente qui. Sono molto felice di tornare nella mia terra per continuare a parlare di argomenti che dovrebbero far riflettere e di dirigere personaggi che desiderano ed attuano un cambiamento”. E sui nomi degli attori, dichiara: “Oltre Luca Zingaretti, uno dei più grandi attori europei oltre che la più grande star italiana, ci sono Luisa Ranieri e Gioele Dix nella pare del magistrato ucciso e poi tantissimi attori di primordine sia televisivi che cinematografici. Un cast straordinario”. Elegante nel suo intervento, con un aplomb da antidivo ed un fascino autentico e disarmante, Luca Zingaretti, ha esordito con una serie di ringraziamenti. Per l’accoglienza riservata a lui, alla moglie, alla figlia ed alla tata.

Luca Zingaretti. Photo Adriana Sapone


“Grazie ai calabresi per l’accoglienza e l’affettuosità speciale, che conferma la proverbiale ospitalità del Sud. Sono sicuro che passeremo bene questo mese e mezzo in Calabria. Saranno giorni di lavoro intenso, perché il film è un progetto che ci appassiona molto e anche perché le fiction che arrivano dalla letteratura hanno sempre qualcosa in più da raccontare. Sono un genere d’arte più alto. Abbiamo tanto bel materiale, una storia straordinariamente ricca di elementi, di chiaroscuri, di situazioni personali dei vari personaggi che spero, se saremo bravi, riescano ad appassionare anche il grande pubblico. Ringrazio le autorità del territorio per l’accoglienza gentile ed affettuosa, speriamo di essere in grado di ricambiare questa ospitalità restituendo un’immagine di questa terra che sia all’altezza della sua fama”. Zingaretti, che ha dato volto e fama al Commissario Montalbano, conosciuto in tutto il mondo per l’interpretazione straordinaria del personaggio di Camilleri, non teme assolutamente la sovrapposizione tra le due figure, quella del famoso commissario con quella di Alberto Renzi, il Giudice Meschino di Mimmo Gangemi ed, entrando nel merito, spiega: “Il Commissario Montalbano è stato un successo planetario, è un personaggio molto amato e seguito ovunque. Ma la sua popolarità non mi schiaccia né come persona né come attore. Ho interpretato Montalbano due mesi ogni due anni ed ho lavorato a moltissime altre cose.

Lo scrittore Mimmo Gangemi. Photo Adriana Sapone


Mi ricordano come Luca Zingaretti, non come il commissario.  Sono sereno nella scelta di interpretare Alberto Renzi, così come lo sono quelli che mi hanno affidato la parte. Non vedo il rischio della sovrapposizione dei personaggi, che hanno in comune solo il fatto di essere due inquirenti del Sud. Alberto Renzi – continua - è diverso nel ruolo e nella sua personalità. Il mondo interiore raccontato da Mimmo Gangemi è completamente diverso. È un soggetto molto pragmatico, non è fuori dagli schemi, ha i piedi ben saldati a terra. Entrare nell’animo e dare il volto ad Alberto Renzi è, per me, una nuova sfida”. Il Governatore della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, promotore della conferenza di presentazione, si sofferma sul valore della scelta di sostenere Il giudice meschino: “Sono stato tendenzialmente contrario a film che enfatizzano fatti che poi a livello nazionale penalizzano il territorio. La nostra è una regione che non può continuare ad essere mortificata e raccontata sempre e solo come luogo di ‘ndrangheta, ma ha bisogno di essere comunicata anche nella sua essenza positiva e vera. Nella scelta di sposare il progetto de “Il giudice meschino” sono stati determinanti alcuni fattori. Di certo – spiega - ha vinto l’idea di valorizzare la bellezza dei nostri luoghi e di farli conoscere al grande pubblico. Sarà compito della produzione ricostruire lo scenario ideale attorno al quale ambientare le vicende del film. Un altro elemento che ha determinato questa scelta è stata la convergenza, nella produzione, di eccellenze calabresi, da Fulvio Lucisano alla produzione, a Carlo Carlei alla regia, al soggetto di Mimmo Gangemi, autore dei libro “Il patto del giudice”, scrittore molto amato dai calabresi e riconosciuto, meritatamente, come eccellenza nella letteratura italiana, oltre che firma autorevole di testate nazionali, come La Stampa.

Il regista Carlo Carlei. Photo Adriana Sapone


Il nome di Luca Zingaretti, come protagonista della fiction, ha fatto il resto – e poi, come più volte sottolineato dalla produzione e dalla regia conclude “non è un film di ndrangheta ma una storia che trasmette un profondo sentimento di speranza, che emerge con forza a seguito di fatti che ruotano attorno all’illegalità ed al crimine”. Il cavaliere Fulvio Lucisano è emozionato alla presentazione del film. È lui che ha deciso di produrlo e che si è determinato con tutte le sue forze. Ci crede. È un progetto importante. Si intuisce che in lui le motivazioni sono professionali ma anche, in fondo, di altra natura. C’è qualcosa di profondo in questa scelta. C’è forse una visione nostalgica o il desiderio di riappropriarsi di luoghi, immagini, storie che hanno un valore letterario e poetico. Ma anche molto personale. A margine della conferenza di presentazione, abbiamo l’occasione per porgergli qualche domanda.

In base a quali elementi lei decide di produrre una storia. Di farla diventare cinema?

Dopo Ragazzo di Calabria, che ho fatto trent’anni fa, ho costituito un gruppo di consulenti che leggono le storie, ma il più delle volte lo faccio prima io. Per esempio il libro di Mimmo Gangemi l’ho letto per primo ed ho deciso subito di farlo. Mi ha convinto immediatamente.

Quali sonno stati i tratti di questa storia che l’hanno indotta a questa scelta?

Il presidente della regione Calabria Giuseppe Scopelliti con l'attore Luca Zingaretti. Photo Adriana Sapone


Intanto in questo libro rivedevo le stesse scene di quando da bambino andavo a Sant’Elia. Dove si vedono l’Etna, le Isole Eolie, Messina. È il posto più bello del mondo, non c’è Istanbul che tenga. Sono felicissimo di produrre questo film perché è girato nei luoghi della mia infanzia. Inoltre racconta unabellissima storia scritta da Mimmo Gangemi. Ringrazio vivamente il regista e Luca Zingaretti per avere accettato di partecipare a questo progetto. Spero venga un bellissimo film come lo è la storia, la cui sceneggiatura è affidata, tra l’altro, ad un altro calabrese Giancarlo De Cataldo.

Da questo si evince il suo amore per la sua Calabria. Sua non di nascita ma di sentimento. Ci racconti questo rapporto.

Fino all’età di quindici anni venivo ogni anno a fare le vacanze a Villa San Giovanni. Ho un legame fortissimo con questi ricordi e questi luoghi. Dopo anni, produrre nuovamente un film in Calabria è un’emozione molto forte. Sto dedicando moltissimo tempo a questo progetto anche se in questo momento ho in corso altre quattro produzioni. Tengo in modo particolare a questofilm.

Lei è un colosso nella produzione cinematografica. Ha una carriera incredibile, che probabilmente è il sogno di moltissimi. Si dice che il mare più bello sia quello che non abbiamo navigato. Dopo tutti questi riconoscimenti, questi successi e questo carico straordinario di esperienza, a cosa ancora ambisce nella sua vita e quale è il desiderio che ancora non ha realizzato?

Ho tre film ancora da fare. È troppo importante per me. Dopo di che forse smetterò. Ma non credo. Uno è Lo Scudo di Tarios di Valerio Massimo Manfredi, un film da 15 milioni di euro e devo andarci con molto cauto. Uno con il regista Edoardo Leo tratto da un libro e l’altro che, insieme alle altre produzioni, segue mia figlia.

C’è, invece, qualcosa che lei desidera conseguire come riconoscimento al suo impegno ed amore per il cinema?

No guardi, io sono stufo di fare il monumento. Mi dicono sempre che sono bravo, mi fanno i complimenti. Non me ne importa niente. Non voglio più che saperne.

Lei è una persona felice?

Abbastanza, mi accontento.

Per concludere, durante la conferenza stampa di presentazione del film, ci si è soffermati sugli effetti che il malaffare, la malavita che fanno da contorno ad una storia cinematografica possano penalizzare o meno le sorti di un territorio raccontato. Cosa ne pensa in merito?

Penso che tutto dipenda dai risvolti e significati della storia. Il giudice meschino è un personaggio positivo. È una figura di speranza e rideterminazione, è la figura di un uomo che passa dal disincanto rispetto alla giustizia al desiderio di riscatto. Un desiderio che, specialmente dalla morte del suo collega, lo spinge a dare il massimo per riuscire nel suo intento.