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Sabato, 11 Luglio 2020

A Luberto, Cannizzaro, Rubbettino e suor Carolina il “Pacchero d’argento” 2013

Il “pacchero d’argento”  quest’anno sarà assegnato al  magistrato Vincenzo Luberto, al Prefetto di Cosenza Raffaele Cannizzaro, al’editore Florindo Rubbettino e a  suor Carolina Iavazzo, assistente del compianto beato padre Giuseppe Puglisi che, proprio su Calabria on web (http://5.249.128.22/vecchio-calabriaonweb/2013/04/17/don-pino-puglisi-che-al-suo-assassino-disse-me-laspettavo/)

suor Carolina Iavazzo


ha di recente ricordato la determinazione di un prete antimafia, impavido e quasi sicuro che prima o poi un sicario sarebbe andato a chiudergli la stada.
Sintetizzando: trequestioni, la sicurezza, la cultura e il volontariato attivo, sono state oggetto d’attenzione dagli organizzatori per questa quarta edizione del premio;  esattamente dal  Laboratorio Politico Culturale “La Calabria che non c’è”, sotto gli auspici della Presidenza della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta guidata da Salvatore Magarò, ideatore del premio, istituito nel 2010 il “paccherò”? E’ presto spiegato con le parole del presidente Magarò: “Il pacchero, com’è noto, è una gustosa varietà di pasta della tradizione napoletana.  Ma questa parola di origine greca indica anche il concetto di schiaffo, di una sonora sberla. L’assegnazione di questo riconoscimento, dunque, metaforicamente rappresenta la nostra volontà di assestare un ceffone, un forte pacchero appunto, contro la ‘ndrangheta, offrendo la ribalta a quelle persone che improntano la quotidianità delle loro azioni e del loro lavoro alla correttezza, al rispetto delle regole, alla cultura della legalità».

Florindo Rubbettino


Come si è giunti ad individuare i premiati? Ancora Magarò: “In questa edizione saremo lieti di assegnare il pacchero d’argento al procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia Vincenzo Luberto, per il suo costante e prezioso impegno nella lotta alla criminalità organizzata, al prefetto di Cosenza Raffaele Cannizzaro, promotore dei Protocolli di legalità per la trasparenza degli appalti pubblici, all’editore Rubbettino che, attraverso la collana ‘Non bacio le mani’, ha dato alle stampe testi e volumi di approfondimento del fenomeno mafioso, contribuendo a sensibilizzare le coscienze sulla pericolosità e pervasività delle cosche.
E a poche settimane dalla beatificazione di don Pino Puglisi, ci è sembrato doveroso assegnare il premio anche a suor Carolina Iavazzo, collaboratrice del prete palermitano, brutalmente assassinato nel 1993, e che oggi, nella nostra Calabria, prosegue nella sua opera di carità e di assistenza ai più deboli. Posso già annunciare che il riconoscimento le sarà consegnato da Monsignor Vincenzo Bertolone, Vescovo di Catanzaro e postulatore della Causa di Beatificazione del parroco di Brancaccio”.

Il  magistrato Vincenzo Luberto


Di suor Carolina colpiscono le parole con cui ha risposto a Lucia Lipari che l’ha intervistata per “Calabria on web”, chiedendole di ricordare la sera dell’assassino di don Puglisi: “Era il giorno del suo compleanno, lo aspettavamo, ma lui non arrivò mai. Venne un volontario in casa nostra, Salvo, e chiese di me. Sua madre viveva sopra padre Puglisi ed  andandola a trovare quella sera, trovò il sacerdote riverso nel sangue. Non avevo capito che era stato ucciso, pensavo ad un ictus, ad un infarto. Spesso tornava tutto livido e si giustificava dicendo: “soffro di pressione alta sorella”.
Quella sera doveva confessare un giovane, che avrebbe portato due pizze per mangiarle insieme e dopo sarebbe venuto da noi. Infilava la chiave nella toppa di casa, quando un uomo da destra lo chiamò; don Pino si girò, gli sorrise e disse: “me l’aspettavo”. Un altro, a sinistra, lo finì con un colpo solo dietro l’orecchio.

Il prefetto di Cosenza Raffaele Cannizzaro


Quello che mi sconvolge è che non ha reagito, non si è mosso. Era il 15 settembre, le finestre dei vicini erano tutte aperte, avrebbe potuto gridare, ma non lo fece. Una morte così non si improvvisa, la si può preparare solo attraverso una vita impegnata. Chi l’ha ucciso è un pentito, è un testimone di giustizia, per questo si sanno tutti questi particolari”.
La manifestazione si articolerà in due serate. La prima sarà ospitata a San Pietro in Guarano, sul sagrato della Chiesa di Santa Maria in Gerusalemme, il 25 giugno prossimo con inizio alle ore 20,45. Nell’occasione si svolgerà la cerimonia di premiazione al prefetto Cannizzaro, al magistrato Luberto ed all’editore Rubbettino. Una seconda serata si svolgerà il 10 luglio a Castiglione Cosentino con il Vescovo Bertolone che consegnerà il pacchero d’argento a Suor Carolina Iavazzo. Il pacchero d’argento è realizzato ed offerto dalla gioielleria Carillon di Castiglione Cosentino. Gli incontri saranno accompagnati da un piacevole intrattenimento musicale a cura del Conservatorio di Musica Fausto Torrefranca di Vibo Valentia e del Polo di Mirto, diretti dal M° Antonella Barbarossa.