Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Lunedì, 13 Luglio 2020

I fondi comunitari per irrobustire la coesione sociale

Le proposte dell’associazione fra ex consiglieri regionali in un convegno a Lamezia Terme. La Calabria, nell’area del Mezzogiorno, è ormai omologata come una realtà di frontiera in permanente condizione di emergenza. Una condizione dunque, che induce a riflettere ed a Le proposte dell’associazione fra ex consiglieri regionali in un convegno a Lamezia Terme. La Calabria, nell’area del Mezzogiorno, è ormai omologata come una realtà di frontiera in permanente condizione di emergenza. Una condizione dunque, che induce a riflettere ed a considerare che senza un progetto di rinascita, senza un operato fatto davvero di buona politica, buona amministrazione,  senza un onesto e corretto operare, è facile presagire che la “via crucis” possa concludersi amaramente sul calvario, ed a pagare siano soprattutto i nostri figli ai quali consegneremo una pesantissima eredità. Un quadro a tinte fosche al quale l’Associazione fra ex Consiglieri regionali della Calabria vuole cambiare i colori. Nelle intenzioni dell’associazione infatti, che ha organizzato un seminario a Lamezia Terme sul futuro delle politiche di coesione sociale e territoriale, vi è la ricerca di un filo conduttore che rianimi la speranza di cambiare la condizione della nostra regione, tra le più periferiche e depresse all’interno dell’Unione Europea. Il treno dell’Europa ripasserà ancora e rischiare di perderlo rappresenterebbe la più cocente delle sconfitte. E’ uno sforzo che dobbiamo fare tutti insieme ha affermato il presidente dell’Associazione Stefano Arturo Priolo, per far rinascere, ma anche per acquistare credibilità nella comunità nazionale e comunitaria. La nostra è un’esperienza innovativa di partecipazione responsabile alla vita civile ed istituzionale. Un seminario per discutere di risorse nazionali e comunitarie, sui fattori e settori produttivi da sviluppare in Calabria, cercando di dare uno sguardo anche al passato, analizzandone le criticità. I fondi comunitari, ha affermato nella sua relazione Ernesto Funaro, coordinatore del seminario, costituiscono una leva fondamentale per una politica di coesione finalizzata al superamento del divario di sviluppo esistente tra il mezzogiorno e le aree del centro-nord Italia. L’uso non sempre adeguato delle risorse, con ritardi, procedure farraginose, negli anni, ha determinato sfiducia ed incertezza, perdita di credibilità. E’ necessario dunque sfruttare queste risorse economiche ed ottimizzare le scelte, per creare nuova occupazione, questo l’obiettivo primario. Per ottenere una convergenza sugli obiettivi di Europa 2020 è necessario allineare le strategie regionali con quelle Europee, ponendo al centro la crescita. Ci attende insomma un difficile cammino che deve avere come base un’indispensabile intesa interistituzionale. Ma cosa deve cambiare nel modo di programmare e spendere i fondi comunitari? Ha cercato di rispondere a questo interrogativo Antonio Lombardo, esperto di politiche di coesione europea. Diverse le criticità dell’ Italia secondo la Comunità Europea, debolezze strutturali e del sistema Paese. Divario regionale e divario nord – sud, debole competitività del sistema economico, carenze infrastrutturali, rigidità del mercato del lavoro e lavoro nero, inefficienza della pubblica amministrazione e della giustizia, fenomeni di corruzione e criminalità organizzata, ultimo punto questo, visto come una vera è propria tagliola per lo sviluppo della nostra nazione. Dal seminario dunque sono emersi utili elementi affinché le risorse che saranno assegnate nel programma dei fondi strutturali 2014-2020 possano essere efficaci in termini di qualità. Nelle fasi di programmazione diversi sono gli errori da correggere: la sovrapposizione o la debole integrazione tra gli interventi dei programmi regionali e nazionali, la frammentazione degli interventi, l’errata definizione delle priorità, la vaghezza dei programmi. Ecco dunque cosa cambiare: il contenuto dei programmi, i sistemi di gestione e controllo, i sistemi di attuazione dei progetti (cercando di dare un supporto continuo ai beneficiari in tutte le fasi del progetto), il coinvolgimento dei partner. Tra i relatori intervenuti  durante il seminario anche Mario Salvi, responsabile delle produzioni cerealicole, Area economica Confagricoltura nazionale, che ha parlato delle prospettive di cambiamento nella Pac alla luce della riforma verso il 2020; Roberto Castagna, Segretario regionale UIL Calabria, che ha relazionato sul significato del fare una politica che abbia come finalità lo sviluppo ed il lavoro; Antonello Porco Presidente AIPnD, Docente dell’Università della Calabria, che ha presentato le esperienze nel campo dei progetti di ricerca attraverso i finanziamenti diretti dell’Unione Europea, valutandone anche le prospettive future. Il documento elaborato dal Ministro per la coesione territoriale propone la discussione di tre opzioni strategiche per l’impiego dei fondi comunitari, emerse dal rilancio del programma 2007-2013 e suggerite dal dibattito europeo e nazionale, come spiegato da Giorgio Pugliese, del Ministero dello Sviluppo Economico, DG per la politica regionale unitaria comunitaria Divisione III; Mezzogiorno, città ed aree interne. Il Mezzogiorno deve superare due deficit. Il deficit di cittadinanza (dalla sicurezza personale, alla legalità, alla giustizia, all’istruzione) ed il deficit di attività produttiva privata (sia manifatturiera, sia agricola, commerciale e di servizi del welfare industriale). Le città devono essere considerate come centro sia del rilancio della produttività sia del recupero di inclusione sociale. Il progetto invece che riguarda le aree interne può utilizzare i fondi comunitari 2014-2020 per lanciare una serie di progetti pilota sui territori e per orientare, in un’ottica integrata, un migliore utilizzo delle risorse ordinarie.  Metodi innovativi proposti dunque per 11 aree tematiche (ricerca e sviluppo tecnologico, agenda digitale, competitività dei sistemi produttivi, energia sostenibile, clima e rischi ambientali, tutela dell’ambiente, mobilità sostenibile, occupazione, inclusione sociale, istruzione e formazione, capacità istituzionale), dove le parole chiave sono promuovere e rafforzare.  La situazione in cui versa  il Mezzogiorno e la Calabria in particolare è molto delicata, c’è il rischio reale che la crisi da congiunturale si trasformi a strutturale, la precarietà aumenta più che altrove e il punto di vista di Confindustria a conclusione del seminario ha rappresentato in qualche modo un’iniezione di fiducia. Il Direttore dell’Area Mezzogiorno di Confindustria, Massimo Sabatini,  ha infatti intitolato il suo intervento: “la ripresa passa dal sud”, ed ha fornito una serie di dati che spiegano quanto il Mezzogiorno sia una realtà importante ed abbia un peso rilevante nell’economia europea. Se non fosse in difficoltà, se fosse uno stato autonomo, sarebbe la sesta economia europea per ricchezza prodotta, prima di paesi come Belgio, Austria, Svezia, Danimarca e Polonia. Insomma un giudizio positivo quello di Confindustria che pone la riflessione su un obiettivo che deve essere comune a tutti: rimettere l’impresa al centro delle politiche pubbliche. Qualsiasi siano le strategie da utilizzare per lo sviluppo del Mezzogiorno oggi più che mai è necessario avere come fine ultimo quello dell’occupazione che non è un problema ma in regioni come la Calabria è un vero e proprio dramma.