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Lunedì, 03 Agosto 2020

Ai Riuniti di Reggio Calabria arriva il parto senza dolore

Si scrive “partoanalgesia” e si legge parto senza dolore. Una realtà, adesso, per  l’Azienda ospedaliera“Bianchi-Melacrino-Morellii” di Reggio Calabria che dallo scorso maggio ha operato una scelta ben precisa: venire incontro alle tante donne che con ansia e un po’ di Si scrive “partoanalgesia” e si legge parto senza dolore. Una realtà, adesso, per  l’Azienda ospedaliera“Bianchi-Melacrino-Morellii” di Reggio Calabria che dallo scorso maggio ha operato una scelta ben precisa: venire incontro alle tante donne che con ansia e un po’ di paura si rapportano a quella che è l’esperienza più bella della loro vita. A queste donne - per le quali il dolore può rappresentare elemento ostativo per vivere questo momento in modo sereno- l’azienda reggina ha destinato tecnologie apposite ed un servizio, che pure non essendo tra quelli obbligatori, rappresenta un momento qualificante di quel percorso di ottimizzazione della nascita ed anche delle risorse cui una azienda deve sempre tendere. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Da una parte, si offre una risposta concreta alle donne che manifestano intolleranza al dolore durante il parto fisiologico, rappresentando così la ragione primaria per l’analgesia. Dall’altra, si combinano e si realizzano contemporaneamente più situazioni favorevoli: l’aumento della sicurezza del percorso di nascita sia per la donna che il bambino e, per converso, la diminuzione di interventi di taglio cesareo che, fino a qualche anno fa, vedevano tra le città capofila proprio la città dello Stretto. Risultati che sono diventati a portata di mano nel corso della conferenza stampa tenutasi ai Riuniti nel corso della quale è stato illustrato il progetto ad hoc promosso dall’Azienda reggina. Comune a tutti i relatori (Annibale Musitano,  primario di Anestesia e terapia del dolore della “Bianchi-Melacrino-Morelli”, il direttore generale Lillino Bellinvia ed il direttore sanitario Enzo Sidari; il primario ostetrico Pasquale Vadalà ed il dott. Giuseppe Santamaria, anestesista responsabile del progetto), la consapevolezza che se partorire rappresenta ancora la cosa più naturale del mondo, al tempo stesso il dolore viene vissuto in maniera differente da ogni donna. Vediamo allora di capirne di più. Dopo la valutazione ostetrica e la visita del ginecologo, l’anestesista valuta le condizioni della partoriente e del feto al momento del travaglio e decide il momento opportuno in cui iniziare l’analgesia. In genere, l’analgesia viene eseguita quando il travaglio è ben avviato: le contrazioni uterine sono valide e frequenti e la dilatazione del collo uterino è di almeno 2cm.  Con il posizionamento di un catetere epidurale e la somministrazione di farmaci anestetici, l’obiettivo è presto raggiunto: bloccare la sensibilità dolorifica durante il travaglio, lasciando integra sia la coscienza che l’attività motoria della donna che continua a partecipare attivamente, nel modo più completo e con le emozioni di sempre, al momento della nascita del proprio figlio. Qualunque sia la metodica adottata, l’analgesia durante il travaglio di parto ha sempre lo scopo di ottenere una riduzione del dolore fisiologicamente presente durante il travaglio. Così, fino ad ieri “complici” dell’esperienza più bella che una donna possa vivere, sempre più il parto ed il dolore sono destinati a prendere strade diverse, rompendo un binomio indissolubile che durava dalla notte dei tempi.