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Lunedì, 13 Luglio 2020

I fatti del ’70. Reggio: rivolta di popolo

Con un volume edito da Città del Sole Edizioni, a  più di quarant’anni dai “moti di Reggio”, Natino Aloi, uomo politico, giornalista, scrittore e docente universitario, tra i protagonisti di quei mesi di rivolta popolare, ritorna sul tema. Titolo del Con un volume edito da Città del Sole Edizioni, a  più di quarant’anni dai “moti di Reggio”, Natino Aloi, uomo politico, giornalista, scrittore e docente universitario, tra i protagonisti di quei mesi di rivolta popolare, ritorna sul tema. Titolo del libro: “I fatti del ’70 Reggio: rivolta di popolo”. Nel testo si trova un’analisi che, a prescindere dalle passioni ideologiche, offre al lettore elementi di valutazione, attraverso testimonianze, documenti, fotografie, rassegne stampa dell’epoca  e riflessioni dell’autore, infatti rileggendo oggi, ciò che successe in quei sei mesi tra il 1970 ed il 1971, si potrebbe fare  una valutazione di ciò che siamo stati, ciò che abbiamo costruito, e ciò che questi anni che stiamo vivendo ci potrebbero riservare.
Sulla base di queste premesse, sfogliando le pagine del libro, dove vengono sottolineati alcuni aspetti, in altri ambiti sottovalutati,  si ha l’idea di come le ragioni e le conclusioni siano insite all’interno del fatti e dei protagonisti della “rivolta”, ed è volontà dell’autore fornire una chiave di lettura integrativa della vicenda.
Alla realtà popolare è legata una parte del libro, con memorie e aneddoti, o con racconti di quotidianità dei quartieri di Sbarre a  sud e Santa Caterina a nord della città, che a quei tempi erano i veri e propri centri nevralgici da dove le idee di rivolta nascevano e si propagavano per le vie della città, nella quale ogni giorno si vivevano delle vere e proprie battaglie tra lo Stato ed una comunità ormai esasperata dalla mancanzadi lavoro, di opportunità, stretta tra una morsa di depressione socio-economica ma con dentro ben radicata una volontà di riscatto sociale. Reggio viveva sulla propria pelle una situazione diventata insostenibile nel momento in cui venne privata del capoluogo di regione, che venne vista come l’ennesima beffa da parte di uno Stato assente e sordo ai bisogni di un’intera comunità.
Al popolo, innamorato della propria città, che esasperato si è ribellato in nome di nobili principi, viene contrapposta la totale lontananza e dei partiti e degli uomini politici reggini del tempo, che si sono assoggettati alle volontà del governo centrale, addirittura, svendendo la città nel momento in cui bisognava essere categorici nel richiedere ciò che la città stessa meritava.
Alcuni capitoli sono dedicati al ruolo della Chiesa in relazione alle vicende, ed alla criminalità organizzata, che anche a quei tempi era presente nelle dinamiche cittadine.
Una rivolta quindi come conclude Aloi, che pur avendo contenuti di serio ordine sociale, resta comunque una rivolta morale.