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Giovedì, 16 Luglio 2020

Fermo immagine sul Mediterraneo

Il Mediterraneo visto con l’occhio di una telecamera.Cento fotogrammi ne raccontano gli ultimi venti anni. Dalla guerra nella ex Jugoslavia alle incerte "primavere arabe" fino ai volti di donne e uomini impegnati in un cammino difficile, tra speranze, delusioni, conquiste Il Mediterraneo visto con l’occhio di una telecamera.Cento fotogrammi ne raccontano gli ultimi venti anni. Dalla guerra nella ex Jugoslavia alle incerte "primavere arabe" fino ai volti di donne e uomini impegnati in un cammino difficile, tra speranze, delusioni, conquiste e scenari incerti del futuro.E’ il Mediterraneo che appare nella mostra "Fermo immagine" allestita nei cantieri della Zisa a Palermo per celebrare la puntata numero 700 di «TGR Mediterraneo» la più antica trasmissione televisiva sul mondo mediterraneo. Rappresenta insieme la storia della disintegrazione culturale di una grande civiltà e allo stesso tempo presenta la ricerca di un’identità per il futuro del “mare antico“. “Abbiamo voluto dar vita ad “una biografia non autorizzata sul Mediterraneo” dice Giancarlo Licata, responsabile del magazine italo francese coprodotto da Rai e France 3. I cento fotogrammi documentano la marginalizzazione a cui è stato costretto il Mediterraneo, ma anche  come, negli ultimi decenni, vent'anni, diversi ostacoli siano stati rimossi sulla strada della libertà e della democrazia. Nei vent’anni di reportage, servizi speciali e inchieste, realizzate da inviati italiani, francesi, spagnoli e reporter di diversi altri paesi mediterranei, sono stati descritti gli anni di paura, i nuovi muri, come quello della Palestina, i vecchi muri rimasti, come quello di Cipro, le crisi economiche che stanno mettendo in ginocchio intere comunità. La mostra offre un’immagine complessiva di questo enigmatico e meraviglioso mosaico mediterraneo. Nei fotogrammi in mostra alla Zisa rivivono momenti particolari della storia contemporanea mediterranea. Simboli distrutti,come il ponte di Mostar, il Danubio senza respiro, i popoli senza stato come Armeni, Curdi, Saharawi, Berberi, Rom. E poi i popoli dei Balcani con ferite ancora aperte, i traffici di esseri umani, comprese le grandi migrazioni che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero. E ancora donne e uomini straordinari che hanno lottato per cambiare i loro paesi. Protagonisti di storie, tradizioni e memorie. Un Mediterraneo così com'è e non come spesso si racconta. E’ stata Laura Boldrini, presidente della Camera  dei deputati, a inaugurare l’importante rassegna che ha un grande significato sociale oltre che culturale.

Laura Boldrini intervistata a Tgr Mediterraneo


Riferendosi alle “primavere arabe “e alla lotta di tanti popoli per libertà, lavoro e democrazia, il Presidente della Camera, in un’intervista  a TGR Mediterraneo, a margine dell’inaugurazione della mostra, ha detto che “sostenere la democrazia può non solo portare stabilità nell’intero bacino del Mediterraneo, ma anche offrire diverse opportunità per la nascita e crescita di nuovi mercati. Il Mediterraneo è una piattaforma importante, specialmente per l’Italia – ha spiegato Laura Boldrini - e l’Italianel Mediterraneo può giocare un ruolo primario nel sostenere i processi di democratizzazione che sono in corso in questi paesi. Bisogna vedere il Mediterraneo come un luogo in cui si può crescere insieme”. Il presidente della Camera, con riferimento alla migrazione dai paesi mediterranei verso l’Occidente, ha poi auspicato che  in Italia si possa rivedere la legge sulla cittadinanza e  sviluppare una normativa che sia all’altezza delle nuove sfide. “ Quella della migrazione – ha detto - è una delle tematiche all’ordine del giorno a livello globale”.
“ Fermo immagine “ con i suoi cento fotogrammi  esposti al Centro sperimentale di Cinematografia dei Cantieri Culturali alla Zisa, oltre a mostrare un Mediterraneo visto di qua e di là delle sue sponde, indica il percorso di una trasmissione storica, come ha spiegato il responsabile della redazione Rai per il Mediterraneo Giancarlo Licata. “ Ovviamente –  ha precisato Licata - non è il percorso fatto dai paesi del Mediterraneo, ma sono le nostre scelte che alle volte si sono intrecciate con la strada maestra del cammino dei popoli che si affacciano sul nostro mare, alle volte hanno preso una via diversa ”.  La mostra, con la direzione didattica di Nino Buttitta, comincia dal 1993 con l’appello di Jacques Mayol per la salvaguardia del mare e si conclude nel 2013 con le primavere arabe e le crisi internazionali. Lungo il cammino tanti piccoli e grandi momenti. Tra i fotogrammi piccoli scampoli di umanità e momenti di grande emozione e dolore. Una bambina curda con il tradizionale copricapo piange fra le braccia della madre, il ponte di Mostar bombardato, la petroliera Haven che ha provocato il più tragico disastro ambientale del Novecento, pannelli solari che danno energia a una intera comunità, le donne marocchine in festa per il nuovo codice di famiglia, i paesi in crisi che puntano tutto sul turismo per la loro rinascita. E’ il Mediterraneo, tragico e bello !