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Giovedì, 16 Luglio 2020

Glaucoma: “Killer oscuro”

Sotto i riflettori, non solo l’incidenza e gli effetti, ma ancor di più la peculiarità di questa patologia grave ed invalidante: ovvero, il suo insorgere in modo subdolo, senza manifestarsi cosicchè, al comparire dei primi sintomi, giorno dopo giorno, si profilano già danni irreversibili.  “killer oscuro” o “ladro silenzioso della vista”: queste le definizioni più comuni che denunciano  l’impatto sociale del glaucoma. In Italia, il glaucoma rappresenta la seconda causa di cecità nel mondo con una incidenza che sale al 10% negli over 75 e colpisce circa 67 milioni di persone: circa 816.000 pazienti ne sono affetti, ai quali se ne aggiungono altri 612.000 a rischio per ipertensione oculare.
Ebbene, se conoscere è sempre meglio che curare” è un principio applicabile a qualsiasi patologia, nel caso del glaucoma, bisognare considerare anche i costi umani. “Sono proprio questi che incidono sulla coscienza degli individui”, ha asserito il segretario-questore del Consiglio regionale Giovanni Nucera nel corso del convegno “Il glaucoma - malattia sociale. Elementi diagnostici. Proprietà terapeutiche” promosso dall’UIC (Unione nazionale ciechi) e dall’IAPB (Agenzia internazionale prevenzione cecità)  tenutosi nella sala “Green” di Palazzo Campanella. “Il motivo che oggi ci riunisce è per innalzare la conoscenza individuale e sensibilizzare la coscienza collettiva sul ruolo della prevenzione rispetto ad una malattia dagli alti costi sanitari e sociali”, ha rilanciato Nucera sottolineando come “La prevenzione, in questo ambito, abbia costi decisamente inferiori rispetto alle spese di cura ed assistenza e la diagnosi tempestiva, mediante semplice visita, sia fondamentale rispetto alla garanzia di un bene prezioso qual è la vista”.
Così, grazie ai contributi di Nucera, del presidente della sezione provinciale di Reggio dell’Uic Armando Paviglianiti e degli specialisti oculisti Anna Maria Rosato e Michele Fiorentino, si è realizzato un momento proficuo di conoscenza delle corrette strategie da attuare, aprendo una finestra sulla diffusione del glaucoma nella realtà reggina  pari all’otto per cento in età compresa tra i 40 e i 70 anni. Insieme con tanti giovani studenti, destinatari principali del messaggio di prevenzione, i relatori hanno condiviso spirito ed obiettivo della settimana mondiale del glaucoma “Luce dei miei occhi”, quale ulteriore tassello del percorso di sensibilizzazione ed informazione. Una maggiore attenzione al problema, quanto più possibile allargata e partecipata, la necessità di controlli specialistici frequenti a partire dai 40 anni di età e di un continuo monitoraggio delle condizioni oculari e di un'attenta collaborazione del paziente nell'autogestione della terapia significa infatti essere a buon punto dell’opera. Ma cosa si intende con il termine glaucoma? “Si intende un gruppo eterogeneo di neuropatie ottiche progressive caratterizzate da una pressione intraoculare elevata e dai conseguenti danni a carico del nervo ottico e del campo visivo. L'origine precisa della malattia non è ancora stata chiarita completamente e i fattori responsabili della sua progressione sono stati solo in parte caratterizzati. L'unico fattore di rischio inequivocabilmente identificato per lo sviluppo e la progressione del glaucoma è la pressione intraoculare, peraltro facilmente misurabile, e oggi qualsiasi strategia terapeutica, sia essa medica, parachirurgica o chirurgica, sibasa sulla sua riduzione. Per questo, contro il glaucoma, è necessaria un’opera di attenta prevenzione, già a partire dai quarant’anni di età”, hanno spiegato gli specialisti. Eppure, speranze e prospettive non mancano: “C’è la possibilità di ricorrere a nuove tecniche diagnostiche e soprattutto alla mole di informazioni scaturite da ricerche condotte nell’ambito della genetica molecolare, rappresenta un traguardo fondamentale nella gestione del paziente affetto da glaucoma sia sotto l’aspetto diagnostico (tonometria campo visivo - esame OCT elettrofisiologia) che terapeutico con farmaci di ultima generazione”. Resta un punto dolente: “Purtroppo, le Aziende sanitarie non investono in modo adeguato in strumentazione ed in risorse professionali”.