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Lunedì, 06 Luglio 2020

“Dossier” sui greci di Calabria. Obiettivo: riconoscerli patrimonio dell’umanità

Da una parte c’è il cammino della storia umana che procede per mutamenti, dall’altra culture e società umane che hanno mantenuto intatto il dialogo col tempo. Questo è l’esempio dell’etnia Calabro-Greca. Un popolo che si colloca in un tracciato di civiltà che va dai Fenici, ai Greci, ai Bizantini e s’intende i calabresi e una Regione, dove tradizioni, onomastica e toponomastica  tutt’oggi “parlano greco”.

Roccaforte del Greco


Ecco tutti i soggetti che si occupano delle  problematiche poste dall’area ellenofona calabrese. I greci sbarcarono in Calabria nel VIII secolo a.C. e la loro civiltà e influenza culturale, compresi alcuni beni materiali e immateriali, hanno resistito al tempo e all’incuria. Escludendo le antiche colonie greche di Caulonia, Crotone, Sibari, Locri  ed altre che costituiscono la Magna Grecia, l'area ellenofona per eccellenza, in cui sopravvive la lingua e gli antichi miti,  è rappresentata  dai comuni dell'Amendolea: in particolare Roghudi, Bova, Bova Marina, Galliciano’ e Roccaforte del Greco e alcune comunità dislocate anche sul territorio di Reggio Calabria.
L'area grecanica, culla secolare della minoranza linguistica ellenofona di Calabria, a tutt’oggi custodisce le tracce della sua antica natura di crocevia sul bacino del Mediterraneo.
I greco-calabri sono portatori sani di simboli e modelli di appartenenza, un’ identità greca che, non priva di contaminazioni, ha attraversato le epoche ed è arrivata a noi quasi intatta. Un’ eredità spesso  sottovalutata dai non addetti ai lavori. A testimonianza delle dominazioni e passaggi dei diversi popoli in Calabria, sono sopravvissute delle isole etnico-linguistiche e le principali comunità minori sono gli albanesi, i grecanici e gli occitani. Ad oggi valorizzare le minoranze linguistiche presenti nel territorio è una priorità segnalata da più parti. Già da tempo, ad occuparsi  dell’importante patrimonio storico-linguistico-culturale-religioso del territorio greco-calabro,  ancor prima delle istituzioni,  sono le associazioni ellenofone,  tanto da indurre la Regione Calabria con il sostegno delle Provincia di Reggio Calabria e delle altre Province calabresi, a far approntare un dossier per una ambiziosa candidatura all’ Unesco -delle minoranze linguistiche calabresi- come patrimonio dell’umanità. Il professore Filippo Violi è  un’autorità in questo campo, tra i maggiori cultore dell’area grecanica, componente del CoReMil, presidente dell’associazione “ODISSEAS”. Ha voluto spiegare quanto siamo profondamente legati al mondo greco, quali sono le problematicità del territorio e come si arriva a parlare di patrimonio culturale.

Quanti e quali sono le associazioni ellenofone presenti nell’area grecanica?

Sono undici quelle facenti parte del C.C.C., centro di coordinamento dei Calabrogreci ( Kèntro Sinergasìa ton Grèco tis Kalavrìa) di cui è coordinatore il prof. Elio Cotronei, per avere un quadro di riferimento più preciso sono: L’associazione culturale CUMELCA di Melito Porto Salvo, presidente Giuseppe Zindato; l’associazione culturale “ODISSEAS” con il gruppo musicale “Megali Ellada”di Bova Marina,presidente prof. FilippoVioli; L’UTE-TEL-B ( Università per la Terza Età per il tempo Libero della Bovesia- AreaEllenofona) presidente prof. Elio Cotronei; la Cooperativa Grecanica “ TO ARGALIO” di Bova Marina, presidente Laura Crisopulli; il centro Culturale “DELIA” di Bova Marina,presidente prof. Salvatore Dieni; l’associazione culturale “I CHORA” di Bova, presidente Annamaria Petronio; l’associazione di ricerca di canti e balli dell’Area Grecanica “EURITO” di Bova Marina, presidente Pasquale Carpentieri; il circolo culturale “PALEAGHENEA” di Roghudi, presidente  Mario Maesano; “PALEO COSMO” di Condofuri presidente  Franco Tuscano; “COMUNITÀ ELLENICA DELLO STRETTO”, presidente Carmelo Scaramozzino; associazione culturale gruppo folk greco-Calabra “STELLA DEL SUD  -ASTRO TU NOTU”, presidente Fortunata Palamara. Il Coordinamento esiste da tanti anni, prima eravamo espressione spontanea, ma lo Statuto risale al 2011.

Cosa sopravvive ancora della cultura ellenofona?

Professore Filippo Violi


Si tratta di lingua, di canti e tradizioni. La lingua soprattutto, così com’era trent’anni. Non abbiamo perso vocaboli di questa lingua, anzi diciamo che dopo il lessico  e le ricerche del glottologo greco Anastasios Karanastasis, ho pubblicato un dizionario recuperando 750 vocaboli in più agro-pastorali. La lingua possiede la metà dei vocaboli dedicati al mondo contadino e pastorale. Tant’è che noi abbiamo pochi termini che riguardano l’attività spirituale della nostra lingua, però abbiamo 80 termini per indicare una capra e di questo una professoressa dell’ateneo messinese rimase meravigliata, eppure li ho trovati interrogando un pastore, che mi diede tante di quelle informazioni da scrivere il primo libro sulle radici della nostra cultura.

 La tutela e valorizzazione delle minoranze linguistiche calabresi, è tra le priorità dell’agenda regionale 2013. Ma quali sono le reali problematicità delle minoranze da un punto di vista economico -giuridico?

Il governo Monti ha falciato le minoranze. Le leggi sono sempre in vigore ma ci sono degli emendamenti alla legge di stabilità e finanziaria che privano di risorse le minoranze. A livello locale spetta alla Regione rimpinguare il bilancio con la famosa legge 15/03. Sono anche componente del Coremil. Io e il prof. Francesco Altimari, docente dell’Università della Calabria,  siamo stati inseriti e riconfermati quest’anno nel progetto delle minoranze come patrimonio dell’Unesco, ci presentiamo quasi sempre al tavolo dei lavori e parliamo sempre noi ma gli uditori non sembrano aver capito l’importanza delle minoranze, spesso non ci sono interlocutori, e mancano i gruppi di lavoro. Ci ritroviamo in una condizione strana vorremmo lavorare e abbiamo lavorato per venticinque anni gratuitamente, qualche associazione percepiva qualche finanziamento dalla Grecia. Con la 482/99 e la 15/03  sulle minoranze linguistiche, noi siamo caduti in un baratro. Le istituzioni hanno gestito male le risorse che dovevano dare per la salvaguardia delle minoranze a chi più a chi meno e non ha tutelato a dovere. E’ l’unico anno in cui i Pisl sono cresciuti di pari passo.  Ma cosa facciamo con i Pisl? C’è da dire che noi non abbiamo avuto Sindaci che parlino grecanico, tranne a Roghudi. Se avessimo avuto sindaci Albanesi come gli albanesi che parlano tranquillamente tra di loro la lingua, ci saremmo trovati in una situazione tale che potevamo alzare un pò di più la voce. L’abbiamo alzata insieme noi, gli occitani e gli albanesi. Ma questo non ha prodotto ancora nulla. Adesso sembra che il vento sia a nostro favore, staremo a vedere.

Quali sono  le cause dell’estinzione della lingua dei greco-calabri ?

Sono di un idea: il cane da guardia della lingua greco-calabra è stato l’isolamento geografico. Finchè Roghudi, Gallicianò, Bova, Roccaforte avevano un buon collegamento stradale, le idee camminavano più velocemente. La situazione ora appare degradata. Ad un certo punto la lingua che è viva, ha continuato a sopravvivere soprattutto a Roghudi, dove gli anziani parlano la lingua tra di loro, a Bova vive nella toponomastica e onomastica, e lì come altrove i parlanti l’hanno imparata in un secondo tempo.

Come si estrinseca o differenzia l’attività delle associazioni ellenofone?

Inizialmente le associazioni si sono interessati soprattutto della lingua. Procedendo in modo spontaneo si sono creati gruppi musicali, di canti e balli. Taluni si occupano della lingua, altri delle tradizioni, e altri ancora dei mestieri. Sul territorio sono stati avviati master, workshop, corsi di lingua e così via. Ma soprattutto ci siamo interessati dei rapporti con la Grecia. Abbiamo avuto rapporti con il Consolato, con l’ambasciata greca e con i ministri greci. Questo ci ha permesso di portare molti ragazzi in Grecia, ad esempio a Tessalonica e Salonicco, per imparare la lingua neogreca nei corsi estivi tutto pagato, sovvenzionati direttamente dal ministero in Grecia, quando non c’era la crisi e spendevano. E siamo stati talmente fortunati da esserci esibiti in un concerto nell’anfiteatro dell’Acropoli.

Avete rapporti con la Grecia?

L’anno scorso abbiamo fatto una manifestazione di solidarietà per i fratelli greci. Quello che provo io è: “Egò imme me tin Ellada”, io sono con la Grecia. Questo popolo è stato portato all’indebitamento totale, costringendolo ad un tenore di vita troppo elevato. la responsabilità è politica. Le due grandi famiglie socialiste e democristiane hanno fatto quello che volevano. Io ci vado da trentacinque anni ho conosciuto tutta la Grecia. Il loro crollo è dovuto ad una cattiva gestione della cosa pubblica: spese sproporzionate, assistenzialismo; e poi qualche anno fa ci sono stati due grossi incendi nel Peloponneso. Ma l’ accanimento dell’Europa non è giustificato, ha un debito morale e materiale nei confronti della Grecia. La Germania ad esempio è una nazione che ha sempre preso ma non ha mai restituito niente a nessuno, ricordiamo quanti beni sono stati trafugati all’epoca del Nazismo. La signora Merkel ha anche i frontoni del Partenone in Germania. La più grande opera che la Germania possiede ed appartiene alla Grecia è il “Pergamon”, un altare greco e gli hanno costruito attorno un museo, al centro di Berlino. Loro dicono di averlo comprato e che risale a molto tempo prima. E’ uno dei più importanti musei archeologici della Germania e del mondo, visitato ogni anno da circa 850.000 persone. In Inghilterra il British Museum è pieno di reperti greci

Appurato che lo Stato non tutela in modo adeguato le minoranze, che tipo di condizioni dovrebbe creare la Regione per salvaguardare il patrimonio linguistico?

A partire dalla legge 15/03 dovrebbe dare un contributo importante alle associazioni dell’area grecanica, che sono quelle che qualificano questa regione. Se parliamo della Calabria, come ne parliamo? C’è criminalità e una terra povera. Alcuni giovani non vanno a scuola nei paesini e alla fine si trovano in cattivi giri, non c’è un quadro di riferimento, preciso economico, politico, culturale. Invece  le minoranze potrebbero contrastare il retaggio culturale, qualificando in modo positivo una regione, che altrimenti viene citata solo in negativo. Positività, identità, la diversità richiama, l’omologazione non ha mai richiamato nessuno. Si viene a perdere la caratterizzazione del territorio. Negli ultimi vent’anni sono venuti migliaia di greci, e cultori, sparita la differenza non c’è richiamo culturale. E’ difficile mettere d’accordo i politici, le persone, i comuni, ma bisogna provarci. Un’altra cosa che ci penalizza è l’isolamento geografico. Dopo la 482/99 è stato vietato di aprire un altro consolato al Sud, poiché non siamo come i tedescofoni e i francofoni con la madrepatria vicina ma siamo separati dal mare. In passato addirittura qualcuno pensava ci fosse una vocazione separatista della nostra terra.

Professore Violi, le minoranze linguistiche possono davvero ambire a diventare patrimonio dell’Unesco?

E’ una questione molto complessa. Questo progetto era già stato avviato da tempo  con le istituzioni, i rappresentanti delle varie minoranze e una serie di azioni mirate. Ma per essere considerati patrimonio dell’Unesco bisogna avere i presupposti e fare dei passaggi fondamentali. In questi giorni  il CoReMil  ha designato nuovamente me insieme al prof. Altimari nel progetto dell’Unesco. Il dottor Mario Maesano, presidente del circolo culturale Paleaghenea, dice che: “ separare la lingua dal territorio, non può portare mai effettivamente a dichiarare un’area  patrimonio dell’Unesco”. Ma io la penso diversamente. Noi siamo stati la zona più profondamente legata al mondo greco. Abbiamo avuto migliaia di persone e greci in visita in Calabria, perché c’era un gruppo di persone che parlavano e parlano il greco-calabro. La lingua è di per sé un bene aggiunto. Ogni volta che venivano i greci cantavamo  l’inno greco e  piangevano. Il problema semmai è un altro: nel corso degli anni abbiamo avuto dalla Regione Calabria e della Provincia poche risorse. In termini culturali in Calabria si può fare tantissimo. In tutti questi anni la Provincia ha cercato di sopperire a certe mancanze facendo dei corsi d’insegnamento, avviate dalle associazioni soprattutto bovesi poi a seguire la Pro Roghudi 2004-2007 e Palaghenea con Mario Maesano e così via. In questi giorni la Provincia ha chiamato tre insegnati  per le scuole medie ed elementari a Condofuri, a Saline e a Reggio Calabria. Se questo fosse stato pensato fin dall’inizio con un incentivo, è chiaro che oggi non avremmo grossi problemi ad insegnare la lingua, impararla e conservare salde le nostre radici.