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Martedì, 14 Luglio 2020

La pittrice Angela Pellicanò a Roma con "La pagina dei giochi”

La Galleria Monogramma Arte Contemporanea in Via Margutta a Roma dedica una mostra dell’artista reggina Angela Pellicanò, a cura di Jasper Wolf, dal titolo “La pagina dei giochi”.Traendo spunto da riviste originali del periodo compreso tra il 1936 e il La Galleria Monogramma Arte Contemporanea in Via Margutta a Roma dedica una mostra dell’artista reggina Angela Pellicanò, a cura di Jasper Wolf, dal titolo “La pagina dei giochi”.Traendo spunto da riviste originali del periodo compreso tra il 1936 e il 1945, Angela Pellicanò si proietta nella dimensione di “cronista diligente” e si interroga sul significato della memoria che diventa insieme “condanna e potenza dell’Uomo”. Incontriamo l’artista per entrare nel cuore di questa ricerca, per farci accompagnare in questo viaggio iconografico nel passato e per andare,insieme, oltre le suggestioni del tempo.

Da cosa deriva il titolo “La pagina dei giochi”?

Tuffata per mesi dentro le riviste dell'epoca, ho considerato l'approccio "viziato" di un tipo di giornalismo militante. E anche gli effetti collaterali. La pagina dei giochi prende spunto da messaggi espliciti dentro le riviste che condizionavano la cultura di quel periodo fino a far diventare la svastica un cruciverba. Tutto è ancora filtrato se ci pensiamo. I nostalgici sono sempre esistiti. Si ha nostalgia di un tempo che lascia tracce ma bandisce il dolore. Come una cicatrice, ci si affeziona e la bruttura rischia di diventate un valore aggiunto, una traccia eroica. La verità è difficile, è fuori dalla storia, lo è sempre stata. Quello che mi ha confermato questa mostra è che le cose non sono mai come sembrano. Sarà pure ovvio, ma ci caschiamo ancora.

Come nasce questa ricerca?

L'artista reggina Angela Pellicanò


Non nascondo che molti sono stati i miei dubbi in questo periodo e spesse volte sono stata tentata di alleggerire questa mostra nei contenuti, soprattutto pensando a quelli che potrebbero essere disturbati dalle "icone" rivelate nella mia scelta di fare una mostra dove ci fosse spazio per una pittura "ragionata" sugli stilemi del contemporaneo, riconoscendo al medium, solo ed unicamente la possibilità di costruire un percorso mentre il progetto va oltre la pittura stessa tanto che in galleria ci sarà anche una installazione sonora e oggetti-simbolo.

Che tecnica ha utilizzato?

Individuato il percorso che in maniera naturale è venuto fuori, mi sono soffermata sul ventennio, focalizzando un periodo però più circoscritto, quello intorno al conflitto e ai fenomeni che hanno fatto scoppiare la guerra e al suo strascico post bellico. Tra il 1938 e il 1946, alcuni dei tanti personaggi da me riportati fedelmente sulla tela, come vecchi ritagli di riviste (ma è tutto olio su tela), hanno più di altri caratterizzato il periodo.

Qual è il tuo filo conduttore emozionale, politico o storico nelle opere in mostra?

    La mia analisi prescinde dalla cronaca, anche se alla fine la narra, ma c'è da dire che l'intento è raggiunto quando il personaggio da me trattato, è disinnescato come fosse una mina che non avrà più funzione. Vedrai così, a guardare bene, tratti salienti o assenza di parti anatomiche o, addirittura in alcuni casi, l'assenza della figura dentro un involucro-divisa (Actung Panzer è un esempio).

 Questa ricerca pittorica è il segno di un sua mutazione artistica o personale?

Per quanto riguarda le scelte, questa presuppone una grande libertà interiore che metto alla prova sapendo che potrei esser tacciata di dietrologismi, di nostalgismi, di apologismi. E’ invece esatto il suo contrario. Senza dover difendere le mie scelte, so di portare avanti l'idea di una tradizione, quella pittorica. Ma rispondo a quanti, pur usando altri mezzi, si sono trovati a svecchiare ancor prima che l'idea, il mezzo stesso senza mai riuscirci. Adoro il contemporaneo e lo sviscero nella sua accezione, sorrido di quanti pur considerandosi contemporanei, si trascinano nell'emulazione stagnante.

A chi dedichi il catalogo della mostra?

Dedico la mia mostra ai deportati e ai perseguitati, ai prigionieri e ai dispersi. A chi altri? E’ il mio modo di restare vigile, di non dimenticare le guerre di ieri e di oggi. Scoprire che i regimi, le dittature, i carnefici avessero facce normali, e che la propaganda li dipingeva come eroi, mi ha fatto pensare.

La mostra è raccolta in un catalogo (edito da White Rubbit) a cura di Jasper Wolf, il coordinamento scientifico, documentazione e fotografico è di Ninni Donato, la presentazione del Presidente della Fondazione Roma Emmanuele F.M. Emanuele, i testi di Valentina Moncada. Per sfogliare on line il catalogo “La stanza dei giochi” di Angela Pellicanòhttp://issuu.com/ninnidonato/docs/mostraroma_lq