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Lunedì, 13 Luglio 2020

“Inferno di fango” per non dimenticare

Edito da “Città del Sole Edizioni”, il libro racconta i disastri ed indica  le responsabilità delle alluvioni che hanno colpito Messina e la sua Provincia.   “Inferno di fango -  2009 -2011 -  Le alluvioni a Messina e Provincia”:  è l’opera prima del giornalista Gianluca Rossellini. Il libro è stato presentato a Reggio Calabria. Presenti, insieme all’autore, l’editore Franco Arcidiaco, Stefano Ioffrida, presidente dell’Associazione culturale Anassilaos, Carmelo Ardito, presidente collegio geometri di Messina e il prof. Enrico Costa, ordinario di urbanistica all’Università Mediterranea. Rossellini,  messinese, collaboratore dell’Ansa, Radio Vaticana, Corriere del Mezzogiorno, il Messaggero e il periodico Vanity Fair,  ha condotto diverse inchieste che hanno avuto rilevanza nazionale. Ha vissuto i momenti tragici delle alluvioni e nelle pagine del libro  ha ricostruito i giorni dei disastri, evidenziando le gravi mancanze nel controllo del territorio e nella prevenzione, nonché i ritardi nell’erogazione dei fondi per la ricostruzione. Nel libro sono raccontati gli avvenimenti legati alle quattro alluvioni che in tre anni, dal 2009 al 2011, hanno colpito Messina e i comuni della  provincia (nello specifico la zona ionica messinese, San Fratello, Messina e la zona tirrenica del messinese).
Una bomba d’acqua devastante, come lo stesso autore, ha definito le calamità che hanno distrutto il territorio e provocato 40 vittime, tra le quali bambini di età compresa tra i due e i dieci anni, decine di feriti e migliaia di sfollati. Le immagini descritte e i fatti narrati  attraverso una ricostruzione precisa e puntuale, hanno raccontato del mare di fango, giunto all’improvviso,  che ha sotterrato paesaggi, case, auto, negozi, ma soprattutto vite umane. Un volume importante non  solo perché descrive  gli avvenimenti, ma anche perché mette all’indice  l’approssimazione nella gestione dell’emergenza e  le gravi negligenze nel controllo del territorio e nella prevenzione, le proroghe nell’elargizione dei fondi per la ricostruzione.

Da sinistra: Enrico Costa ordinario urbanistica università Mediterranea; Gianluca Rossellini autore del libro "Inferno di fango"; Franco Arcidiaco editore di Citta' del Sole; Stefano Ioffrida presidente associazione culturale Anassilaos


Dalla morte sotto il fango alle prime sistemazioni negli alberghi, dal tentativo di rimettersi in piedi alle ordinanze non sono previsti i fondi per le autonome locazioni. Una tragedia che ha portato con se una quantità di conseguenze. In equilibrio tra cronaca e sentimento, Rossellini, ha raccolto tre anni di storie, e di una ferita che per gli abitanti di Messina e i comuni della sua provincia è ancora aperta: “Dal 2009 al 2011 ho seguito i fatti di cronaca legati alle alluvioni di Giampilieri, Scaletta, San Fratello, Saponara – ha dichiarato l’autore. Sono stato in contatto con i parenti delle vittime, gli alluvionati, i commercianti condividendo le loro storie e avvicinandomi alle stesse per raccontarle con umanità e rispetto. Negli ultimi tre anni a Messina ci sono state quattro alluvioni di grave entità, in cui sono morte 40 persone  e 800 milioni di euro di danni. Ancora oggi purtroppo le condizioni delle famiglie degli sfollati sono disastrose, perché  molti di loro sono costretti a rimanere fuori dalle loro abitazioni e la messa in sicurezza in alcuni villaggi deve ancora iniziare.  Una situazione difficile, soprattutto per i parenti delle vittime, che non hanno diritto ad un sostegno. Ultimamente il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta si è impegnato per lo stanziamento di un fondo a favore dei parenti delle vittime delle alluvioni, come i familiari delle vittime di mafia”.

Ma quali sono state le cause che hanno determinato gli  eventi catastrofici e quali, secondo lei, le possibili soluzioni per evitare che  in futuro tragedie simili si ripetano?



Secondo le indagini effettuate dai geologi, quasi l’80% del territorio italiano è a rischio di dissesto idrogeologico. La necessità per le Regioni deve essere la messa in sicurezza del territorio e il rispetto dell’ambiente. Le cause possono essere molteplici. Le alluvioni nel messinese sono legate alle forti piogge, precipitate in grande quantità, definite bombe d’ acqua che nell’impatto violento con il terreno, già fragile, in cui il dissesto la tropicalizzazione hanno causato l’abbandono, ha creato conseguenze disastrose. Insieme a questo, ad incidere è anche il cattivo utilizzo del terreno con un eccessiva antropizzazione o la devastazione legata agli incendi dolosi. E’ necessario ricominciare il lavoro di  forestazione, avere maggiore attenzione per il territorio, diffondere una nuova cultura del rispetto dell’ambiente, evitando l’eccessiva cementificazione e praticando un’agricoltura intelligente che possa rafforzare e non distruggere. Ho avuto modo di conoscere i parenti delle vittime delle alluvioni, e tutti hanno sottolineato che nel passato erano state fatte diverse denunce, proprio per la pericolosità e l’instabilità del territorio, argilloso e franoso, presente nei paesi coinvolti. Nonostante le accuse di abusivismo edilizio, rivelatesi però infondate, il disastro che ha colpito Messina e i comuni della provincia, è stato presto archiviato, mentre i familiari delle vittime hanno continuato a rimanere in attesa di un risarcimento.


Come è riuscito a raccontare, rimanendo distaccato, i momenti drammatici vissuti durante le alluvioni?

Come giornalista, nonostante l’impatto e l’empatia suscitata in me dagli eventi catastrofici, mi sono limitato a narrare i fatti che ho vissuto in prima persona. Ho ancora impresse le immagini terribili dei morti, case crollate, decine di migliaia di macchine accatastate l’una sull’altra, ho udito le grida disperate di coloro che cercavano aiuto, ho visto la disperazione negli occhi di chi si allontanava dalla propria abitazione con la consapevolezza che la loro esistenza era stata rovinata per sempre. Ho deciso di raccontare le storie che non possono essere descritte solo tramite i numeri o degli articoli. Le alluvioni non hanno cancellato solo i sogni, le speranze e i progetti di queste persone, ma li hanno costretti a vivere nel bisogno quotidiano, cambiandoli nel profondo. Quello che mi ha colpito maggiormente, è al dignità di queste persone, il loro desiderio di ricominciare nonostante tutto, di non voler lasciare la loro casa, e di concentrarsi su come migliorare e ricostruire quello che esisteva. Sono tanti anche gli interrogativi, a cui ho cercato di dare un risposta nel libro. La forza e l’aggressività degli eventi catastrofici, non ha determinato la possibilità di poter prevedere ed evitare le tragedie. Ci sono delle responsabilità oggettive, in  quanto più volte c’erano stati dei segnali d’allarme, spesso purtroppo ignorati. Nella stessa zona ionica nel 2007 si era verificata un’alluvione, che aveva creato dei danni. Nonostante ciò, non sono state avviati lavori per la messa in sicurezza del territorio, rimpallando le responsabilità negli interventi.