Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Sabato, 11 Luglio 2020

Le criticità che frenano la partecipazione al voto del 24/25 febbraio. L'analisi del sociologo (Unical)

La partecipazione elettorale è senz’altro un buon indicatore dell’interesse dei cittadini verso la politica. Non è casuale che nelle diverse elezioni si registrino livelli di partecipazione, a volte, sostanzialmente diversi. E’ la cosiddetta posta in gioco che determina l’importanza dell’elezione La partecipazione elettorale è senz’altro un buon indicatore dell’interesse dei cittadini verso la politica. Non è casuale che nelle diverse elezioni si registrino livelli di partecipazione, a volte, sostanzialmente diversi. E’ la cosiddetta posta in gioco che determina l’importanza dell’elezione e la partecipazione al voto sottolinea il grado di interesse dei cittadini verso la scelta della rappresentanza e, quindi, verso la politica.

Università della Calabria


In tempi di antipolitica - un diffuso sentimento di avversione nei confronti dei partiti politici - ma con un’offerta elettorale molto variegata, sarà interessante verificare il comportamento e la partecipazione elettorale dei cittadini, immediatamente dopo l’attenzione riservata a vincitori e vinti dell’attuale tornata elettorale.
I numeri ufficiali della partecipazione elettorale - l’affluenza alle urne - sembrano dare ragione a chi sostiene che la Calabria ha da sempre scarso interesse per la politica. Nella realtà, pur in presenza di statistiche ufficiali con percentuali di votanti diverse fra loro, il numero in valore assoluto dei calabresi che si recano a votare non è cambiato di molto nelle ultime elezioni regionali e politiche. Quello che incide sulla percentuale di votanti ufficiali è il numero di elettori che, in seguito alla nuova legge per la Camera e Senato che elegge anche i rappresentanti dei cittadini italiani residenti all’estero, è stato ridotto di circa 200mila unità su un totale di circa 1.800.000 (l’11%).
Infatti, dal 2006, dalla prima applicazione della legge, le percentuali di votanti in Calabria nelle politiche è molto più vicina alla media nazionale. Le regionali hanno fatto registrare nel 2010 ufficialmente il 59,2% di votanti poiché il corpo elettorale comprendeva anche i residenti all’estero(che, di fatto, non vengono ad esercitare il loro diritto) . Con lo stesso numero di elettori per la Camera avremmo avuto circa il 74% di votanti, percentuale addirittura più alta delle ultime politiche. Riportando i numeri al loro reale significato, possiamo dire che la Calabria non è molto diversa dal resto del Paese in fatto di interesse alla politica.
Quale potrebbe essere, invece, la previsione della partecipazione dei calabresi a questa tornata elettorale? Sicuramente l’ampia offerta, con ben 24 liste in competizione, spingerà qualche elettore riluttante a recarsi a votare. Nella numerosità delle liste, che ha motivazione molto diversa da quella che si registra in occasione delle comunali nei grandi comuni, possiamo riscontrare tutto ed il suo contrario, apparentemente non concedendo all’elettore alcuna scusante per potersi astenere. E nella numerosità delle liste riscontriamo un fattore eccentrico rispetto al funzionamento dell’attuale sistema elettorale, il famigerato porcellum. Un sistema di tipo proporzionale con premio di maggioranza (presumibilmente alla coalizione di più partiti) prefigurato per la competizione fra due poli (come era nel 2006), finisce per ampliare a dismisura l’offerta, nonostante le soglie alte da superare per ottenere seggi (4% alla Camera per i singoli partiti e 10% per le coalizioni di più partiti).
Quindi più liste presenti, e diverse, possono spingere ad una maggiore partecipazione. Un freno, invece, può derivare da quella che è considerata la maggiore critica al porcellum: lamancata possibilità dell’elettore di scegliere i candidati. Per un elettorato, quello calabrese, che solitamente utilizza il criterio della scelta “personale”, individuale, molto più della scelta di un partito – e l’indice di preferenza delle ultime regionali attesta ciò efficacemente (9 elettori su dieci danno un voto di preferenza) – le liste bloccate con i candidati eleggibili scelti direttamente dai vertici di partito possono limitare l’effettivo diritto di voto accrescendo il consistente numero dei non-votanti.
Riguardo al funzionamento del sistema elettorale, di questo particolare sistema proporzionale, occorre sottolineare che delle 24 liste presenti per la Camera e delle 21 del Senato solo in poche riusciranno a dividersi i 20 seggi della Camera ed i 10 del Senato. Fra soglie di sbarramento, previste anche in seno alle coalizioni, e premio di maggioranza che rende molto sproporzionato il rapporto fra voti e seggi assegnati alle liste, la maggior parte dei piccoli partiti non otterrà alcun seggio. In particolare, al Senato, che assegna il premio di maggioranza a livello regionale, le liste o coalizioni che non vinceranno dovranno spartirsi solo 4 seggi, dato che 6 andranno, di diritto, alla lista o coalizione vincente. La soglia effettiva di sbarramento per gli sconfitti sarà ancora più alta dell’8% previsto dalla legge.
Anche questa situazione, causata dal funzionamento pessimo del sistema elettorale, può essere motivo di defezione delle urne. L’elettore, in genere, quando vota intende assegnare un’utilità alla propria scelta. Un sistema elettorale del genere con la vasta e frammentata offerta attuale, inevitabilmente favorisce un’ampia dispersione di voti, cioè di voti che non concorrono ad assegnare seggi e, quindi, rappresentanza.
La composizione delle liste, proprio perché i candidati non possono essere scelti dagli elettori, è stato forse l’argomento più rilevante nei commenti dei cittadini della prima fase della campagna elettorale. Nelle liste dei partiti in Calabria figurano, in posizione utile per l’elezione, diversi candidati non calabresi. I “paracadutati”, presenti in ogni circoscrizione, non sono certo graditi alla gran parte dei cittadini del territorio. Per un elettorato che, come abbiamo sottolineato, preferisce scegliere le persone, forse prima ancora dei partiti, la presenza di “infiltrati” non calabresi nelle liste può rappresentare una pregiudiziale che potrebbe invogliare all’astensione.
Per le modalità con cui si sta svolgendo la campagna elettorale e alla luce delle esperienze passate, è prevedibile che anche stavolta il voto dei calabresi sarà un voto “nazionale”. Il criterio di scelta degli elettori sarà incentrato su temi e programmi “generali” che solo incidentalmente riguardano la Calabria. Le considerazioni su alcuni caratteri del sistema politico regionale e sull’offerta elettorale potranno avere, come abbiamo visto, forse maggiori conseguenze sulla partecipazione che sul risultato di partiti e coalizioni. Con buona pace di chi ritiene che le elezioni politiche rappresentino anche un effettivo test di verifica di quanto politicamente succede in Calabria.

Roberto De Luca
ricercatore di sociologia dei fenomeni politici presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria dove insegna “Politica, legittimità e consenso” e “Movimenti sociali e partecipazione politica”.
Nella sua attività di ricerca si occupa in modo prevalente di sistemi politici, partiti ed elezioni, dal comportamento degli elettori al funzionamento ed effetti dei sistemi elettorali, con particolare riferimento alla Calabria e al Meridione.
Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste scientifiche e in volumi collettanei. Sul tema delle elezioni ha pubblicato la monografia “Cambiamenti istituzionali e consenso”, sulla riforma elettorale regionale, e “Mobilitazione e partecipazione elettorale”, sulle prime elezioni primarie del PD.
E’ socio della Società Italiana di Studi Elettorali e dell’Associazione Italiana di Sociologia nella quale è stato segretario della Sezione di “Sociologia Politica” dal 2005 al 2012.