Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Lunedì, 13 Luglio 2020

Da Sud a Nord: 'ndrangheta e imprese nel libro-inchiesta di Antonello Mangano

Presentato a Roma assieme al giornalista del gruppo l’ Espresso Giovanni Tizian: “L’A3 è una perfetta fotografia del degrado del Paese”. Per capire esattamente l’insensatezza tragica di un paese che da decenni non riesce ad uscire dalla sua condizione di Presentato a Roma assieme al giornalista del gruppo l’ Espresso Giovanni Tizian: “L’A3 è una perfetta fotografia del degrado del Paese”. Per capire esattamente l’insensatezza tragica di un paese che da decenni non riesce ad uscire dalla sua condizione di abitudine al malaffare e alla cattiva amministrazione basterebbe leggere il libro di Antonello Mangano, saggista e autore di importanti dossier sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia, che ha pubblicato per Castelvecchi Editore "Zenobia".

Da sinistra: il giornalista del gruppo l’ Espresso Giovanni Tizian, Alessandro Zardetto, Antonello Mangano


Dalla Salerno-Reggio Calabria ai cantieri del Nord. Il laboratorio dei rapporti tra 'ndrangheta e imprese”.  Un libro che ha il coraggio di scoperchiare il verminaio di corruzione e collusione che costituisce la rete sommersa degli affari che mandano indietro il paese.  Lo paralizzano. Il libro-inchiesta di Mangano è la prima pubblicazione italiana che parla dell’A3, progetto gestito da una criminalità organizzata che da decenni allunga i suoi tentacoli dove c'è la possibilità di lucrare o di nascondere i profitti del lucro illecito. E’ stato presentato per la prima volta il 6 febbraio a Roma  nella Libreria Feltrinelli in Galleria Alberto Sordi presso Piazza Colonna. Insieme all’autore c’era anche Giovanni Tizian, giornalista del gruppo l'Espresso, di origine calabrese che da dicembre scorso è costretto a vivere sotto scorta per le sue inchieste sulla mafia al nord. Durante la presentazione Giovanni Tizian e Antonello Mangano moderati da Alessandro Zardetto della Castelvecchi edizioni, sono stati in grado di toccare le corde sensibili di un’Italia  che da decenni vegeta nel malaffare. Com’è possibile che un paese europeo non riesca a finire una strada da decenni, una strada che costa ai contribuenti dieci miliardi di euro? Come può un sistema mafioso essere accettato così da molte imprese? “Gli appalti seguono le regole del ribasso” afferma Antonello Mangano, “vince chi offre condizioni economiche migliori. Di conseguenza prova a spendere di meno.” Giovanni Tizian spiega che la Salerno Reggio Calabria è molto più che il simbolo della corruzione al sud, “L’A3 è una perfetta fotografia del degrado del Paese”. Insomma “Il  fallimento dello Stato Italiano” come lo ha definito in prima pagina New York Times lo scorso otto ottobre. Abbiamo intervistato Antonello Mangano che ci ha dato un quadro della gestione di una condizione che in Italia è diventata un humus per tutto il Paese. Le infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti e subappalti avvengono in maniera quasi banale: “Spesso si apre un cantiere in una zona e si sa già chi in quella zona deve lavorare. Le altre imprese evitano di presentare un’offerta, se lo fanno rischiano degli attentanti. C’è sempre una ditta che è referente di quel clan e quindi la grandi impresa può scegliere se lavorare per la collettività o adeguarsi al contesto. Purtroppo spesso si adegua al contesto.”  Naturalmente poi c'è la coscienza individuale. C'è anche chi rifiuta, chi dice le cose come stanno. Lo fa contro un meccanismo generale, però, e paga pegno. “Durante l’operazione ‘Alba di Scilla’ ci sono state un paio di imprese che hanno collaborato. Nel mio libro racconto dell’imprenditore Saffioti che ha fatto alcune denunce, però paradossalmente nel momento in cui ha denunciato non ha più lavorato. Una decisione delle grandi imprese che danno un messaggio chiaro a chi deve  intendere.”. Viene da chiedersi dunque quale sia il nodo di svolta, il ripristino della legalità e della buona amministrazione necessita di nuove leggi anticorruzione?  “No, bastano quelle che ci sono. Spesso si dice ‘Lo stato è complice’, ecco. Ci sono settori dello Stato che operano in un certo modo: la magistratura, gli istruttori di controllo, la prefettura. Dall’altra parte ci sono pezzi dello Stato che sono complici ad esempio il funzionario che deve controllare che l’asfalto è fatto a regola d’arte e non lo fa perché prende le mazzette, ci troviamo di fronte ad una realtà molto articolata. Il problema poi sono le decisioni degli uomini perché tu puoi mettere tutte le leggi del mondo ma quando un impresa arriva in Calabria ed è  convinta che il modo  di portare a termine il lavoro è affidare il subappalto a chi comanda il territorio non c’è legge che tiene.” Dunque il baratro non è politico o legale: è culturale. Quello che servirebbe in questo periodo di crisi, dove dieci miliardi vanno in fumo per un progetto che probabilmente non vedrà mai luce, è uno scatto di consapevolezza, un colpo di reni alla coscienza, lo suggerisce Mangano: “le compagnie di trasporto, i pendolari, i cittadini dovrebbero organizzare una mobilitazione collettiva. A quel punto anche l’impresa stessa capirebbe che deve portare a termine un lavoro e farlo nel miglior modo e più breve possibile: sono i cittadini a chiederlo”.
Simone Pasquale Alliva