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Lunedì, 13 Luglio 2020

Migranti: nella piana di Gioia Tauro cova un’altra ribellione…

Sono trascorsi tre anni dalla rivolta dei migranti che mise a ferro e fuoco Rosano. Ma l’area della Piana continua ad essere una polveriera. Come ogni anno, sono tantissimi gli immigrati provenienti dall’Africa che, per 25 euro a giornata, vengono Sono trascorsi tre anni dalla rivolta dei migranti che mise a ferro e fuoco Rosano. Ma l’area della Piana continua ad essere una polveriera. Come ogni anno, sono tantissimi gli immigrati provenienti dall’Africa che, per 25 euro a giornata, vengono sfruttati per la raccolta degli agrumi. Fino alla prossima primavera, quando faranno ritorno nei loro Paesi d’origine, affolleranno le campagne tra Rosarno e San Ferdinando e i campi di fortuna allestiti per loro, con container e tende, che non riescono più a sostenere l’urto.
Nonostante il grido d’allarme dei sindaci di Rosarno e di San Ferdinando si sia levato per tempo, la situazione è arrivata al punto di non ritorno. La tendopoli di San Ferdinando, nuovo simbolo della moderna schiavitù, è stracolma oltre ogni limite.
Quella che doveva essere una sistemazione temporanea per 250 persone, è arrivata a contenerne quasi mille. Le tende si sono triplicate in modo abusivo e i servizi igienici sono praticamente inesistenti per un numero così elevato di immigrati, costretti  a lavarsi con l’acqua piovana e vivere in condizioni al limite della dignità umana. Rischia di esplodere una vera e propria emergenza sanitaria.
Inevitabile è stato dunque per il sindaco di San Ferdinando Domenico Madafferi, emanare un’ordinanza di sgombero della tendopoli. “La situazione igienico-sanitaria è praticamente inesistente – si legge nell’ordinanza del primo cittadino - in quanto il sovrannumero degli immigrati, i rifiuti maleodoranti, la mancanza di servizi igienici, potrebbero essere focolaio d’infezioni e sedi di animali”.
Quasi una resa, quella del primo cittadino, che ha dovuto scontrarsi con l’indifferenza e l’incapacità di istituzioni e politica che, a distanza di tre anni dalla rivolta di Rosarno, non sono riuscite a trovare una soluzione definitiva al problema.
L’ordinanza dovrebbe avere efficacia lunedì 11 febbraio, quando un migliaio di braccianti africani potrebbe trovarsi anche senza un riparo sulla testa, neanche quello misero fino qui avuto.
Dove non arrivano le Istituzioni, però, arriva spesso il cuore grande dei calabresi, delle associazioni e dei volontari della protezione civile. Uno sforzo comune che ha permesso di mettere in piedi in questi giorni una seconda tendopoli che sarà composta da 70 tende a 6 posti per ospitare in maniera dignitosa 420 persone che dovranno spostarsi dal primo centro di accoglienza.
Le tende sono state montate dai volontari e a spese dei Comuni che hanno potuto contare solo sul supporto di qualche donazione della diocesi di Oppido-Palmi e della Caritas.
Ovvia l’amarezza del primo cittadino Madafferi: “Ci hanno lasciato da soli e questo non è giusto. Non è possibile che ogni anno ci ritroviamo sempre nella stessa situazione. Occorre trovare soluzioni definitive e dire, chiaramente, se queste sono persone e hanno diritto a sistemazioni dignitose oppure se devono vivere in condizioni disumane”.
Ultimata la seconda tendopoli a San Ferdinando, si susseguono le riunioni con il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli e gli operatori del luogo per avviare la delicatissima operazione del trasferimento degli immigrati. E’ l’associazione “Il mio amico Jonathan” che si sta occupando di prendere i primi contatti con gli immigrati.
L’obiettivo è quello di riuscire nell’operazione in modo pacifico, anche se si temono le reazioni dei braccianti che sono sempre restii a questo tipo di movimenti.
Per riuscire a tamponare l’emergenza, l’operazione dovrebbe essere portata a termine rapidamente. Dopo il trasferimento di circa la metà dei migranti della prima tendopoli verso la seconda, dovrebbero entrare in azione le ruspe per abbattere le tende e le baracche abusive che stavano portando al collasso il primo campo profughi.
Con la speranza che stavolta le contromisure adottate siano utili ad evitare l’esplodere di una nuova rivolta.
La paura, insomma, non è passata nell’area della Piana di Gioia Tauro. Né tantomeno si placano la rabbia e l’indignazione per il ripetersi di situazioni che non dovrebbero esistere in questo millennio e in un Paese civile.
I cittadini aspettano in silenzio e guardano con dispiacere, affetto e paura le migliaia di migranti che, al termine della loro giornata di lavoro di oltre 8 ore, arrivano nei centri abitati per telefonare o fare la spesa.
Neanche la notizia dell’ultimazione della seconda tendopoli è servita ad alleggerire la tensione Il trasferimento dei migranti è rischioso e comunque non viene visto come una soluzione definitiva.
“Anche per questi motivi – ha spiegato  il sindaco di San Ferdinando – ho preferito non procedere ad alcuna inaugurazione del nuovo centro”. Basta spot e passerelle, insomma. Nella Piana c’è bisogno di interventi urgenti, per restituire la dignità di persone ai migranti e garantire la sicurezza dei territori.
La seconda tendopoli potrà servire per superare l’emergenza di quest’anno, ma il ricorso ai “ghetti” non può rappresentare una soluzione definitiva, né degna di una terra come la Calabria che dovrebbe avere memoria della sua storia di emigrazione.