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Lunedì, 06 Luglio 2020

Il futuro degli interventi a distanza: la telechirurgia

A colloquio con il Professore Gianluca D’Elia Primario dell’Unità Operativa di Urologia all’Ospedale San Giovanni - Addolorata di Roma. Un figlio della Calabria che non ha dimenticato le sue origini, ma le ha rinsaldate con  fiducia e  speranza per un futuro diverso, che attraverso l’innovazione possa accrescere la qualità della vita dei malati. Il legame con la terra di origine, traspare nelle parole del Professore d’Elia. Un ricordo indelebile, legato all’infanzia e rinforzato ancora di più dalla nostalgia per  i propri affetti, tradizioni e valori.

Il professore Gianluca D’Elia Primario dell’Unità Operativa di Urologia all’Ospedale San Giovanni - Addolorata di Roma


Il professore Gianluca D’Elia, 41anni, è originario di Cosenza, ma è vissuto a Roma, dove ha studiato ed intrapreso la carriera medica. Dopo gli anni della formazione, si è trasferito in Germania e negli Stati Uniti, per perfezionare ed ampliare le conoscenze nel campo della chirurgia robotica applicata all’urologia. In Germania, il Professore D’Elia, ha lavorato per otto anni nella “Mainz University School of Medicine”, una Clinica Urologica tra i centri più rinomati in campo internazionale. Il desiderio di lavorare nel proprio Paese, però, lo ha portato  a  rientrare in Italia. Attualmente ricopre l’incarico di Primario dell’Unità Operativa di Urologia presso l’Ospedale San Giovanni - Addolorata di Roma e di Docente della Scuola di Chirurgia robotica nel medesimo nosocomio.

Professore, si parla di chirurgia robotica, in cosa consiste?

“La chirurgia robotica è una tecnica mininvasiva e non traumatica. Attraverso l’ausilio di una consolle robotica, simile alla plancia di un’astronave, il medico ha una visione tridimensionale ad alta definizione, con un ingrandimento fino a 20 volte che lo immerge nel campo operatorio. Il Robot da Vinci, così chiamato in onore dello scienziato italiano, è dotato di  quattro braccia che sorreggono sottili strumenti robotici, le cui punte hanno una capacità di articolazione di quasi 360 gradi e viene collocato nella stanza del paziente. La precisione e la delicatezza degli strumenti robotici, ha consentito di diminuire gli effetti collaterali e rimuovere la massa tumorale. Questo non significa che il Robot può sostituire il medico, ma ne ha migliorato il lavoro, accrescendo l’abilità manuale, evitando dunque eventuali tremori naturali ed inoltre, ha reso perfetti i movimenti trasmessi tramite gli strumenti robotici. I vantaggi sono enormi e derivano soprattutto dalla riduzione dei tempi di degenza, dalla diminuzione delle complicanze e dall’uso limitato di trasfusioni di sangue. Il paziente viene dimesso dopo due o tre giorni dall’intervento, migliorandone dunque la qualità della vita”.

Le prime applicazioni della telechirurgia, sono state  nei campi di battaglia e sulle navi della Marina americana. In Italia invece sono ancora pochi gli ospedali che utilizzano il Robot da Vinci. Quali sono gli ostacoli maggiori e quali le prospettive per il futuro?

“La telechirurgia venne adottata per la prima volta negli Stati Uniti, dall’esercito americano. Le prime applicazioni, infatti, sono avvenute nei campi di battaglia, dove sono stati effettuati degli interventi di laparoscopia tramite l’utilizzo di un Robot comandato a distanza da un chirurgo che si trovava in Germania. Nel 2001, poi, l’industria sanitaria ha deciso di investire nell’acquisto del Robot da Vinci per realizzare interventi a distanza. Il primo esperimento di telechirurgia, è stato effettuato dal francese Jacques Marescaux  che ha eseguito da New York, un intervento di colecistectomia su un paziente che si trovava a Strasburgo, comandando il Robot per via satellitare. Successivamente tuttavia, per quasi 10 anni,la telechirurgia non è stata utilizzata, poichè si sono manifestati problemi di connessione della consolle robotica e dunque l’impulso dato dal chirurgo veniva recepito con ritardo, aumentando i rischi per i pazienti. Negli Stati uniti , il 99% degli interventi sono effettuati con la chirurgia robotica. In Italia sono circa 50 gli ospedali che utilizzano il Robot da Vinci e sono collocati soprattutto al nord, alcunisi trovano al centro, ma pochissimi al sud. I costi troppo elevati inoltre, rendendo difficile l’acquisto dei Robot da parte delle regioni per dotare i nosocomi. Sono a conoscenza del fatto che la Regione Calabria si sta attivando per inserire l’utilizzo del Robot da Vinci in strutture ospedaliere. Questo potrebbe rappresentare un enorme passo in avanti per il progresso scientifico e il miglioramento della qualità della vita dei pazienti, anche nella nostra terra. In questo momento, sto svolgendo anche la professione di Docente della Scuola di Chirurgia robotica, e ho tenuto diversi corsi in regioni proprio sull’impiego in sala operatoria del Robot da Vinci”.

Nel giugno del 2011 le è stato conferito nel corso di una cerimonia svoltasi in Campidoglio, il Premio Calabresi nel Mondo. Che emozione ha provato?

“E’ stata una sensazione fortissima. Io mi sento calabrese in tutto. Quando ero piccolo ho trascorso con la mia famiglia le estati a Cosenza, dove risiedono ancora i miei parenti. Gli impegni lavorativi, purtroppo non  mi consentono di tornare durante l’anno in Calabria, se non per partecipare a congressi. Mi sono formato all’estero, ma il desiderio di rientrare nel mio Paese e proseguire la carriera è sempre stato pregnante. Spero in futuro di poter tornare spesso in Calabria. La nostra è una regione bellissima, che deve investire nella ricerca scientifica,per non consentire la fuga dei cervelli, ma creare opportunità di crescita professionale. Sarei onorato di dare il mio apporto in qualità di Docente della Scuola di Chirurgia Robotica”.