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Giovedì, 06 Agosto 2020

Immigrazione: il centro “Astalli” e le emergenze del 2013

La questione delle migrazioni dal Mediterraneo verso l’Europa, è un tema che  inquieta molto il mondo occidentale, ma a cui non si danno risposte adeguate. Diverse sono le rotte che, dal Nord Africa, portano immigrati nordafricani, dell’Africa sub-sahariana e asiatici, La questione delle migrazioni dal Mediterraneo verso l’Europa, è un tema che  inquieta molto il mondo occidentale, ma a cui non si danno risposte adeguate. Diverse sono le rotte che, dal Nord Africa, portano immigrati nordafricani, dell’Africa sub-sahariana e asiatici, soprattutto pachistani, afgani e bengalesi, sulle coste della Sicilia, della Calabria e del Salento. La sponda sud del Mediterraneo, come osserva uno studio del Cespi ( Centro Studi di Politica Internazionale ) continua a rappresentare una delle aree più politicamente instabili a livello globale.

Padre Giovanni La Manna presidente del Centro Astalli


Le incertezze, sulle prospettive di queste aree, anche dopo la “Primavera Araba “, hanno prodotto e continuano a produrre ingenti movimenti interni e generato nuove ondate migratorie verso l’Europa. Ma quali sono le  urgenze per il 2013, di fronte a questo inarrestabile fenomeno ?  La domanda se la pone il  “Centro Astalli “ , una fondazione legata al mondo del volontariato, promossa dal “ Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati “, che fa parte della Consulta Nazionale per l’Immigrazione e del Consiglio territoriale per l’immigrazione, con sedi in diverse regioni italiane. Al sud è presente in Campania e Sicilia. Alle emergenze umanitarie, fanno notare al Centro Astalli, hanno finora fatto fronte le reti di volontariato e la generosità delle popolazioni delle aree interessate agli sbarchi. La capacità di accoglienza si sa che ha radici antiche nei territori meridionali, particolarmente in Calabria, come testimoniano gli esempi di Badolato o Riace. Si risponde, in sostanza, con le supplenze del volontario alle emergenze. Lo slogan della missione che il Centro Astalli  porta avanti nella realtà italiana, spesso nel silenzio delle istituzioni nazionali ed europee è “Accompagnare, servire, difendere” .  In totale, nello scorso anno, circa 32.600 persone sono state assistite dai servizi di prima accoglienza del Centro fondato dai padri Gesuiti. “ Il 2012 è stato un anno molto difficile per i rifugiati: sono state migliaia le vittime incolpevoli dei viaggi in mare verso l’Europa”, dice padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli.  “I ritardi e lo spreco di risorse nella gestione della cosiddetta emergenza Nord, che sta per concludersi senza soluzioni dignitose per le circa 20.000 persone arrivate dalla Libia in guerra - aggiunge – dimostrano che è ancora gravemente insufficiente e dispersivo il sistema di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati nelle aree metropolitane.

Centro Astalli


E’ questo il bilancio che si fa alla fine di un anno in cui, i richiedenti asilo e i rifugiati, hanno visto i loro diritti e la loro dignità – dice il presidente del Centro Astalli - minati da leggi lacunose, da una burocrazia inefficiente e da una società ancora troppo disattenta nel denunciare il degrado e l’esclusione sociale che spesso colpisce chi giunge in Italia in fuga da guerre e persecuzioni. La speranza, per il 2013, è che il diritto d’asilo trovi finalmente spazio in ragionamenti di respiro, fuori da logiche emergenziali. Si mettano in atto – conclude padre La Manna - misure coraggiose, per risolvere l’eccessiva pericolosità dei viaggi con cui i rifugiati cercano di raggiungere l’Europa. Si inizi, al più presto, un ripensamento delle misure di accoglienza, a livello nazionale, che dia luogo a un sistema unico, capace di collegare le reti esistenti, affinché tutti i migranti forzati trovino in Italia una risposta tempestiva e qualitativamente soddisfacente ai loro bisogni più immediati. C’è molto da fare, le sfide non mancano, affrontarle è responsabilità di ciascuno."
L’arrivo di numerosi migranti via mare, è stato, purtroppo, accompagnato anche da un notevole incremento dei naufragi, come si osserva in una ricerca promossa dalla Camera dei deputati su “L'impatto delle primavere arabe sui flussi migratori regionali e verso l'Italia”. L’immigrazione irregolare, attraverso le rotte marittime, si dimostra la più drammaticamente pericolosa. Le stime sulle vittime, riferite al recente incremento dei flussi attraverso il Mediterraneo, sono elevate e riguardano in primo luogo i migranti diretti verso l’Italia. Secondo il dato pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ( ACNUR ) all’inizio del 2012, basato su telefonate dai natanti in avaria e testimonianze dirette di sopravvissuti e familiari delle vittime, circa 1.500 migranti avrebbero perso la vita, nel 2011, nel tentativo di raggiungere le coste dell’Italia meridionale e di Malta. Nel mese di gennaio 2012, inoltre, sarebbero deceduti altri 55 migranti di origine somala, come ha riferito Sybella Wilkes, portavoce di ACNUR. Si tratta di un aumento, estremamente rilevante, del numero delle vittime di naufragio nel Mediterraneo. La vera sfida, da affrontare, è quella di trovare una risposta definitiva. Per tutti gli esperti, e autori di analisi e ricerche fatte sulla questione, in Europa, come nei paesi del bacino del Mediterraneo, una più convinta partecipazione europea, soprattutto in considerazione dell’importanza che riveste la questione migratoria per lo sviluppo della capacità dell’UE di darsi politiche esterne e relazioni regionali condivise nel contesto del ricambio politico in corso in molti dei paesi partner della sponda sud del Mediterraneo, è l’unica via concreta che può sortire effetti positivi .