Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Martedì, 04 Agosto 2020

Se a stracciare i pregiudizi sul Sud sono gli storici “ufficiali”

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole del Sud. A cominciare dalla verità sui suoi ultimi 150 anni, quelli dell’unità d’Italia. Soprattutto sui giorni in cui l’unità si fece talmente male che non solo il Sud ne sconta ancora le C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole del Sud. A cominciare dalla verità sui suoi ultimi 150 anni, quelli dell’unità d’Italia. Soprattutto sui giorni in cui l’unità si fece talmente male che non solo il Sud ne sconta ancora le conseguenze. E finalmente a parlarne in modo diverso non sono i presunti nostalgici più pronti a piangere per un tempo perduto che a fare autocritica. Ma sono gli storici cosiddetti <ufficiali>: sia per distinguerli dagli esecrati <dilettanti> neoborbonici, sia per dargli la dignità scientifica dell’accademia universitaria.

La conferma è in alcuni loro libri usciti negli ultimi mesi, tanto imprevisti quanto benvenuti. E che sul crollo del Regno delle Due Sicilie e sull’annessione ad opera del Piemonte raccontano un’altra storia finora appena accennata con tutte le reticenze o addirittura pervicacemente negata.
Anzitutto Eugenio Di Rienzo, docente alla Sapienza di Roma e direttore della <Nuova Rivista Storica>. Il suo <Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee 1830-1861> (Rubbettino, pag. 229, euro 14) conferma l’implosione del Regno per la sua incapacità di modernizzarsi, un po’ come avvenne per l’Impero romano. Ma aggiunge che la sua scomparsa fu dovuta anche alla lunga e costante azione di logoramento delle <Potenze marittime>, Inghilterra e Francia, che volevano farne una loro colonia economica e un avamposto strategico per il dominio imperialistico del Mediterraneo. Progetto cui i Borbone ebbero il <torto> di reagire con la dignità di una indipendenza che non resse agli intrighi internazionali e alla violazione di ogni regola di diritto nei loro confronti. La vendetta della storia condannò poi l’Italia intera alla stessa debolezza e all’isolamento cui era stato precipitato il <Piccolo Stato> napoletano.
Secondo autore del revisionismo ufficiale è Paolo Macry, docente all’università Federico II di Napoli, col suo <Unità a Mezzogiorno. Come l’Italia ha messo assieme i pezzi> (il Mulino, pag. 155, euro 13,50). Pezzi incollati talmente male, da non avere un’Italia unita neanche oggi, a cominciare dal Sud. Cui fu fatta pagare la delusione di non ritrovarlo entusiasta e prono a liberatori che nessuno aveva richiesto. Che non reagì con l’adesione di popolo. Ma che poi, paradossalmente, divenne baricentro della stabilità del Paese, cui erano essenziali i suoi voti. Acquisiti con una assistenza di soldi pubblici che ora viene rinfacciata ai meridionali come se fosse un loro Dna, una minorità biologica, e non una condanna della politica ai danni del loro sviluppo.
Un ennesimo pregiudizio contro di loro, tema sviluppato da Antonino De Francesco, storico dell’università di Milano, nel suo <La palla al piede. Una storia del pregiudizio antimeridionale> (Feltrinelli, pag. 254, euro 20). Pregiudizio che non è un becerume da Curve Nord degli stadi, ma la foglia di fico che ha nascosto qualcosa di molto più importante: le politiche che hanno assoggettato il Sud. E che sono puntualmente scattate sulla scia della sospetta e interessata <cattiva stampa> che già da prima dell’unità coglieva ogni occasione per descrivere il Sud come un inferno da redimere e non una terra da rispettare.
Infine non uno storico, ma Vito Tanzi, pugliese, per 25 anni dirigente del Fondo monetario internazionale, oltre che consulente della Banca mondiale, della Banca centrale europea, dell’Onu, e sottosegretario all’Economia nel secondo governo Berlusconi. E che nel suo <Italica. Costi e conseguenze dell’unificazione d’Italia> (Grantorinolibri, pag. 296, euro 20) sposa in pieno una tesi cara ai Movimenti meridionali, a cominciare dal compianto Nicola Zitara: il Regno di Sardegna trasferì il suo colossale debito pubblico al nuovo Paese, affossando così il Sud i cui conti erano ordinati e in avanzo. Non un complotto, precisa, ma decisionisbagliate. Si sarebbe invece dovuto scegliere il federalismo, fare gli Stati Uniti d’Italia. Quel federalismo che si ripropone oggi con idanni al Sud già fatti.
Tutte queste tesi sono state enunciate finora dai citati Movimenti meridionali nel silenzio generale se non nella totale irrisione. Ma sia Di Rienzo che Macry dicono chiaramente a qualche loro collega cocciuto che la storia non è immobile e la ricerca altrettanto: anche se, guarda caso, riabilita il Sud. Immobile è l’eterno giudizio sul Sud. Anzi, come abbiamo visto, il pregiudizio.

Lino Patruno


laureato in Economia con indirizzo sociologico, è stato direttore responsabile della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari dal 1995 al 2008. Ha a lungo diretto l’emittente televisiva <<Antenna Sud>>. E’ attualmente editorialista della stessa Gazzetta oltre che collaboratore di periodici nazionali.
Ha insegnato per 14 anni anni Comunicazione Pubblica ed Economia e Tecnica della Pubblicità all’Università di Bari. E’ attualmente direttore della Scuola di giornalismo dell’Ordine di Puglia e dell’Università di Bari, per la quale insegna Scrittura giornalistica. Ha tenuto centinaia di conferenze, seminari, laboratori soprattutto sui temi della comunicazione e della storia del Mezzogiorno. Ha scritto una quindicina di libri su cultura, ambiente, società, economia di Puglia e Basilicata e del Sud: gli ultimi, <<Alla riscossa terroni>> (Manni ed.), <Fuoco del Sud. La ribollente galassia dei Movimenti meridionali> (Rubbettino ed.) e ora in libreria <<Ricomincio da Sud. E’ qui il futuro d’Italia>> (sempre per Rubbettino). Ha vinto decine di premi, compresa la menzione speciale al Saint Vincent per la campagna a favore del premio Nobel per la pace al Salento svolta dalla Gazzetta.