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Venerdì, 14 Agosto 2020

Eugenio Bennato: “L’ignoranza non puo’ avere un museo…”

Il  Museo Lombroso? “E’ una imbarazzante e anacronistica istituzione capace solo di testimoniare le aberrazioni razzistiche dell’eugenetica e l’inattendibilità scientifica di quella disciplina”.
Secco e diretto l’affondo di Eugenio Bennato all’Istituzione museale che fa riferimento all’Università di Torino.

Eugenio Bennato


Dopo le recenti prese di posizione, giudiziarie e politiche di cui si sono occupati la Repubblica, il Corriere della Sera e  la Stampa -  ultima cronologicamente la mozione approvata dal consiglio comunale di Torino - sul “caso” del cranio del brigante calabrese Giuseppe Vilella, sentire l’opinione del  cantautore partenopeo, impegnatissimo sui temi del Sud, c’è parso un passaggio obbligato.
Con Bennato, profondo conoscitore della cultura meridionale, ci siamo soffermati sulla vexata quaestio del cranio di  Villella, esposto nel “museo degli orrori” di Torino,  divenuta ormai d’interesse  nazionale.

"Nun ce ne fotte d’o rre Burbone/ma a terra è a nostra e nun s’adda tucca". Versi  straordinari, che ancora infiammano la galassia meridionale e sintetizzano un malessere  sociale che, dagli anni del brigantaggio postunitario, non è mai cessat. Lei però  non crederà davvero che i meridionali italiani debbano trasformarsi, per far valere le loro ragioni, in nuovi briganti, o che la monarchia borbonica, che fu lo zimbello d’Europa, possa essere addirittura un faro per il riscatto dell’Italia del Sud?

L’aver scritto quei versi mi ha procurato un grande seguito, ma anche uno strascico di polemiche scatenate dai neoborbonici dell’ultima ora. Ora io penso che la storia sia un fiume che scorre e che la sua direzione non ammetta ritorno, per cui parlare di una restaurazione borbonica sia solo una bizzarra e vaga esternazione nostalgica. Ma non sono d’accordo nel ritenere la monarchia borbonica “lo zimbello d’Europa”, espressione che avalla la macchinazione politica fatta all’epoca per consentire l’invasione.

Quando sembrava non dovesse succedere più niente, dal punto di vista della galassia meridionale che si agita sottotraccia nel Paese, ecco che un giudice di un Tribunale italiano, emette una sentenza cheingiunge al "Museo Lombroso" di restituire il cranio del brigante Villella, dissezionato  nel 1871  dal medico veronese, al suo paese d’origine, Motta Santa Lucia, in Calabria. Al di là delle successiva  sentenza della Corte d’Appello che sospende la decisione, qual è  il suo parere merito?

Che il Museo Lombroso con tutti i suoi reperti sia una imbarazzante e anacronistica istituzione capace solo di testimoniare le aberrazioni razzistiche dell’eugenetica e l’inattendibilità scientifica di quella disciplina.

Quale logica culturale c’è dietro l’ostinazione a negare la sepoltura del cranio di un poveraccio condannato per furto e l’incendio di un mulino, dopo ben 141 anni?

La stessa logica che difende la retorica risorgimentale e continua a negare una storia di lotta e di contrapposizioni. La stessa logica che ha infierito sull’emigrazione interna del miracolo economico, e che si manifesta oggi nei patetici proclami di una certa ignoranza leghista.

C’è, disseminata non solo nel Sud, una numerosa presenza  di movimenti meridionali  che però non riescono ad  esprimere una progettualità politica unitaria ed   affidabile. A  questo genere di meridionali che ce l’hanno con l’Unità, ma esprimono più umori che idee nuove e che si attaccano a versi come “ommo se nasce, brigante se more, ma fino all’ultimo avimmo  sparà…”, cosa si sente di dire? 

Frequento più che altro meridionali, soprattutto giovani, che esprimono con la loro arte e la loro equilibrata cultura un percorso contemporaneo che parte dal Sud, dalla sua poesia e dalla sua storia, e si proietta nel mondo senza preclusioni e senza barriere.

Chiudere il museo Lombroso. E’ una richiesta che trova sempre più sostenitori, specie  tra i comuni della Lombardia, ma è  culturalmente un po’ forte, non le pare? Cosa l’ha spinta a diventare uno dei testimonial d’eccellenza del comitato “No Lombroso” e qual è la sua opinione sul museo?

Ho già risposto: il  Museo Lombroso è una imbarazzante e anacronistica istituzione…L'ignoranza non può avere un museo! Alla chiusura dell'orrido museo Lombroso dovrebbero essere più interessati i miei amici intellettuali e artisti del Nord, i musicisti della musica occitana, i discepoli della poesia di Fabrizio De André, i giovani che scendono al Sud nelle feste popolari e vivono la musica come abbattimento dei pregiudizi e delle frontiere. L'ignoranza non può avere un museo, loro lo sanno, e saranno loro a intervenire. Quando questo avverrà, sarà una grande festa per la civiltà e per l'unità di tutti gli italiani

Il suo  legame artistico con la Calabria è antico e molto stretto, dalle note di "Riturnella" alla sua  presenza in tanti Festival. Cosa deve fare, di suo, la Calabria,  per risollevarsi?

Prendere avvio dallo straordinario evento della riconquista della sua musica. Per difendere la propria identità e contrapporsi alla deriva della globalizzazione che minaccia il futuro tentando di mettere a tacere la diversità di ogni etnia, a partire dai dialetti, dalle favole e dalla forza delle radici.