Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Martedì, 04 Agosto 2020

Un prete contro la ‘ndrangheta…

Intervista a don Ennio Stamile, parroco della chiesa di San Benedetto di Cetraro, direttore Migrante diocesana, già  delegato regionale della Caritas: “I calabresi devono credere in un futuro diverso per la propria terra. La Calabria non ha bisogno di eroi, ma di cittadini ed istituzioni che compiano il loro dovere, impegnandosi quotidianamente per il bene comune, la giustizia, la legalità e la solidarietà”.

Don Ennio Stamile, parroco della chiesa di San Benedetto di Cetraro


Don Ennio Stamile, è originario di San Giacomo di Cerceto in provincia di Cosenza, negli ultimi dieci anni, è stato impegnato nelle attività  del seminario teologico regionale “San Pio X” di Catanzaro e come delegato regionale della Caritas. Nel 2001è arrivato alla parrocchia di San Benedetto di Cetraro, di cui è diventato sacerdote dal 2006.

Lei è stato vittima di intimidazioni mafiose, per aver denunciato ingiustizie ed abusi. Tuttavia, ha preferito non essere definito un eroe, ma un sacerdote che ha compiuto la propria azione pastorale. Come ha trovato la forza di reagire?

Ho trovato il coraggio nella forza della parola. Nelle tante persone che mi sono state accantoe non mi hanno lasciato solo, sostenendomi. Dopo aver subito le minacce, ho ricevuto la solidarietà di tanta gente e delle istituzioni. Le intimidazioni sono una reazione all’azione pastorale che stiamo portando avanti nei confronti dei più deboli. Il nostro dovere, come cristiani e cittadini, è di impegnarsi nella lotta alla legalità, combattendo ogni forma di violenza. La reazione all’azione pastorale, in alcuni casi può assumere i toni della denuncia, questo fa parte della nostra azione profetica. Abbiamo rivolto un invito alla conversione, ma spesso l’annuncio può essere visto come una sfida. La nostra missione è di stare dalla parte dell’uomo, con spirito di servizio, volontariato, impegno pastorale e solidarietà nei confronti dei più deboli. Il compito di ogni sacerdote, come ha insegnato il Magistero della Chiesa, in quanto cristiano, è di stare dalla parte dell’uomo anche di colui che ha sbagliato. E’ necessario diffondere un’immagine diversa della nostra terra, piena di gente che compia il proprio dovere e lotti per un futuro diverso. La Calabria non è fatta solo di cose negative, ma anche di persone straordinarie che continuano a lavorare per il bene comune, con una dedizione quotidiana”.

Ha ricevuto tante attestazioni di solidarietà. Qual è, a suo parere, il ruolo che le istituzioni devono avere nella lotta alla criminalità?

Le istituzioni devono essere i rappresentanti delle esigenze dei cittadini. Non solo per quanto riguarda la ‘ndrangheta, ma anche il lavoro e la famiglia. E’ importante che siano composte da persone appassionate di questa terra, che si sono impegnate quotidianamente per il bene comune, creando una sinergia tra i diversi soggetti coinvolti,  in una prospettiva che attraverso la qualità degli interventi, abbia come obiettivo il riscatto e il progresso della Calabria. Le istituzioni devono attivarsi secondo un principio ispiratore quotidiano, superando le logiche di appartenenza. Abbiamo bisogno di persone che svolgano il loro dovere, politici, magistrati, istituzioni, gente comune e parroci, creando in un’unità di intenti, i presupposti per il progresso della regione. Ai giovani è necessario trasmettere i valori della legalità. E’ necessario incoraggiarli, facendo conoscere loro un volto diverso della Calabria, dando opportunità e  speranza, e spingendoli così ad impegnarsi maggiormente, nel costruire un futuro positivo. I giovani devono affrontare le sfide e gli ostacoli che la vita ha posto loro di fronte, con coraggio, umiltà e fiducia, per creare un’immagine diversa della nostra terra, che non sia offuscata da fatti criminosi, ma sia piena delle bellezze che contraddistinguono il territorio. La ‘ndrangheta, oggi, ha un nuovo modo per reclutare le giovani leve.  Il traffico degli stupefacenti, è il più grande patrimonio che la mafia ha a disposizione, non è un patrimonio fatto di beni mobili e immobili, ma è un patrimonio relazionale, che è stato costruito attraverso l’arruolamento di giovani che hanno visto come unica  prospettiva la criminalità. E’ necessario far comprendere loro che chiedere un favore a qualsiasi persona, che può essere collusa con la mafia, o semplicemente associarsi  con la stessa, ha contribuito ad incrementare questo patrimonio”.

Nella chiesa di San Benedetto, lei ha avviato diverse attività nell’oratorio, in cui ha raccolto oltre 400 giovani… Significa un impegno maggiore ad andare avanti e proseguire nella sua azione? 

I ragazzi sono coinvolti in attività ludiche, ricreative e educative. Il sacerdozio oltre che una missione, deve essere una passione, nell’educare e coinvolgere i giovani che si avvicina alla chiesa, attraverso l’oratorio. Un ritorno ai valori del passato, in cui  gli oratori svolgevano un ruolo di aggregazione sociale e di formazione, reclutando i giovani ed accompagnandoli nella loro crescita umana e lavorativa.